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Spese Generali

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Per spese generali si intendono tutte quelle spese che servono alla gestione di una attività commerciale. Queste spese sono quelle che detratte dal ricavo costituiscono il margine lordo di guadagno dell'attività commerciale. Per avere il margine netto occorre detrarre le imposte sui redditi da pagare allo stato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liquidazione spese processuali: vietati compensi sotto i minimi
Una Cittadina impugna un verbale stradale dinanzi al Giudice di Pace. L'Ente Comunale annulla la multa in autotutela dopo la notifica del ricorso. Il giudice dichiara cessata la materia del contendere ma riconosce alla ricorrente solo centoventi euro complessivi per le spese legali. Il Tribunale conferma la decisione escludendo i compensi per la trattazione e la decisione. La Cassazione accoglie il ricorso della Cittadina. I giudici supremi stabiliscono che la liquidazione delle spese processuali deve remunerare tutte le fasi obbligatorie del giudizio e non può scendere sotto i minimi tariffari senza motivazione, né ledere il decoro professionale.
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Patrocinio a spese dello Stato: tagli compensi e spese omesse
Un avvocato ha impugnato il provvedimento della Corte d'Appello relativo al calcolo dei suoi compensi per l'attività svolta tramite patrocinio a spese dello Stato. Il professionista lamentava una doppia riduzione dei compensi sotto i minimi tariffari e il mancato riconoscimento del rimborso spese generali. Inoltre contestava la mancata decisione sulle spese di due fasi processuali. La Corte di Cassazione ha rigettato i primi motivi: il taglio dei compensi sotto i valori minimi è legittimo per tutelare le casse pubbliche e le spese generali al 15% sono comunque dovute automaticamente per legge. La Suprema Corte ha però accolto il ricorso per le spese dimenticate dal giudice di merito. La decisione è stata quindi annullata con rinvio a un diverso giudice per liquidare le spese omesse.
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Liquidazione compenso professionale: pagata la fase istruttoria
Un avvocato ha impugnato la sentenza del Tribunale che, nel liquidare le spese di un giudizio, aveva escluso il compenso per la fase istruttoria del primo e del secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la remunerazione della fase istruttoria è ineludibile ai sensi del decreto ministeriale sulle tariffe forensi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione precedente e ha provveduto direttamente alla liquidazione compenso professionale a favore del legale, quantificando le somme spettanti per i tre gradi di giudizio, oltre agli accessori di legge e alle spese generali.
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Compenso degli avvocati: la banca perde contro il legale
Un avvocato ha chiesto al Tribunale il pagamento delle proprie spettanze per l'attività svolta a favore di una banca. L'istituto di credito si è opposto, sostenendo che il legale fosse vincolato a una convenzione tariffaria siglata da un altro professionista dello studio e che avesse frazionato abusivamente il credito. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'accordo sul compenso degli avvocati richiede tassativamente la forma scritta a pena di nullità e non può vincolare chi non lo ha firmato. Inoltre, ha escluso il frazionamento abusivo poiché le cause pendevano davanti a tribunali diversi per ragioni di competenza territoriale. La Corte ha quindi accolto parzialmente i ricorsi, cassando la decisione e rinviando la causa al Tribunale di Milano per ricalcolare la corretta somma spettante al professionista.
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Giudice Dimentica Spese Legali: Cassazione Corregge l’Errore
Una società, pur avendo vinto una causa, non si vede riconoscere dal giudice il rimborso delle 'spese generali', una componente obbligatoria dei costi legali. Il giudice le aveva omesse, credendo erroneamente che non fossero state richieste. La società ha quindi avviato una procedura di **correzione errore materiale spese legali**. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la svista, affermando che l'omissione di spese dovute per legge è un errore materiale che deve essere corretto. Di conseguenza, ha modificato la precedente decisione, obbligando la parte soccombente a pagare anche le spese generali inizialmente dimenticate, garantendo così un rimborso completo.
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Appalto sospeso: risarcimento spese generali automatico, vince l’impresa
Un'impresa edile aveva richiesto a un Comune il risarcimento dei danni per l'illegittima sospensione dei lavori di un'opera pubblica, includendo una specifica voce per le maggiori spese generali. La Corte d'Appello, pur riconoscendo un risarcimento, aveva ignorato questa specifica richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la mancata decisione su una domanda precisa costituisce un vizio di 'omessa pronuncia'. Ha inoltre sancito un principio fondamentale: il risarcimento spese generali appalto è una componente automatica e presuntiva del danno da sospensione illegittima. La sentenza è stata quindi annullata e la causa rinviata per un nuovo esame.
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Ritardo Collaudo: No al Risarcimento Spese Generali automatico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto automatico al risarcimento spese generali per un'impresa a causa del ritardato collaudo di opere ferroviarie. L'Appaltatore aveva richiesto il pagamento di una quota forfettaria di spese generali, sostenendo che il ritardo della Committente gli avesse causato un danno. I giudici hanno stabilito che il ritardo non giustifica un risarcimento automatico. L'impresa deve fornire la prova concreta e specifica dei costi effettivamente sostenuti a causa del ritardo, non potendo semplicemente invocare le percentuali previste per la normale esecuzione del contratto. Anche la richiesta per perdita di chance è stata respinta per mancanza di prove. La Committente vince la causa.
