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Sinallagma Corruttivo

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il nesso di reciprocità che lega la prestazione del pubblico ufficiale (l'atto contrario ai doveri d'ufficio) e la controprestazione del privato (il denaro o altra utilità). È l'essenza del patto di corruzione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Intercettazioni con captatore informatico: legittimità e limiti
Alcuni pubblici ufficiali e diversi imprenditori sono stati condannati per corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e accessi abusivi a sistemi informatici protetti. Gli imputati hanno contestato la validità delle prove, sostenendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni con captatore informatico eseguite a singhiozzo e inoculate tramite messaggio ingannevole. La Corte di Cassazione ha respinto quasi integralmente i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'attivazione discontinua del virus spia e l'installazione tramite link non violano la libertà morale né le garanzie difensive. Le condanne per corruzione e reati informatici sono state confermate, disponendo l'annullamento senza rinvio unicamente per un episodio minore di truffa contestato a un pubblico ufficiale per insussistenza del fatto.
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Corruzione Propria: Accordo illecito vale condanna anche per altri
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per corruzione propria a carico di due pubblici ufficiali. Questi avevano stretto un accordo con un privato per trasportare illecitamente una borsa di denaro all'estero, eludendo i controlli aeroportuali. Il principio chiave stabilito è che il reato si perfeziona con il solo accordo illecito ('pactum sceleris'). Non è rilevante che l'atto contrario ai doveri d'ufficio dovesse essere materialmente compiuto da altri funzionari pubblici, contattati dai primi due. La vendita della propria funzione e della propria influenza è sufficiente a integrare il reato di corruzione propria. I ricorsi dei due funzionari sono stati respinti, mentre la posizione del privato è stata rinviata per un ricalcolo della pena.
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Turbata libertà del contraente: no a concorsi pubblici
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21104/2024, ha stabilito un importante principio in materia di reati contro la Pubblica Amministrazione. Il caso riguardava un dirigente pubblico accusato, tra le altre cose, di turbata libertà del contraente per presunte irregolarità nella sua nomina. La Suprema Corte ha annullato l'accusa, specificando che il reato previsto dall'art. 353-bis c.p. non si applica alle procedure di assunzione di personale, ma solo a quelle finalizzate alla scelta di un contraente per la fornitura di beni o servizi. La sentenza ha inoltre affrontato la questione dell'inutilizzabilità delle prove derivanti da intercettazioni, estendendola anche ai dati di geolocalizzazione.
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Corruzione propria: la prova del patto è essenziale
Una dirigente medico, sottoposta a misura cautelare per corruzione propria, ha ottenuto l'annullamento del provvedimento dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è sufficiente dimostrare l'asservimento della funzione pubblica a interessi privati, ma è necessario provare l'esistenza di un preciso accordo sinallagmatico (un patto di scambio) tra l'atto del pubblico ufficiale e l'utilità ricevuta dal terzo. In assenza di tale prova, la motivazione della misura cautelare è stata ritenuta gravemente lacunosa.
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Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
Un imputato per corruzione ha chiesto la ricusazione del giudice, sostenendo che fosse prevenuto per aver già giudicato un coimputato in un diverso processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che i motivi di ricusazione del giudice sono tassativi e che la semplice conoscenza di atti o la valutazione delle stesse fonti di prova in un altro procedimento non costituisce causa di astensione o ricusazione.
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