Un cittadino, arrestato ingiustamente per traffico di stupefacenti e poi assolto perché il fatto non sussiste, ha ottenuto dalla Corte d'Appello la riparazione per ingiusta detenzione pari a 3.200 euro per sedici giorni di arresti domiciliari. Il giudice ha inoltre stabilito la compensazione al 50% delle spese legali, ponendo la restante metà a carico del Ministero dell'Economia. L'Amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che le spese dovessero gravare sul cittadino, avendo questo richiesto una cifra molto più alta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso statuendo che, quando l'Amministrazione si oppone alla quantificazione dell'indennizzo, si applica la soccombenza reciproca. Di conseguenza, la decisione sulle spese legali resta legittimamente affidata alla discrezionalità del giudice di merito.
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