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Sodalizio

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412 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione a delinquere: ruolo stabile e misura cautelare
Un individuo ha impugnato un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo che il suo ruolo fosse solo marginale ed episodico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'attività di confezionamento delle dosi, seppur apparentemente secondaria, costituiva un contributo stabile ed essenziale all'operatività del sodalizio. La Corte ha inoltre ribadito che, per l'associazione a delinquere, la presunzione di pericolosità sociale non viene meno con il solo passare del tempo, ma richiede la prova di una reale rescissione del vincolo criminale.
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Associazione a delinquere: il ruolo strategico basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che un ruolo strategico, anche se esercitato per un breve periodo, è sufficiente a dimostrare la partecipazione al sodalizio. Inoltre, ha confermato la validità della misura cautelare nonostante l'indagato fosse già detenuto, a causa della presunzione di pericolosità sociale e dell'elevato rischio di recidiva.
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Partecipazione associazione mafiosa: prova e intercettazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per partecipazione ad associazione di tipo mafioso. La Suprema Corte ha stabilito che le intercettazioni hanno piena valenza probatoria e non necessitano degli elementi di corroborazione richiesti per le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Secondo i giudici, il contenuto delle conversazioni registrate era sufficiente a dimostrare l'inserimento stabile dell'imputato nel sodalizio criminale e la sua disponibilità a compiere attività illecite, in particolare estorsioni, per conto del clan.
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Associazione per delinquere: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti a carico di un soggetto ritenuto capo e organizzatore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la prova di un'associazione stabile non richiede un patto formale, ma può essere desunta da elementi fattuali come la suddivisione dei ruoli, la gestione comune dei proventi e il sostegno ai sodali arrestati, distinguendo nettamente tale fattispecie dal semplice concorso di persone in singoli reati.
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Droga parlata: Cassazione su intercettazioni e reati
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di essere fornitore di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza è rilevante perché convalida l'utilizzo della cosiddetta "droga parlata", ovvero le conversazioni intercettate, come grave indizio di colpevolezza anche in assenza del sequestro fisico della sostanza, a condizione che il contenuto dei dialoghi sia esplicito, dettagliato e non interpretabile come mera millanteria.
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Associazione mafiosa straniera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione per il reato di associazione mafiosa straniera a carico di alcuni membri di un cult nigeriano. La Corte d'Appello aveva erroneamente escluso la natura mafiosa del gruppo, non valutando in modo unitario la sua capacità di intimidazione e il vincolo di omertà imposto, soprattutto all'interno della comunità nigeriana. La Cassazione ha invece ribadito che anche i gruppi criminali stranieri possono rientrare nella fattispecie di cui all'art. 416-bis c.p. quando manifestano una forza intimidatrice esterna. Sono state invece confermate le condanne per associazione finalizzata al narcotraffico, respingendo i ricorsi degli imputati.
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Associazione di tipo mafioso: la condotta che integra
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. L'imputato, sostenendo di aver agito solo come autista, si è visto respingere il ricorso. La Corte ha stabilito che svolgere mansioni di autista e guardaspalle in modo stabile e consapevole, garantendo la sicurezza e la continuità degli incontri associativi, costituisce una piena partecipazione al sodalizio criminale e non un mero favoreggiamento.
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Partecipazione associativa: il confine con l’acquisto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame, stabilendo che la partecipazione associativa in un sodalizio finalizzato al narcotraffico può essere configurata anche in capo a un acquirente abituale. Secondo la Corte, un rapporto di fornitura costante e duraturo, che crea un affidamento reciproco tra l'acquirente e il gruppo criminale, è sufficiente a superare la soglia del singolo atto di compravendita e a integrare l'adesione al programma criminoso dell'associazione.
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Braccialetto elettronico: non basta per evitare il carcere
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte conferma che, data la gravità dei fatti e il pericolo di reiterazione, la custodia in carcere è la misura adeguata, nonostante una precedente esperienza positiva agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Associazione per delinquere: prova anche con breve durata
La Corte di Cassazione conferma la condanna per associazione per delinquere di un soggetto partecipe per meno di due mesi a un sodalizio dedito al traffico di stupefacenti. Anche una breve partecipazione è sufficiente se l'individuo è inserito in una struttura organizzata stabile, con ruoli definiti e un protocollo operativo, come la turnazione periodica dei membri. Decisivo il fatto che l'imputato avesse addestrato il suo sostituto prima di partire.
