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Sodalizio

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412 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Proroga 41-bis: quando è legittima la decisione?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto contro la proroga 41-bis, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ritenuto la motivazione adeguata, basata sul ruolo apicale del detenuto, la persistente operatività dell'associazione criminale e l'assenza di dissociazione, elementi sufficienti a giustificare il regime speciale senza necessità di ulteriori indagini.
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Esigenze cautelari: il tempo che passa attenua il rischio
Una donna, accusata di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, ha impugnato l'ordinanza che disponeva nei suoi confronti gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione, pur confermando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, ha annullato il provvedimento con rinvio per quanto riguarda le esigenze cautelari. Secondo la Corte, il giudice di merito non ha adeguatamente valutato il notevole tempo trascorso dai fatti contestati (risalenti al 2019) e l'assenza di elementi recenti che potessero indicare un pericolo attuale e concreto di reiterazione del reato, rendendo la motivazione sulla misura cautelare carente.
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Partecipazione associazione a delinquere: la prova
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati, confermando le loro condanne per partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La sentenza stabilisce che la prova della partecipazione può essere desunta da elementi fattuali e comportamenti concludenti, come l'uso di un linguaggio criptico e l'agire secondo le direttive del gruppo, anche in assenza di menzione da parte di un collaboratore di giustizia. Viene inoltre ribadita l'incompatibilità tra la condanna per il reato associativo e l'applicazione dell'attenuante del contributo di minima importanza.
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Reato associativo narcotraffico: quando non basta?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia in carcere per un'accusa di reato associativo narcotraffico. La Corte ha stabilito che i frequenti acquisti di droga da un'organizzazione, anche se destinati alla rivendita, non sono sufficienti a dimostrare la partecipazione stabile al sodalizio criminale. È necessaria la prova di un accordo stabile e di un impegno reciproco, elementi che mancavano nel caso di specie. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione delle esigenze cautelari.
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Fornitura stupefacenti: quando è reato associativo?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare, chiarendo che la continua fornitura di stupefacenti a un gruppo criminale non comporta automaticamente la partecipazione all'associazione. È necessario dimostrare un vincolo stabile e la consapevolezza di contribuire al sodalizio, elementi che il giudice di merito non aveva adeguatamente valutato, trascurando la breve durata e la modesta entità delle cessioni.
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Gravi indizi di colpevolezza: il ruolo di tramite
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che per configurare i gravi indizi di colpevolezza, necessari per la custodia cautelare, è sufficiente la prova del ruolo strategico di intermediario tra diversi gruppi criminali, anche in assenza di sequestri di droga a suo carico o di intercettazioni dirette. Il suo compito di garantire i contatti evitando tracce telefoniche è stato ritenuto un contributo fondamentale al sodalizio.
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Disegno criminoso: no alla continuazione tra reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra due reati associativi legati al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la partecipazione a due distinti sodalizi criminali non è sufficiente a provare un unico disegno criminoso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato l'unificazione delle pene per assenza di una programmazione unitaria iniziale.
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Associazione per delinquere: quando si è complici?
La Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto indagato per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che un rapporto continuativo e stabile con il sodalizio, che va oltre singoli episodi di spaccio, è sufficiente a configurare la partecipazione all'associazione, anche in assenza di un ruolo di vertice.
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Associazione mafiosa straniera: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tre individui condannati per partecipazione a un'associazione mafiosa straniera di matrice nigeriana. La Corte ha confermato che il 'metodo mafioso' può sussistere anche quando la forza intimidatrice è esercitata prevalentemente all'interno di una specifica comunità etnica. Inoltre, ha stabilito che l'affiliazione rituale e il coinvolgimento in attività illecite, come il traffico di droga, costituiscono prove concrete di una partecipazione attiva e dinamica al sodalizio, superando il mero status di affiliato.
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Associazione mafiosa: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un individuo accusato di associazione mafiosa e narcotraffico. La Corte ha ritenuto infondato il ricorso, validando il quadro indiziario basato su intercettazioni, dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e prove che dimostravano il ruolo gerarchico, l'autorità e la partecipazione agli utili del clan da parte dell'indagato. La sentenza ribadisce i criteri per la configurabilità dei reati associativi.
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Prova ruolo apicale: quando gli indizi non bastano
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di associazione a delinquere, sottolineando la necessità di prove concrete per dimostrare un ruolo apicale. La semplice partecipazione a riunioni dall'oggetto "fumoso" e la mancata conoscenza da parte dei vertici del sodalizio non sono sufficienti a sostenere l'accusa di essere un "main chief", rendendo insufficiente la prova del ruolo apicale.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14976 del 2019, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra due reati associativi. L'imputato, partecipe di due distinte organizzazioni criminali dedite al narcotraffico in periodi diversi e con ruoli differenti, non ha potuto beneficiare dell'istituto del disegno criminoso. La Corte ha stabilito che la semplice omogeneità dei reati e del contesto non basta a provare un'unica programmazione iniziale, essendo le due associazioni risultate distinte per composizione soggettiva, struttura e finalità operative.
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