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Sequestro — Anno 2023

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250 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro

Provvedimenti

Sequestro preventivo: competenza per la restituzione
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza tra un GIP e una Corte d'Appello in merito a un'istanza di restituzione di un'area demaniale. Il cuore della controversia riguardava l'applicazione del sequestro preventivo e l'individuazione del giudice competente a decidere sulla revoca della misura. La Suprema Corte ha stabilito che, mentre la gestione amministrativa dei beni spetta al giudice che ha emesso il decreto, la decisione sulla revoca o restituzione spetta al giudice che procede nel merito della causa al momento della richiesta.
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Uso personale stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze illecite. La difesa invocava la tesi dell'uso personale stupefacenti, ma i giudici di merito avevano già accertato la finalità di spaccio basandosi sulla quantità e sulla varietà delle sostanze rinvenute. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente con le prove raccolte.
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Sequestro preventivo e contanti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di circa 13.000 euro in contanti e beni di lusso rinvenuti presso l'abitazione di due indagati per ricettazione e riciclaggio. I ricorrenti avevano giustificato il possesso delle somme come risparmi derivanti dalla loro attività di badanti. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tale spiegazione incompatibile con l'entità del denaro, le modalità di occultamento e la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché il sindacato di legittimità sui provvedimenti reali è limitato alla sola violazione di legge, escludendo nuove valutazioni di merito sulla provenienza del denaro.
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Confisca allargata: i limiti temporali del sequestro
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della confisca allargata in relazione al sequestro preventivo di beni mobili e immobili. Il caso riguarda due soggetti indagati per traffico di stupefacenti che, pur percependo il reddito di cittadinanza, disponevano di veicoli e immobili. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca allargata non richiede un nesso diretto tra il singolo reato e l'acquisto del bene, ma si basa sulla sproporzione patrimoniale. Tuttavia, deve essere rispettato il criterio della ragionevolezza temporale. Mentre per gli immobili è stata confermata la restituzione a causa della loro acquisizione molto risalente, per un veicolo acquistato poco prima dei fatti è stato ordinato un nuovo esame, poiché il giudice di merito aveva erroneamente escluso il sequestro basandosi solo sulla data di acquisto anteriore al reato contestato.
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Sequestro preventivo: guida ai limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava un sequestro preventivo per reati tributari. Il ricorrente contestava la tardività della trasmissione degli atti e la mancanza di indizi, ma la Corte ha chiarito che per il sequestro preventivo non si applicano i termini perentori previsti per le misure cautelari personali. Inoltre, è stata ribadita la carenza di interesse dell'indagato a impugnare il sequestro di beni appartenenti a società terze e il limite del ricorso in Cassazione alla sola violazione di legge, escludendo vizi di motivazione non radicali.
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Competenza territoriale: guida ai reati associativi
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della competenza territoriale in un caso di associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione di accise sui carburanti. Il ricorrente contestava il sequestro preventivo emesso da un tribunale del nord Italia, sostenendo l'incompetenza di quest'ultimo a favore di un tribunale pugliese. La Suprema Corte ha stabilito che, se il reato associativo inizia all'estero, la competenza si radica nel luogo in cui si è manifestata l'operatività della struttura in Italia. Nel caso di specie, essendo una città del sud la sede della cellula operativa, il tribunale adito ha errato nell'applicare i criteri di determinazione della competenza territoriale.
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Confisca allargata: sequestro e redditi incongrui
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca allargata di ingenti somme di denaro e gioielli trovati nella disponibilità di un soggetto indagato per tentata estorsione aggravata. La decisione si fonda sulla netta sproporzione tra i beni rinvenuti e la situazione reddituale dell'indagato, il quale risultava percettore del reddito di cittadinanza. La Suprema Corte ha chiarito che la natura fungibile del denaro giustifica il periculum in mora, poiché tali beni sono facilmente occultabili o disperdibili prima della decisione finale.
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Sequestro beni terzi: la prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una terza persona contro il sequestro di beni, nello specifico un'autovettura, ritenuta nella disponibilità del figlio indagato per reati finanziari. Il caso verte sulla difficoltà di fornire la prova della lecita provenienza dei fondi per l'acquisto del bene. La Corte ha stabilito che la documentazione prodotta non era sufficiente a dimostrare un nesso causale e temporale diretto tra la disponibilità di fondi leciti e l'acquisto del veicolo, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano evidenziato incongruenze temporali e di titolarità dei fondi. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Gestione fallimentare e confisca: chi comanda?
Una società fallita subisce la confisca della quota di maggioranza. La Cassazione chiarisce che la gestione fallimentare dei beni aziendali, anche se restituiti alla procedura, spetta sempre al curatore e non all'amministratore giudiziario, annullando la decisione del Tribunale.
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Ricettazione denaro: quando il possesso è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46132/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto trovato in possesso di quasi 30.000 euro in contanti, di cui non sapeva giustificare la provenienza. La Corte ha confermato che per configurare il reato di ricettazione denaro non è necessario provare il delitto specifico da cui i soldi provengono, essendo sufficienti indizi logici come le modalità di occultamento e la mancanza di redditi leciti per desumerne l'origine illecita.
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