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Tempo trascorso e misure cautelari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di droga, sottolineando l'importanza del tempo trascorso. Nel caso specifico, erano passati tre anni dall'ultima condotta contestata all'indagato. La Corte ha stabilito che un così lungo periodo di "silenzio" investigativo, in assenza di nuove manifestazioni di pericolosità, deve essere attentamente valutato dal giudice. La presunzione di pericolosità non è assoluta e la motivazione del provvedimento restrittivo deve essere concreta e non basata su formule astratte, spiegando perché misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari, non sarebbero adeguate.
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Associazione a delinquere stupefacenti: il ruolo conta?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo accusato di partecipazione ad un'associazione a delinquere stupefacenti. L'indagato sosteneva di avere un ruolo marginale, ma la Corte ha confermato la misura cautelare, sottolineando che anche compiti di 'basso profilo', se inseriti stabilmente e funzionalmente nella struttura dell'organizzazione, sono sufficienti a configurare la partecipazione al reato associativo.
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Gravità indiziaria: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto il motivo di ricorso generico e basato su una rilettura dei fatti, confermando la validità della valutazione sulla gravità indiziaria operata dal Tribunale, fondata su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e video-riprese che individualizzavano il ruolo dell'indagato nel clan.
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Associazione a delinquere: il ruolo stabile è reato
Una donna è stata sottoposta a custodia cautelare in carcere per la sua partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Il suo ruolo consisteva nel mettere a disposizione la propria abitazione per lo stoccaggio e il confezionamento della droga, ricevendo in cambio uno stipendio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura, ritenendo il suo contributo stabile e professionale, non meramente sporadico, giustificando così la grave misura cautelare e dichiarando inammissibile il suo ricorso.
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Associazione per delinquere: prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per partecipazione in un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha rigettato la tesi difensiva secondo cui il ruolo dell'imputato fosse limitato a un semplice rapporto di compravendita di stupefacenti, sottolineando come la collaborazione continua, il coinvolgimento in operazioni chiave come l'importazione e la raffinazione, e l'agire come 'factotum' per il capo del gruppo, costituiscano prove sufficienti di un inserimento stabile nell'impresa criminale.
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Ingiusta detenzione: colpa grave e onere della prova
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che riconosceva un indennizzo per ingiusta detenzione a un soggetto, assolto dall'accusa di narcotraffico. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice della riparazione deve valutare autonomamente se la condotta dell'imputato, pur non costituendo reato, abbia integrato gli estremi della colpa grave, contribuendo così a causare la propria detenzione. Elementi come l'esercizio abusivo dell'attività di tassista per lunghi e anomali viaggi sono stati ritenuti meritevoli di un'analisi più approfondita.
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Associazione per delinquere: prova e requisiti
La Corte di Cassazione esamina i ricorsi di tre individui condannati per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte rigetta due ricorsi e dichiara inammissibile il terzo, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La sentenza si concentra sugli elementi probatori necessari a dimostrare un vincolo associativo stabile, come la distribuzione dei ruoli, l'uso di linguaggi convenzionali e la mutua assistenza tra i membri, distinguendolo dal semplice concorso di persone nei singoli reati.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha ritenuto sufficienti i gravi indizi di colpevolezza raccolti, basati su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, e ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, respingendo le argomentazioni della difesa come un tentativo di riesaminare il merito dei fatti.
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Prova indiziaria: Cassazione annulla condanna per droga
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per associazione a delinquere e spaccio di droga a carico di tre imputati, accogliendo i loro ricorsi. La decisione si fonda su gravi vizi di motivazione della sentenza d'appello, in particolare sull'uso scorretto della prova indiziaria e sul travisamento di prove decisive come le intercettazioni. Per un quarto imputato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato continuato tra mafia e droga: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per associazione mafiosa e narcotraffico ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra le diverse fattispecie. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39272/2024, ha annullato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato il vincolo. Secondo la Suprema Corte, il giudice di merito non ha valutato adeguatamente i concreti legami tra il clan mafioso e l'organizzazione dedita al narcotraffico, che emergeva come una sua articolazione operativa, omettendo di indagare sull'unicità del disegno criminoso.
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