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Soccombenza Reciproca — Anno 2023

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111 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Soccombenza Reciproca

Provvedimenti

Opposizione atti esecutivi: chi citare in giudizio?
Una società si opponeva a una cartella di pagamento per contributi revocati. La Cassazione, rigettando il ricorso dell'agente di riscossione, chiarisce che nell'opposizione atti esecutivi non è sempre obbligatorio citare in giudizio anche l'ente creditore. L'agente della riscossione è il contraddittore principale, con facoltà di chiamare in causa l'ente creditore. L'appello incidentale della società è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Acquisizione sanante: giurisdizione e stima del bene
Un Comune ricorre in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva determinato l'indennità per una acquisizione sanante. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che la giurisdizione su tutte le controversie relative all'indennizzo ex art. 42-bis spetta in unico grado alla Corte d'Appello. Ribadisce inoltre la correttezza della stima basata sul valore venale del bene, che considera anche le sue potenzialità intermedie (tertium genus), e chiarisce che l'accoglimento parziale della domanda non configura soccombenza reciproca ai fini delle spese legali.
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Acquisizione Sanante: come si calcola l’indennizzo
Un Comune ha acquisito un terreno privato tramite il meccanismo dell'acquisizione sanante. I proprietari hanno contestato l'indennità offerta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo principi chiave sulla giurisdizione del giudice ordinario, sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui corretti criteri di stima del valore di un terreno, che devono tenere conto delle sue effettive potenzialità di utilizzo (cosiddetto 'tertium genus').
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Acquisizione sanante: competenza e calcolo indennizzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune contro la decisione della Corte d'Appello che aveva determinato l'indennizzo per un'acquisizione sanante. La Suprema Corte ha confermato la giurisdizione esclusiva della Corte d'Appello in materia, ha ritenuto tempestiva l'opposizione del privato e ha validato il metodo di stima del terreno, basato su un criterio sintetico-comparativo che considera le potenzialità intermedie del suolo.
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Azione revocatoria: onere della prova in Cassazione
Un istituto di credito ha intentato un'azione revocatoria e di simulazione contro alcune società per due atti di disposizione patrimoniale. La Corte d'Appello ha accolto parzialmente la domanda, concedendo la revocatoria per il primo atto. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso principale della banca (sulla simulazione) sia quello incidentale delle società (sulla revocatoria), chiarendo che la valutazione dei fatti e delle prove presuntive non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi specifici. La sentenza conferma che l'azione revocatoria è esperibile anche per crediti litigiosi.
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Responsabilità tour operator: la prova è cruciale
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di due turisti, confermando che per ottenere un risarcimento è necessario provare con elementi specifici e documentati (foto, brochure) le difformità del pacchetto vacanza. La sola allegazione generica di un disservizio non è sufficiente a fondare la responsabilità del tour operator. La sentenza chiarisce l'importanza dell'onere della prova a carico del viaggiatore.
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Maggior danno rimborso fiscale: la Cassazione decide
Una società assicurativa ha richiesto il pagamento del residuo di un rimborso fiscale, degli interessi e del maggior danno da svalutazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29290/2023, ha dichiarato inammissibile sia il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria sia quello incidentale della società. La Corte ha chiarito che la richiesta di maggior danno in materia tributaria è soggetta a norme speciali che prevalgono su quelle del codice civile e che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione delle prove.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Un contribuente ha impugnato la decisione di un giudice tributario di compensare parzialmente le spese legali in un giudizio di ottemperanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la compensazione spese legali è illegittima se motivata con formule generiche come la "novità della questione" o con il riferimento a concetti superati come i "giusti motivi". La Suprema Corte ha precisato che la motivazione deve essere specifica e ancorata a criteri normativi precisi, come la soccombenza reciproca o la presenza di gravi ed eccezionali ragioni concretamente esplicitate.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13851/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un medico specializzando volto a ottenere una maggiore quantificazione del risarcimento per la mancata attuazione di direttive comunitarie. La Corte ha confermato che il credito ha natura di 'debito di valuta' e non di 'valore', escludendo quindi la rivalutazione monetaria e stabilendo che gli interessi decorrono dalla domanda giudiziale. Questo consolida l'orientamento giurisprudenziale sul tema del risarcimento medici specializzandi.
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Canone a scaletta: la Cassazione ne conferma la validità
Un locatore ha agito contro le società conduttrici per il mancato pagamento di un canone di locazione aumentato secondo una clausola di "canone a scaletta". La Corte d'Appello aveva dichiarato nulla tale clausola. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, affermando la generale legittimità del canone a scaletta nei contratti di locazione ad uso non abitativo. La Suprema Corte ha chiarito che tale pattuizione, se predeterminata al momento della stipula, non mira ad aggirare i limiti di aggiornamento ISTAT, ma a modulare l'onere economico del conduttore nel tempo, spesso per agevolare l'avvio di un'attività commerciale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Indennità di sostituzione: quando è dovuta al medico?
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di sostituzione e di prestazioni extra. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto le richieste. Ha stabilito che l'indennità di sostituzione è dovuta solo se l'Unità Operativa sostituita è stata formalmente istituita con un atto aziendale, non essendo sufficiente la sua esistenza di fatto. Anche la richiesta per le prestazioni extra è stata negata in base al principio di onnicomprensività dello stipendio dirigenziale.
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