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Sostanza Stupefacente

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28 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto e reati abituali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la cessione di hashish che richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato che la presenza di tre precedenti penali per reati della stessa indole configura l'abitualità della condotta. Tale circostanza impedisce per legge il riconoscimento della causa di non punibilità prevista dall'articolo 131-bis del codice penale, comportando anche la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Cannabis industriale: i limiti della coltivazione lecita
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di una vasta piantagione di cannabis industriale e di oltre 270 kg di infiorescenze. Nonostante la difesa invocasse la protezione della Legge 242/2016, i giudici hanno rilevato che l'attività non era finalizzata agli scopi industriali leciti, come la produzione di fibre. Il rinvenimento di macchinari per l'essiccazione e il confezionamento, unitamente a contratti di vendita verso l'estero privi di chiarezza, ha confermato il fumus delicti. La sentenza ribadisce che la commercializzazione di foglie e infiorescenze rimane vietata se la sostanza possiede efficacia drogante, indipendentemente dalle soglie di THC previste per la tutela degli agricoltori.
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Sostanza stupefacente: limiti del ricorso penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e il diniego dei benefici di legge, ma i giudici hanno stabilito che la motivazione della Corte d'Appello era congrua e logica. La presenza di oltre 40 dosi di eroina e le modalità della condotta hanno giustificato l'esclusione della particolare tenuità del fatto e della sospensione condizionale della pena, comportando anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto e droga: i limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di stupefacenti, rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione dell'esimente da parte della Corte d'Appello. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno stabilito che il possesso di oltre 700 grammi di hashish, dai quali sono ricavabili 119 dosi, è incompatibile con il concetto di esigua offensività richiesto dall'art. 131-bis c.p. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità e manifesta infondatezza.
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Sostanza stupefacente: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di sostanza stupefacente. La decisione si fonda sulla natura meramente riproduttiva dei motivi di ricorso, i quali non hanno scalfito la logica del giudice di merito riguardo alla destinazione non esclusivamente personale della droga. La Corte ha inoltre confermato la sussistenza della recidiva, evidenziando la gravità della condotta poiché il reato è stato commesso mentre l'imputato era sottoposto a detenzione domiciliare e a misure di prevenzione.
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Sostanza stupefacente: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati da due imputati. La decisione si fonda sull'incompatibilità logica tra il trasporto in luogo pubblico di ben 823 dosi e l'uso personale prospettato dalla difesa. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretta la mancata concessione delle attenuanti generiche, giustificata dalla presenza di numerosi e recenti precedenti penali a carico dei ricorrenti.
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Sostanza stupefacente: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un soggetto trovato in possesso di circa 30 grammi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il numero di dosi ricavabili (140), il possesso di un bilancino di precisione e le modalità di occultamento della sostanza stupefacente hanno portato i giudici a escludere tale ipotesi. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offensività della condotta non scarsa in ragione dei parametri quantitativi e qualitativi del materiale sequestrato.
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Sostanza stupefacente DMT: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la classificazione di una sostanza narcotica. L'imputato sosteneva che si trattasse di un decotto naturale non illecito, ma la Corte ha confermato la decisione di merito: il preparato conteneva una sostanza stupefacente DMT, già inclusa nelle tabelle ministeriali. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato, con condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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