Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di alterazione dovuto all'assunzione di sostanze stupefacenti, dopo aver causato un incidente stradale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che mancassero sintomi visibili di alterazione al momento del controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'analisi del sangue, a differenza di altri esami biologici, misura con precisione la concentrazione del principio attivo. Nel caso specifico, il valore era cinque volte superiore al limite consentito. Questa elevata concentrazione, validata da un medico, è sufficiente a dimostrare lo stato di alterazione psicofisica alla guida, rendendo superflua la presenza di sintomi esterni evidenti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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