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Società Cartiera — Anno 2025

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116 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Società Cartiera

Provvedimenti

Detrazione IVA e operazioni inesistenti: la Cassazione
La curatela fallimentare di un'azienda vinicola ha impugnato un avviso di accertamento per indebita detrazione IVA derivante da operazioni inesistenti con società 'cartiere'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'Amministrazione finanziaria può basarsi su prove presuntive per contestare la detrazione. Una volta provata l'inesistenza dell'operazione, l'onere di dimostrare il contrario grava sul contribuente, senza possibilità di un riesame dei fatti in sede di legittimità.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture false, contestando il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo in presenza di un obbligo di denuncia penale, ma non si applica all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono presidiate da sanzioni penali. La Corte ha rigettato gli altri motivi, confermando la legittimità dell'accertamento per le altre imposte.
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Frode carosello: come prova la Cassazione la colpa
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di un'azienda coinvolta in una frode carosello. I giudici hanno confermato che la consapevolezza dell'acquirente di partecipare a un'operazione fraudolenta può essere provata anche tramite presunzioni. In particolare, è stato ritenuto un indice inequivocabile di frode il fatto che la società fornitrice vendesse la merce a un prezzo inferiore a quello di acquisto. Tale circostanza, palesemente antieconomica, avrebbe dovuto insospettire qualsiasi operatore diligente, rendendo legittimo il disconoscimento della detrazione IVA da parte dell'Amministrazione Finanziaria.
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Fatture false: onere della prova e costi indeducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20270/2025, ha stabilito principi chiave sull'onere della prova in caso di fatture false. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi presuntivi che il fornitore è una società 'cartiera', spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni contestate. La sola regolarità formale dei documenti contabili e dei pagamenti non è sufficiente. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato al Fisco la prova della non avvenuta operazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Detrazione IVA negata per fatture da società cartiere
Una società di distribuzione si è vista negare la detrazione IVA per operazioni con fornitori rivelatisi 'società cartiere'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, di fronte a prove presuntive di frode fornite dall'Agenzia delle Entrate, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza. La semplice regolarità formale dei pagamenti o il prezzo di mercato non sono sufficienti a provare la buona fede e a garantire il diritto alla detrazione IVA.
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Amministratore di fatto: responsabilità fiscale diretta
Un individuo, quale amministratore di fatto di una società usata in un complesso schema fraudolento, ha ricevuto un atto di pignoramento per i debiti fiscali dell'ente. Ha contestato l'atto sostenendo di non aver mai ricevuto una notifica specifica della sua responsabilità personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in casi di interposizione fittizia, la responsabilità dell'amministratore di fatto è diretta e non secondaria. Di conseguenza, la notifica degli avvisi di accertamento alla società, ma a lui indirizzati in qualità di gestore, era sufficiente a consolidare il debito anche a suo nome, senza bisogno di un ulteriore atto di contestazione personale.
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Operazioni inesistenti: l’onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito i principi sull'onere della prova in caso di operazioni soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate deve provare, anche tramite presunzioni, l'esistenza della frode e la conoscibilità da parte dell'acquirente. A quel punto, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato l'intero onere probatorio sull'Amministrazione Finanziaria.
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Diritto alla detrazione IVA: quando si perde?
Un'impresa del settore informatico si è vista negare il diritto alla detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di merito le avevano dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che, per perdere il diritto alla detrazione IVA, non è necessaria la prova della partecipazione volontaria alla frode, essendo sufficiente la negligenza dell'imprenditore. Una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi sulla frode, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza.
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Fatture inesistenti: onere della prova e indeducibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture inesistenti. La Corte ha ribadito che, una volta che l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi presuntivi sulla natura fittizia delle operazioni (come la mancanza di struttura della società emittente), spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle stesse. È stato inoltre confermato il principio della totale indeducibilità dei costi relativi a operazioni oggettivamente inesistenti, distinguendole da quelle soggettivamente inesistenti, per le quali vigono regole diverse.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di operazioni soggettivamente inesistenti. Nel caso specifico, una società era stata accusata dal Fisco di aver detratto l'IVA su fatture emesse da un fornitore ritenuto fittizio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che spetta all'Amministrazione finanziaria dimostrare non solo la natura fittizia del fornitore, ma anche la consapevolezza del contribuente di partecipare alla frode. Poiché il fornitore appariva come un'azienda solida e operativa da tempo, senza elementi di anomalia, l'appello del Fisco è stato respinto, consolidando il principio della tutela dell'affidamento del contribuente in buona fede.
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Onere della prova e frodi IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19140/2025, ha cassato la sentenza di merito che aveva annullato un avviso di accertamento per IVA. Il caso riguardava operazioni soggettivamente inesistenti con una società 'cartiera'. La Corte ha ribadito che, una volta forniti dall'Amministrazione finanziaria indizi gravi, precisi e concordanti sulla natura fittizia del fornitore, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza, non essendo sufficiente la prova della mera ricezione della merce.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20744/2025, si è pronunciata sull'onere della prova operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relative all'anno 2011, contestando la deducibilità di costi derivanti da fatture ritenute fittizie. Le corti di merito avevano dato ragione al contribuente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando che spetta all'Ufficio fornire la prova dell'inesistenza delle operazioni, anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle prestazioni, non essendo sufficiente la sola regolarità formale dei documenti contabili.
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Accertamento induttivo: prova e fatture inesistenti
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un accertamento induttivo a carico di un contribuente che aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte ribadisce che, in caso di contabilità inattendibile, l'onere della prova si inverte: spetta al contribuente dimostrare la realtà delle operazioni, una volta che l'Amministrazione Finanziaria ha fornito elementi presuntivi sulla natura fittizia delle stesse.
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Costi da operazioni inesistenti: quando deducibili
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sulla deducibilità dei costi da operazioni inesistenti. In un caso riguardante fatture emesse da una presunta società 'cartiera', la Corte ha chiarito che, ai fini delle imposte dirette, i costi sono deducibili se l'operazione è solo 'soggettivamente' inesistente (ovvero, la prestazione è stata realmente eseguita, ma da un soggetto diverso da quello fatturante). La deducibilità è ammessa a condizione che il costo sia stato effettivamente sostenuto e soddisfi i requisiti di inerenza e certezza, anche se l'acquirente era a conoscenza della frode. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21239/2025, interviene sul tema delle operazioni inesistenti. Il caso riguarda una società vinicola accusata di aver utilizzato fatture per acquisti mai avvenuti da società cartiere. La Corte ha cassato la decisione del giudice regionale, che aveva erroneamente riqualificato le operazioni come soggettivamente inesistenti, ammettendo la deducibilità dei costi. La Cassazione ha ribadito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione finanziaria fornire la prova dell'inesistenza dell'operazione, anche tramite presunzioni. A quel punto, l'onere di provare l'effettività dell'operazione passa al contribuente, per il quale non è sufficiente esibire la fattura o la prova del pagamento.
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Fatture inesistenti: onere della prova per l’Agenzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22300/2025, ha annullato una decisione di merito che aveva dato ragione a un'azienda accusata di utilizzare fatture inesistenti. La Corte ha chiarito che spetta all'Amministrazione Finanziaria fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti per dimostrare la fittizietà delle operazioni, come l'assenza di una struttura operativa del fornitore. Una volta fornita tale prova, l'onere di dimostrare l'effettività della transazione passa al contribuente, senza che l'Amministrazione debba provare anche la sua malafede. La sentenza di merito è stata cassata per non aver correttamente valutato gli indizi nel loro complesso.
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