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Stalking

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Stalking (IPA: ) è un termine inglese che in italiano indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, i quali affliggono un'altra persona, perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Affidamento in prova ai servizi sociali: il passato criminale blocca il reinserimento
Un Condannato ha richiesto l'affidamento in prova ai servizi sociali, ma il Tribunale di Sorveglianza ha negato la misura. La decisione si basava sulla gravità dei reati commessi (stalking e lesioni personali contro la moglie), su una precedente condanna per associazione mafiosa e su un recente coinvolgimento in una rissa. Questi elementi indicavano un elevato rischio di recidiva e la mancanza di un effettivo cambiamento di condotta. Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non erano stati considerati elementi favorevoli. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la corretta valutazione del Tribunale di Sorveglianza. L'uomo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Stalking: bastano due soli episodi per convalidare l’arresto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per configurare il reato di stalking sono sufficienti anche solo due episodi di minaccia o molestia. Nel caso di specie, l'indagato aveva pedinato e importunato la vittima in un primo momento, per poi aggredirne l'auto e minacciarla con una bottiglia rotta due giorni dopo, fin dentro una caserma dei Carabinieri. Il Giudice per le indagini preliminari aveva negato la convalida dell'arresto, ritenendo i fatti isolati e suggerendo un trattamento sanitario obbligatorio. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, chiarendo che la reiterazione sussiste anche con due sole condotte e che le condizioni psichiche dell'arrestato non escludono la legittimità dell'arresto in flagranza, potendo essere valutate successivamente. L'arresto è stato quindi dichiarato legittimo.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: condannata la madre
Una madre, creditrice nei confronti dell'ex marito per il mantenimento dei figli, ha inviato all'uomo messaggi dal contenuto minatorio per costringerlo a pagare, invece di rivolgersi al giudice civile. Accusata inizialmente anche di stalking, da cui è stata assolta per mancanza di prova sull'evento del reato, la donna è stata comunque ritenuta responsabile per le condotte intimidatorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che l'uso di minacce per riscuotere un credito configura il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Stalking: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di Stalking a carico di un soggetto che, a seguito di dissidi lavorativi, aveva posto in essere condotte persecutorie contro una coppia. Le azioni includevano minacce telefoniche e il lancio di una pietra contro l'auto delle vittime. La Suprema Corte ha ribadito che tali atti, inducendo un mutamento delle abitudini di vita, come la necessità di non uscire soli, integrano pienamente la fattispecie criminosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la genericità dei motivi e per l'assenza di contraddizioni nel diniego delle attenuanti generiche.
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Sorveglianza speciale: stalking e nuove regole
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale applicata a un soggetto dedito ad atti persecutori. Il ricorrente lamentava la violazione del principio di correlazione tra proposta e decisione, poiché la misura era stata emessa per pericolosità specifica legata allo stalking anziché per pericolosità generica. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice può riqualificare la categoria di pericolosità se basata sui medesimi fatti esposti nella proposta. Inoltre, è stato chiarito che la custodia cautelare in carcere non sospende la misura di prevenzione, né impone una rivalutazione automatica della pericolosità se non è decorso un biennio dall'emissione.
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Reato continuato: guida al calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del calcolo della pena operato in sede di appello riguardante un caso di reato continuato. L'imputato, già condannato per tentata estorsione, era stato giudicato per un ulteriore episodio di stalking. I giudici hanno correttamente applicato l'istituto della continuazione tra la condanna definitiva precedente e il nuovo reato, rideterminando la pena complessiva in cinque anni e otto mesi di reclusione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze sulla determinazione della sanzione sono risultate prive di fondamento giuridico.
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**Stalking** via social: la condanna della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Stalking a carico di un utente che ha utilizzato i social network per una campagna denigratoria sistematica. La decisione stabilisce che la reiterazione di post diffamatori, se idonea a generare uno stato di ansia patologico e a compromettere la serenità della vittima, integra il delitto di atti persecutori. I giudici hanno respinto la tesi difensiva basata sul diritto di critica, evidenziando come lo stillicidio persecutorio mediatico travalichi i limiti della libera manifestazione del pensiero, causando danni biologici documentati alla persona offesa.
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Calunnia online: la Cassazione sul concorso di persone
Una madre e una figlia sono state accusate di stalking, calunnia online e altri reati per aver creato falsi profili social a nome di un uomo, usandoli per perseguitarlo e per accusare falsamente un'altra donna. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna della madre, ritenendo non provato il suo concorso nei reati commessi materialmente dalla figlia. Per la figlia, ha confermato la responsabilità penale ma ha disposto un nuovo calcolo della pena per difetto di motivazione.
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Stalking: cosa basta per una condanna legittima?
Un individuo condannato per il reato di stalking ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la condanna fosse illegittima perché basata anche su un episodio non esplicitamente menzionato nel capo d'imputazione e perché, a suo dire, mancava la prova di un reale stato di paura della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che per il reato di stalking è sufficiente descrivere la condotta persecutoria nel suo complesso, senza dover elencare ogni singolo atto. Ciò che conta è la reiterazione dei comportamenti e l'effetto cumulativo sulla persona offesa.
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