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Simulazione Della Compravendita

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Quando le parti fingono di stipulare un contratto di vendita, ma in realtà vogliono un altro tipo di contratto o nessun contratto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Donazione Dissimulata: Il Testamento Svela la Falsa Vendita al Figlio
Un Padre Defunto aveva "venduto" un immobile al Figlio Acquirente. Nel suo testamento pubblico, il Padre Defunto dichiarò di aver in realtà donato il bene al figlio, senza ricevere alcun corrispettivo. Gli Altri Eredi hanno contestato questa vendita, sostenendo fosse una donazione dissimulata per ledere la loro quota di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato che la dichiarazione nel testamento costituisce una valida confessione stragiudiziale. Questa confessione prova la simulazione della compravendita e la natura gratuita della donazione, anche se il Figlio Acquirente aveva estinto un'ipoteca sul bene. Il ricorso del Figlio Acquirente è stato rigettato.
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Vendita reale o fittizia: no alla simulazione senza prova scritta
L'Acquirente ha citato in giudizio i Venditori per ottenere il rilascio di alcuni immobili occupati senza titolo. I Venditori hanno eccepito la simulazione della compravendita, sostenendo di aver trasferito fittiziamente i beni per sottrarli ai creditori a fronte di debiti pregressi, chiedendo anche la rescissione per lesione. I giudici di merito hanno ordinato lo sgombero, rilevando l'assenza della prova scritta della controdichiarazione e l'incompatibilità tra simulazione e una precedente azione revocatoria vinta dai creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Venditori. La Corte ha chiarito che l'azione revocatoria presuppone un atto reale ed effettivo, mentre la simulazione implica un negozio puramente apparente e mai voluto.
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Simulazione della compravendita tra parenti e debiti bancari
Un istituto di credito ha agito in giudizio contro una società debitrice e il suo garante per recuperare un credito. Il garante aveva trasferito un immobile al proprio figlio. La banca ha chiesto in via principale la revoca dell'atto e in subordine la dichiarazione di simulazione della compravendita. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta l'azione revocatoria, ma ha accertato la simulazione della compravendita immobiliare sulla base di indizi precisi: prezzo irrisorio, mancata prova dell'incasso degli assegni, vincolo di parentela e permanenza del venditore nel possesso del bene. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando i ricorsi del figlio acquirente e del socio della debitrice.
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Simulazione della compravendita: finta vendita tra parenti nulla
Una banca ha contestato la vendita di un immobile tra madre e figlia, ritenendola una donazione fittizia per sottrarre il bene ai creditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno dichiarato la nullità dell'atto per vizio di forma, ritenendo provata la simulazione della compravendita tramite indizi come il prezzo irrisorio e la mancanza di prove sul pagamento. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso delle parti. La Corte ha chiarito che, di fronte a indizi precisi forniti dal creditore, spetta all'acquirente dimostrare l'effettivo versamento del prezzo. Inoltre, le dichiarazioni di avvenuto pagamento inserite nel rogito notarile non hanno valore vincolante per i terzi creditori estranei all'atto.
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Simulazione della compravendita: i creditori battono il fallimento
Una complessa vicenda immobiliare nasce dalla simulazione della compravendita di un terreno tra un venditore, poi fallito, e un acquirente. I creditori dell'acquirente avviano un pignoramento sul bene. Successivamente, il fallimento ottiene una sentenza che accerta la simulazione della compravendita. Sorge quindi un conflitto tra i creditori del finto acquirente e l'erede del venditore. La Corte d'Appello dà ragione a quest'ultimo, ignorando però una precedente sentenza definitiva (giudicato) del 2002 che tutelava i creditori. I creditori ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che i giudici d'appello non potevano ignorare il precedente giudicato che dichiarava inopponibile la simulazione ai creditori che avevano trascritto il sequestro prima della causa di simulazione. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Simulazione della compravendita: finta vendita e ricorso perso
Una donna ha contestato i contratti di vendita stipulati dal padre defunto a favore della nuora, sostenendo che si trattasse di una simulazione della compravendita per nascondere una donazione. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, rilevando l'assenza di prove sul pagamento del prezzo. Il fratello e la nuora hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I ricorrenti, infatti, hanno eseguito la notifica tramite servizio postale ma non hanno depositato i relativi avvisi di ricevimento. Senza questa prova documentale, la notifica è considerata giuridicamente inesistente e non può essere sanata. Di conseguenza, la decisione d'appello che accertava la simulazione della compravendita è diventata definitiva.
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Simulazione della compravendita: ko sul merito ma spese ridotte
Un creditore ha impugnato la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore a un terzo, sostenendo la simulazione della compravendita. Nei primi due gradi di giudizio, i giudici hanno rigettato la domanda, ritenendo provato il pagamento tramite la consegna di un assegno davanti al notaio. Il creditore ha proposto ricorso in Cassazione, contestando sia la valutazione delle prove sia l'errato calcolo delle spese di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il motivo riguardante la prova del pagamento, in quanto attinente al merito dei fatti, ma ha accolto il secondo motivo. I giudici hanno accertato che la Corte d'Appello ha applicato uno scaglione tariffario errato, basato su un valore superiore a quello effettivo del contratto, pari a 200.000 euro. La sentenza è stata cassata sul punto, con conseguente ricalcolo al ribasso delle spese legali.
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Vendita o regalo? Stop alla simulazione della compravendita
Gli eredi di una donna impugnano la vendita di una casa e di un terreno effettuata dalla madre al genero nel 1991. Sostengono che l'atto celi una donazione o sia del tutto finto, chiedendo l'accertamento della simulazione della compravendita per reintegrare la loro quota di eredità. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che la simulazione assoluta è incompatibile con l'asserita costrizione della venditrice, poiché la simulazione richiede un accordo consapevole e non una volontà forzata. Inoltre, la simulazione relativa viene esclusa poiché il pagamento del prezzo è provato dalla consegna di assegni circolari davanti al notaio. Infine, il prezzo apparentemente basso era giustificato dallo stato di grave fatiscenza dell'immobile all'epoca della vendita. Gli eredi perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Simulazione della compravendita: azienda salva per l’acquirente
Un erede contesta il trasferimento di una redditizia farmacia dal padre a un fratello, sostenendo la simulazione della compravendita per mascherare una donazione lesiva della sua quota ereditaria. Mentre l'attore rivendica l'assenza di un reale pagamento, il convenuto dimostra di aver versato un corrispettivo, accollato debiti e garantito una rendita vitalizia al genitore. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la vendita a un prezzo inferiore al valore di mercato non configura automaticamente una donazione indiretta. Per provare la simulazione della compravendita è necessaria una sproporzione significativa tra le prestazioni e la chiara volontà di arricchire l'acquirente. I giudici confermano la validità dell'atto oneroso, tutelando l'accordo originario contro le pretese successorie.
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