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Spaccio Di Sostanze Stupefacenti

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29 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di sostanze stupefacenti: no alle attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava l'utilizzo delle dichiarazioni dell'acquirente, l'esito delle intercettazioni e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la validità della sentenza d'appello, evidenziando come le prove fossero ampiamente riscontrate dai servizi di osservazione delle forze dell'ordine e dalla scelta del rito abbreviato. La Cassazione ha ricordato che per negare le attenuanti e quantificare la pena è sufficiente richiamare i precedenti penali e la gravità del fatto. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: condanna e ricorso respinto
Un uomo è stato fermato dalla Polizia con circa duecento grammi di hashish nascosti in un cappello, cinquecento euro in contanti e appunti di contabilità legati alle vendite. Alla vista degli agenti, il soggetto ha lanciato la droga a margine della strada e ha opposto una forte resistenza fisica, spingendo le forze dell'ordine fino a farle cadere su un cassonetto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità, evidenziando un'attività organizzata, il possesso di materiale da confezionamento e l'uso di violenza concreta contro gli operanti. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: la pena severa resta valida
L'Imputato viene condannato a oltre sette anni di reclusione per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine trovano in suo possesso ingenti quantità di cocaina, marijuana ed eroina, oltre a strumenti per il confezionamento e denaro contante. L'Imputato propone ricorso in Cassazione contestando il calcolo della pena e sostenendo la natura minima dell'attività illecita. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la gravità dei fatti e la correttezza della pena stabilita nei precedenti gradi di giudizio, evidenziando una struttura organizzata e la presenza di rilevanti precedenti penali. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: condannati i fratelli complici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due fratelli condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo operava come venditore principale, detenendo la droga in casa, mentre il secondo svolgeva il ruolo di accompagnatore e addetto alla riscossione del denaro. I ricorrenti lamentavano un travisamento delle prove e una presunta mancanza di corrispondenza tra l'accusa originaria e la condanna finale. I giudici di legittimità hanno respinto le tesi difensive, confermando la solidità dell'impianto logico della sentenza d'appello e la piena corrispondenza tra la contestazione e la decisione di condanna. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: paga il legale ma va in cella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato ritenuto colpevole di aver pianificato il trasporto di mezzo chilo di hashish insieme a un complice, arrestato in flagranza. A confermare la colpevolezza sono stati i contatti telefonici costanti, la presenza dell'imputato alla fermata del bus al momento dell'arresto e il suo successivo tentativo di pagare le spese legali del complice per indurlo al silenzio. La Suprema Corte ha confermato la pena di tre anni e quattro mesi di reclusione, ritenendo corretta l'applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche, giustificati dai gravi precedenti penali dell'uomo e dalla totale assenza di pentimento. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: il deposito non salva il complice
L'Imputato è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti con l'aggravante di aver agito in concorso con un minorenne. L'uomo gestiva un deposito di cocaina e crack in uno scantinato, rifornendo tre giovani spacciatori (tra cui un diciassettenne) che vendevano le dosi in una piazza vicina. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la consapevolezza della minore età del complice e sostenendo che il contatto fosse durato solo pochi secondi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto logica la ricostruzione della Corte d'appello: non si trattava di una semplice vendita a clienti, ma di una stabile sinergia criminale in cui l'Imputato fungeva da fornitore abituale dei giovani spacciatori.
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Droga per uso personale o spaccio? La Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. La sentenza stabilisce che la destinazione allo spaccio può essere provata non solo dalla quantità della sostanza, ma da una valutazione logica e coerente di tutti gli elementi fattuali disponibili. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: le chat confermano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto che sosteneva la tesi dell'uso personale. Gli inquirenti hanno raccolto prove decisive, tra cui il riconoscimento oculare da parte di un agente, la corrispondenza tra il confezionamento delle dosi e le immagini trovate sul telefono, e chat inequivocabili. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo la particolare tenuità del fatto a causa dell'inserimento dell'imputato in un circuito criminale strutturato. Sono state negate anche le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena, evidenziando la gravità della condotta e la presenza di precedenti specifici che impediscono una prognosi favorevole sul futuro comportamento del condannato.
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Concorso spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, in caso di concorso spaccio stupefacenti, ogni correo risponde dell'intera quantità di droga, indipendentemente da chi la deteneva materialmente. La finalità di spaccio è stata confermata da indizi quali la suddivisione in dosi e il tentativo di occultamento della sostanza.
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