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Sospensione illegittima dei lavori: l’Ente paga i danni
Un ente locale affida i lavori per la riqualificazione di una piazza a un'impresa edile. Durante l'esecuzione, sorgono gravi contestazioni che portano a una sospensione illegittima dei lavori a causa di errori progettuali imputabili all'amministrazione. L'impresa si rivolge a un collegio arbitrale, ottenendo il risarcimento per le spese generali non ammortizzate. L'ente impugna il lodo arbitrale fino ad arrivare in Cassazione, contestando la legittimità dell'arbitrato e la quantificazione dei danni. La Suprema Corte rigetta integralmente il ricorso dell'ente. I giudici confermano che il mancato guadagno derivante dal fermo cantiere costituisce un danno emergente per l'appaltatore. L'amministrazione è condannata a rifondere le spese legali, ribadendo che i costi fissi aziendali vanno risarciti quando il ritardo non è imputabile all'esecutore.
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Appalto pubblico: risarcimento danni e riserve.
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'impresa di costruzioni contro un ente pubblico in merito a un appalto pubblico. Il contenzioso riguardava il risarcimento danni per la sospensione illegittima dei lavori. La Suprema Corte ha ribadito che voci di danno come la mancata produttività devono essere oggetto di specifica riserva e che le spese per polizze fideiussorie richiedono prova documentale del pagamento, non potendo essere desunte in via presuntiva.
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Spese difensore d’ufficio: rimborso fase monitoria
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato nominato d'ufficio, dopo aver tentato senza successo di recuperare il proprio compenso dal cliente irreperibile, ha diritto al rimborso da parte dello Stato anche per i costi sostenuti nella fase monitoria. La decisione sottolinea che l'esperimento del procedimento di ingiunzione è un passaggio obbligato per ottenere la liquidazione statale, pertanto i relativi onorari e spese non devono gravare sul professionista.
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Responsabilità precontrattuale: risarcimento solo con prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28404/2024, ha chiarito i limiti del risarcimento in caso di responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione. Un'impresa edile si era aggiudicata un appalto, ma il contratto è divenuto inefficace per mancata registrazione. La Corte ha stabilito che, sebbene la P.A. sia responsabile, l'impresa non ha diritto a un risarcimento presunto per le "spese generali" basato sulla sola consegna del cantiere. È sempre necessaria la prova specifica dei costi effettivamente sostenuti e delle occasioni perse (interesse negativo).
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Appalto pubblico: risarcimento automatico per stop lavori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13832/2024, ha stabilito che in un appalto pubblico, la sospensione dei lavori causata dalla mancanza di autorizzazioni che l'ente appaltante doveva ottenere è illegittima. Di conseguenza, l'impresa appaltatrice ha diritto a un risarcimento automatico e presuntivo per le spese generali e il mancato utile, senza la necessità di fornire una prova specifica del danno subito.
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Risarcimento appalti pubblici: la prova non è dovuta
Un'impresa edile si opponeva allo stato passivo del fallimento della società committente, chiedendo un cospicuo risarcimento per la risoluzione di un contratto d'appalto. Il tribunale aveva concesso solo una minima parte, negando il risarcimento per spese generali e mancato utile per assenza di prove. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che nel contesto degli appalti pubblici, il risarcimento per l'illegittima sospensione dei lavori e per il mancato utile non richiede una prova specifica del danno. Questo perché la normativa di settore prevede una quantificazione presuntiva, basata su percentuali fisse (come il 10% dell'importo dei lavori non eseguiti per il mancato utile), sollevando l'impresa dall'onere di dimostrare il pregiudizio subito.
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Onere di contestazione: limiti e onere della prova
Una società appaltatrice richiede il pagamento per opere in variante e danni da ritardo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3248/2024, chiarisce i limiti del principio di non contestazione. Mentre la mancata contestazione può rafforzare una pretesa già supportata da altre prove (come per le opere extra), non può sostituire l'onere della prova per richieste generiche, come il risarcimento del danno per spese generali. In questo caso, l'attore deve fornire una base fattuale specifica, altrimenti la domanda non può essere accolta sulla sola base della mancata contestazione dell'avversario.
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Risarcimento danni appalto: oneri non presunti
Una società di costruzioni ha richiesto a un Comune il risarcimento per i danni derivati da un ritardo di oltre tredici anni nell'approvazione del collaudo di lavori pubblici. La Corte di Cassazione, confermando la decisione della Corte d'Appello, ha negato il risarcimento per i 'maggiori oneri concessori'. A differenza delle spese generali, questi oneri non possono essere considerati un danno presunto, in quanto si riferiscono ad attività (progettazione, direzione lavori) già concluse prima del ritardo. L'impresa avrebbe dovuto fornire una prova specifica del loro aumento, prova che è mancata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per vizi procedurali.
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Estinzione processo civile: rinuncia e spese legali
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello, ma ha poi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, accertata la rinuncia, ha dichiarato l'estinzione processo civile e ha condannato la società ricorrente al pagamento delle spese legali, liquidate in € 2.700,00 oltre accessori, a favore della controparte.
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