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Spaccio In Carcere

9 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio in Carcere: Condanna Definitiva per Cessione di Droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio in carcere nei confronti di un detenuto. L'uomo era stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre cedeva 15,4 grammi di sostanza stupefacente a un altro recluso. I giudici hanno dichiarato inammissibile il suo ricorso, ritenendo le prove schiaccianti e la valutazione dei giudici precedenti corretta. La sentenza sottolinea come la commissione del reato all'interno di un istituto penitenziario costituisca un'aggravante e come i precedenti penali specifici dell'imputato giustifichino la pena inflitta. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio in carcere. L'imputato, pur essendo detenuto, organizzava la fornitura di stupefacenti ai compagni di cella, utilizzando la carta prepagata della sorella per ricevere i pagamenti. La decisione conferma la validità delle prove raccolte tramite intercettazioni telefoniche e tracciamenti finanziari, ribadendo l'applicazione dell'aggravante specifica per i reati commessi all'interno di strutture penitenziarie.
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Spaccio in carcere: no all’ipotesi lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per spaccio in carcere. La difesa chiedeva l'applicazione dell'ipotesi lieve, data la modesta quantità e qualità della droga. La Corte ha stabilito che lo spaccio in carcere dimostra di per sé una notevole capacità criminale, escludendo la possibilità di derubricare il reato, anche a fronte di piccole cessioni.
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Spaccio in carcere: quando scatta l’aggravante?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per aver tentato di introdurre droga in prigione. Il caso chiarisce che l'aggravante per lo spaccio in carcere si applica anche in assenza della consegna fisica della sostanza, essendo sufficiente il solo accordo o la semplice offerta. La Corte ha inoltre confermato la valutazione sulla recidiva basata sui precedenti penali dell'imputata.
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Spaccio in carcere: l’aggravante vale per la cessione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio in carcere. Si chiarisce che l'aggravante specifica per i reati commessi in istituti penitenziari si applica solo a chi compie l'atto di 'cessione' o 'offerta' della sostanza, e non può essere esclusa per analogia con la posizione di un coimputato accusato di sola 'detenzione'.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma condanna
Un detenuto è stato condannato per possesso di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio all'interno di un istituto penitenziario. La droga, cocaina e hashish, era stata trovata nel suo armadietto di lavoro dopo un colloquio con i familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei fatti e ha respinto le richieste di qualificare il reato come di 'lieve entità', di concedere attenuanti generiche e di riconoscere la continuazione con un reato precedente, sottolineando la gravità del fatto commesso in un contesto di detenzione e la notevole quantità di droga.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre individui coinvolti in un episodio di spaccio in carcere. Due soggetti avevano ceduto un panetto di hashish a un detenuto, lanciandolo da un palazzo adiacente al penitenziario. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, escludendo la destinazione a uso personale della droga, data l'ingente quantità (oltre 440 dosi), e la fattispecie di lieve entità, a causa della gravità e dell'organizzazione del fatto. La sentenza sottolinea come il contesto carcerario aggravi il disvalore penale dell'azione.
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Spaccio in carcere: no attenuanti per lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per aver introdotto una piccola quantità di hashish in un istituto penitenziario. La Corte ha stabilito che lo spaccio in carcere è un'azione di tale gravità da escludere l'applicazione di attenuanti come la particolare tenuità del fatto o il danno di lieve entità, a prescindere dal modesto quantitativo di droga o dalla sua cessione a titolo gratuito.
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Spaccio in carcere: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza per tentato spaccio in carcere. La Corte ha ritenuto la condotta intrinsecamente grave e pericolosa, a prescindere dall'esigua quantità di sostanza stupefacente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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