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Simul Stabunt Simul Cadent

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'espressione latina simul stabunt vel simul cadent significa come insieme staranno così insieme cadranno ed è attualmente usata, in diritto, per indicare i casi nei quali il venir meno di una situazione ha, per conseguenza, la fine contestuale di un'altra e viceversa. Il primo uso diffuso sui media, che rese familiare l'espressione anche ai non giuristi, fu in occasione di una delle prime crisi tra l'Italia fascista e il Vaticano a proposito del Concordato da poco sottoscritto. Si attribuisce la frase a Papa Pio XI che avrebbe affermato che la messa in discussione del Concordato avrebbe travolto gli interi patti Lateranensi e fatto riaprire la Questione Romana. La locuzione latina ebbe un momento di popolarità quando fu pronunciata, in maniera corrotta (simul stabunt vel simul cadunt), da Claudio Martelli, in un discorso parlamentare del 1988. L'errore, corretto al volo da Alessandro Natta, ebbe uno strascico in una successiva interrogazione parlamentare.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Collegamento negoziale negato: acquisto veicoli slegato da affitto
Un'azienda acquirente stipula due contratti con un'altra società: uno di affitto d'azienda e uno per l'acquisto di dieci automezzi. Quando la società venditrice fallisce, l'acquirente smette di pagare i veicoli, sostenendo l'esistenza di un **collegamento negoziale** tra i due accordi. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno stabilito che i due contratti erano autonomi, poiché perseguivano finalità economiche distinte e non erano legati da un nesso funzionale. Di conseguenza, la fine del contratto di affitto non giustificava il mancato pagamento dei veicoli. L'azienda acquirente è stata condannata a saldare il prezzo pattuito.
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Simul stabunt simul cadent: revoca amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della decadenza di un amministratore delegato a seguito dell'attivazione della clausola Simul stabunt simul cadent. La ricorrente sosteneva che le dimissioni del co-amministratore fossero state preordinate strumentalmente per revocarla senza giusta causa. Tuttavia, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, evidenziando che l'amministratore non aveva fornito prova dell'uso fraudolento della clausola e non aveva contestato tempestivamente le accuse di irregolarità finanziarie. È stato inoltre ribadito che il principio di vicinanza della prova non esonera l'attore dal provare i fatti costitutivi del proprio diritto quando questi sono nella sua piena disponibilità conoscitiva.
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Contratto plurilaterale: Cassazione fa chiarezza
Un'operazione di cessione di quote societarie finisce in tribunale. La Corte d'Appello qualifica l'accordo come collegamento negoziale, escludendo l'inadempimento colpevole della società cedente. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della distinzione con il contratto plurilaterale, non decide nel merito ma rinvia la causa a pubblica udienza per il suo 'rilievo nomofilattico', ovvero per l'importanza di fornire un'interpretazione uniforme della legge.
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Travisamento della prova: quando l’alibi non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per furto, tentata rapina e simulazione di reato. La sentenza chiarisce il concetto di travisamento della prova, specificando che la valutazione del significato di un documento, come una busta paga presentata come alibi, non costituisce una sua distorsione. L'alibi è stato ritenuto inefficace poiché il tipo di lavoro non garantiva la presenza dell'imputato in un luogo specifico e lontano dal luogo del reato al momento del fatto.
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Collegamento negoziale: l’operazione economica unica
Un'operazione di acquisizione societaria fallisce. La Cassazione chiarisce la distinzione tra contratto plurilaterale e collegamento negoziale, applicando il principio 'simul stabunt, simul cadent'. Poiché più accordi erano legati da un unico scopo economico, il recesso di alcune parti ha reso l'intera operazione inattuabile, escludendo un inadempimento colpevole del venditore.
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Prosecuzione del contratto: obblighi dopo la risoluzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che se una specifica clausola prevede la prosecuzione del contratto anche dopo la sua risoluzione, gli obblighi che ne derivano, come il pagamento dei canoni, restano validi. L'ordinanza analizzata riguarda il caso di una società fallita che gestiva un servizio pubblico. Il suo ricorso è stato respinto perché non ha contestato la 'ratio decidendi' (la ragione fondamentale) della decisione del tribunale, basata proprio su tale clausola contrattuale.
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Simul stabunt simul cadent: uso distorto e revoca
Un amministratore delegato, revocato a seguito delle dimissioni dell'intero cda in base alla clausola `simul stabunt simul cadent`, ha chiesto il risarcimento danni per revoca abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione di merito che aveva escluso un uso distorto della clausola, poiché la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Clausola simul stabunt: legittima nel dualistico?
Un consigliere di sorveglianza decade a seguito della revoca di altri membri in virtù della clausola simul stabunt simul cadent. La Cassazione respinge il suo ricorso per danni, confermando la piena legittimità della clausola anche nel sistema dualistico, distinguendone l'effetto dalla revoca senza giusta causa e ponendo come unico limite l'abuso del diritto.
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Clausola simul stabunt: quando c’è risarcimento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessazione dalla carica di amministratore, dovuta all'applicazione della clausola simul stabunt, simul cadent, non equivale a una revoca e non dà automaticamente diritto a un risarcimento. Due consiglieri di un organo di sorveglianza, decaduti a seguito della revoca di altri membri, avevano chiesto un indennizzo. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il risarcimento spetta solo se si prova un uso abusivo della clausola, finalizzato a estromettere ingiustamente specifici consiglieri, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Causa Concreta Swap: la decisione della Cassazione
Un cliente stipula un mutuo e un contratto di swap collegato con finalità di copertura. Successivamente estingue anticipatamente il mutuo ma non lo swap. La Corte di Cassazione ha confermato che, venendo meno il mutuo, il contratto di swap perde la sua causa concreta di copertura, rendendo non dovuti i pagamenti effettuati dopo l'estinzione del finanziamento.
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