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Società A Ristretta Base Sociale

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86 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ex socio paga i debiti: la presunzione di distribuzione utili
L'Agenzia delle Entrate contesta a un ex socio di una società cancellata maggiori imposte per ricavi non dichiarati dalla vendita di immobili. La Cassazione conferma la responsabilità del socio, non come liquidatore, ma in base alla presunzione di distribuzione utili tipica delle società con pochi soci. Secondo i giudici, i profitti 'in nero' si considerano incassati dai soci. La Corte valida l'accertamento basato su prove come i valori dei mutui, superiori ai prezzi di vendita dichiarati. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso del contribuente, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento per reati fiscali non si applica all'IRAP. Di conseguenza, l'accertamento per questa imposta viene annullato.
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Legittimazione ad agire del socio: Fisco vince, soci perdono
La Corte di Cassazione affronta il tema della legittimazione ad agire del socio. Nel caso specifico, i soci di una S.r.l. avevano impugnato un avviso di accertamento fiscale destinato alla società. La Corte ha stabilito che i soci non hanno il diritto di sostituirsi alla società per contestare i suoi debiti tributari. La società di capitali è un soggetto giuridico autonomo e distinto dai suoi membri. Pertanto, solo la società stessa, tramite il suo legale rappresentante, può impugnare gli atti che la riguardano. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la causa avviata dai soci per difetto di legittimazione.
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Presunzione distribuzione utili: socia perde contro il Fisco
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una socia di due società a ristretta base che aveva ricevuto un avviso di accertamento IRPEF. L'Agenzia delle Entrate, sulla base della presunzione distribuzione utili, le aveva attribuito una quota dei profitti non dichiarati dalle società. La contribuente si era opposta, sostenendo che l'appello del Fisco fosse troppo generico. La Cassazione ha respinto il ricorso della socia, confermando che la presunzione è legittima in questi contesti. Ha inoltre stabilito che l'appello dell'Agenzia, anche se ribadiva le argomentazioni iniziali, era valido perché mirava a un riesame completo della questione, portando alla conferma della pretesa fiscale.
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Accertamento Socio e Società: Sentenza non Definitiva non lo Salva
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'accertamento socio e società in un caso di esterovestizione. Un contribuente, socio unico di una società con sede fittizia a San Marino, aveva ricevuto un avviso di accertamento per maggiori redditi da capitale. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendolo vincolato a una loro precedente sentenza, emessa lo stesso giorno, che annullava l'accertamento a carico della società. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: una sentenza non ancora definitiva (cioè non passata in giudicato) non può avere efficacia vincolante nel giudizio parallelo contro il socio. L'annullamento dell'atto verso la società non salva automaticamente il socio se la decisione non è finale.
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Accertamenti bancari: limiti e regole pre-2006
La Corte di Cassazione esamina un caso di accertamenti bancari nei confronti di una società immobiliare a ristretta base sociale e del suo socio di maggioranza. La controversia riguarda la legittimità dell'utilizzo di dati relativi a operazioni 'extra conto' per gli anni 2004-2006. In particolare, si discute del limite di valore delle operazioni (12.500 euro) acquisibili prima delle modifiche legislative del 2006. L'ordinanza, non decidendo nel merito, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per approfondire la complessa questione delle presunzioni fiscali applicabili ai soci di società a base ristretta.
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Presunzione utili soci: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un socio di una S.r.l., confermando la legittimità degli avvisi di accertamento per maggiori IRPEF. L'ordinanza ribadisce la validità della presunzione utili soci, secondo cui i maggiori ricavi accertati in capo a una società a ristretta base sociale si presumono distribuiti ai soci. Spetta a questi ultimi fornire la prova contraria.
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Società a ristretta base sociale: utili non dichiarati
La Corte di Cassazione conferma l'accertamento fiscale a carico di un socio di una società a ristretta base sociale, basato su utili extracontabili della società. Si ribadisce la presunzione legale di distribuzione di tali utili ai soci, con l'onere della prova a carico del contribuente di dimostrare il contrario, come il reinvestimento o l'accantonamento.
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Accertamento socio: motivazione per relationem valida
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un avviso di accertamento socio basato sulla presunzione di distribuzione di utili non dichiarati da una S.r.l. a ristretta base sociale. L'ordinanza chiarisce che la motivazione 'per relationem' all'accertamento della società è legittima anche se quest'ultimo non è allegato all'avviso del socio. Il principio si fonda sul diritto del socio di accedere ai documenti societari (ex art. 2476 c.c.), che gli consente di conoscere le ragioni della pretesa fiscale ed esercitare pienamente il suo diritto di difesa.
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Presunzione distribuzione utili: La Cassazione decide
Un socio di una società a ristretta base ha impugnato un avviso di accertamento fondato sulla presunzione distribuzione utili non dichiarati. Il ricorso si basava su presunti vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'accertamento alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accertamento al socio è indipendente da quello alla società. Pertanto, un vizio di notifica all'ente non invalida l'atto verso il socio, il quale deve provare la mancata produzione o distribuzione dei profitti. La Corte ha inoltre confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di presupposti per una denuncia penale.
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Utili extracontabili: onere della prova del socio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21158 del 2024, ha stabilito che in una società a ristretta base sociale, la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci non può essere superata semplicemente dimostrando la propria estraneità alla gestione o l'esistenza di conflitti interni. Il socio ha l'onere di provare che i maggiori ricavi non sono stati realizzati, che sono stati reinvestiti o accantonati, oppure che un altro soggetto se ne è appropriato. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto sufficiente la prova del dissidio tra soci, specificando che tale prova deve essere rigorosa e non basata su circostanze successive all'anno d'imposta contestato.
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Presunzione distribuzione utili: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. contro un accertamento IRPEF. L'ordinanza conferma la validità del principio della presunzione distribuzione utili extrabilancio ai soci di società a ristretta base sociale, anche in assenza di vincoli di parentela. La Corte ha inoltre chiarito i limiti invalicabili del giudizio di rinvio, affermando l'inammissibilità di nuove eccezioni o prove che alterino il tema deciso dalla precedente sentenza di cassazione.
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Pregiudizialità tributaria: no sospensione per il socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che il processo a carico di un socio di una società a ristretta base sociale, per utili non dichiarati, non deve essere necessariamente sospeso in attesa della definizione del processo a carico della società. La Corte chiarisce la differenza tra pregiudizialità tributaria e dipendenza logica, respingendo il ricorso del contribuente. La sentenza ha confermato che la sospensione obbligatoria si applica solo quando la causa pregiudicante è in primo grado, altrimenti la scelta è facoltativa per il giudice.
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Omesso esame fatto decisivo: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello in materia fiscale a causa dell'omesso esame di un fatto decisivo. Il giudice di secondo grado non aveva considerato il valore del leasing residuo gravante su uno yacht venduto da una società, un elemento cruciale per la corretta determinazione del valore dell'operazione e della conseguente ripresa a tassazione. La Corte ha ribadito che la mancata valutazione di un fatto storico, discusso tra le parti e determinante per l'esito del giudizio, costituisce un vizio che impone l'annullamento della decisione con rinvio.
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Società a ristretta base sociale: utili e tasse soci
La Corte di Cassazione conferma che, in una società a ristretta base sociale, gli utili non contabilizzati si presumono distribuiti ai soci. Rigettando il ricorso dei contribuenti, la Corte ha chiarito che per gli accertamenti "a tavolino" non vi è un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo e che la presunzione di distribuzione degli utili è legittima dato lo stretto legame tra i pochi soci.
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Tassazione soci: presunzione utili in società S.r.l.
Un socio di maggioranza di una S.r.l. a ristretta base sociale è stato oggetto di un avviso di accertamento per la tassazione di utili non dichiarati dalla società. Poiché l'accertamento notificato alla società era divenuto definitivo per mancata impugnazione, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della ripresa fiscale nei confronti del socio, basata sulla presunzione di distribuzione di tali utili. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso del contribuente, inclusa la presunta nullità dell'atto e la violazione del divieto di doppia imposizione, chiarendo che tale principio non si applica agli utili extracontabili derivanti da evasione fiscale. La decisione rafforza il principio secondo cui la mancata impugnazione dell'atto presupposto preclude al socio la possibilità di contestarne il merito nel proprio giudizio, consolidando l'orientamento sulla tassazione soci in questi contesti.
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Presunzione distribuzione utili: quando scatta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della presunzione di distribuzione utili ai soci per i maggiori redditi accertati in capo a una società a ristretta base sociale. In questa ordinanza, si chiarisce che spetta ai soci fornire la prova contraria che gli utili non siano stati distribuiti, ma, ad esempio, reinvestiti o accantonati. La Corte ha rigettato il ricorso dei contribuenti, validando l'operato dell'Agenzia delle Entrate e ribadendo un principio consolidato in materia fiscale.
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Costi indeducibili: Cassazione su canoni fittizi
La Cassazione ha confermato l'accertamento fiscale contro una S.r.l. per costi indeducibili derivanti da canoni di locazione ritenuti fittizi. La Corte ha ritenuto legittimo l'uso di prove indiziarie da parte dell'Agenzia delle Entrate, come i legami di parentela e il mancato pagamento dei canoni, rigettando il ricorso della società.
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Trasparenza per presunzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio di una società a ristretta base sociale. Il socio contestava un accertamento fiscale fondato sulla trasparenza per presunzione, sostenendo che il giudice di merito avesse omesso di esaminare fatti decisivi relativi al calcolo induttivo dei ricavi. La Corte ha chiarito che il giudice aveva valutato i fatti, sebbene in senso sfavorevole al ricorrente, e che la valutazione delle prove non è sindacabile in sede di legittimità.
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Utili extracontabili: la presunzione per soci di srl
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25691/2025, chiarisce i limiti della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili in società a ristretta base sociale. Il caso riguardava un contribuente, socio al 50% di una sola di tre società collegate, a cui il Fisco aveva attribuito l'intero reddito non dichiarato delle tre entità, basandosi su una delega ad operare sui conti correnti. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso, affermando che il giudice tributario non può attribuire l'intero importo ma deve rideterminare il reddito nei limiti della quota di partecipazione effettiva, fornendo un'analisi dettagliata sull'onere della prova e sul ruolo del giudice nel processo tributario.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in una società a ristretta base sociale, la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci opera sulla base della sola partecipazione. L'Amministrazione Finanziaria non necessita di prove aggiuntive. Spetta al socio dimostrare che tali utili sono stati reinvestiti o accantonati, e non è sufficiente provare il mancato accredito sul proprio conto corrente. La sentenza di secondo grado, che aveva annullato l'accertamento fiscale, è stata cassata con rinvio.
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