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Sequestro Preventivo Per Equivalente

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158 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sequestro preventivo per equivalente: tremano i beni personali
L'Amministratrice di una società è stata sottoposta a sequestro preventivo per equivalente sui propri beni personali per un valore di circa 179.000 euro, a seguito di reati tributari commessi in concorso con gli amministratori di fatto. La ricorrente ha impugnato il provvedimento, sostenendo che l'autorità giudiziaria avrebbe dovuto prima esaurire il patrimonio della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nei reati tributari commessi in concorso, il sequestro preventivo per equivalente può colpire direttamente i beni di uno qualsiasi dei coimputati, nei limiti del profitto a lui riferibile, senza che sia necessario dimostrare il suo arricchimento personale. Inoltre, l'esistenza di altri beni societari riguarda solo la fase esecutiva e non rende illegittimo il sequestro sui beni personali.
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Sequestro preventivo per equivalente: casa della madre bloccata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre contro il sequestro preventivo per equivalente di due immobili formalmente intestati a lei. I beni erano stati sequestrati nell'ambito di un'indagine per reati tributari a carico del figlio. I giudici hanno stabilito che la formale intestazione alla madre non esclude la reale disponibilità dei beni in capo al figlio. Quest'ultimo utilizzava regolarmente gli immobili, gestiva i lavori di manutenzione e forniva alla madre il denaro per pagare le relative tasse. La Suprema Corte ha confermato che, ai fini del sequestro, rileva il possesso effettivo e non la mera proprietà catastale. Di conseguenza, la madre perde il controllo dei beni e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo per equivalente: il pagamento riduce il blocco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica contro la riduzione di un sequestro preventivo per equivalente. L'Azienda, accusata di reati tributari, aveva concordato un piano di rateizzazione con l'Agenzia delle Entrate, versando già una parte del debito. Il Tribunale aveva quindi ridotto l'importo del sequestro della somma già pagata. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il pagamento parziale del debito erariale riduce legittimamente il profitto confiscabile e che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso per cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo contestazioni sulla sufficienza della motivazione se questa non è totalmente apparente.
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Sequestro preventivo per equivalente: no al blocco automatico
Il caso riguarda la richiesta di fondi europei per l'agricoltura da parte di un'impresa. Il Titolare e il Procuratore hanno omesso di dichiarare una condanna definitiva per associazione mafiosa del Titolare, circostanza che impediva l'accesso ai contributi. L'accusa ha quindi contestato la truffa aggravata, disponendo il sequestro dei conti del Procuratore e il sequestro preventivo per equivalente dei terreni del Titolare. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del Titolare. I giudici hanno stabilito che, anche in caso di sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca obbligatoria, il giudice non può applicare la misura in modo automatico. È sempre necessaria una specifica motivazione sul periculum in mora, ossia sul pericolo concreto e attuale legato al ritardo nel sequestro dei beni. La misura sui terreni è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Stabile organizzazione: società estera batte il Fisco in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del sequestro preventivo di oltre 3,5 milioni di euro nei confronti del legale rappresentante di una società maltese di scommesse online. L'accusa ipotizzava il reato di omessa dichiarazione dei redditi, sostenendo l'esistenza di una stabile organizzazione in Italia basata sulla rete telematica di raccolta scommesse. I giudici hanno respinto il ricorso della Procura, stabilendo che le norme internazionali contro la doppia imposizione prevalgono sul diritto interno. Per configurare una stabile organizzazione rilevante ai fini penali, non basta la mera operatività online, ma occorre dimostrare la presenza fisica di una direzione amministrativa e strategica nel territorio dello Stato, elemento escluso nel caso di specie.
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Sequestro preventivo per equivalente: no a formule generiche
Un indagato per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di contributi pubblici ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo per equivalente emesso sui suoi beni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, annullando l'ordinanza del Tribunale del riesame. I giudici di legittimità hanno rilevato che il Tribunale si è limitato a una motivazione generica e di stile sul pericolo di dispersione dei beni, omettendo di valutare le circostanze concrete, come la modesta entità delle somme e la presenza di un immobile sequestrato. La Cassazione ha stabilito che il pericolo nel ritardo deve essere concreto e reale, rinviando gli atti al Tribunale di Lecce per un nuovo esame che fornisca una motivazione adeguata e dettagliata.
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Sequestro preventivo per equivalente: annullato il blocco auto
Il caso nasce dal sequestro di quattro autovetture di proprietà di un indagato per peculato. Il Giudice per le indagini preliminari aveva autorizzato solo un sequestro diretto del denaro, ma la polizia giudiziaria ha eseguito un sequestro preventivo per equivalente sulle auto. Il G.I.P. ha quindi ordinato la restituzione dei veicoli, decisione poi ribaltata dal Tribunale del Riesame. La Corte di Cassazione ha definitivamente annullato il provvedimento del Tribunale, stabilendo che non è consentito riqualificare d'ufficio un sequestro diretto in sequestro preventivo per equivalente. Tale modifica richiede infatti la verifica dell'impossibilità di reperire il profitto diretto, elemento su cui deve svolgersi il necessario confronto tra le parti per non violare il diritto di difesa dell'indagato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto l'immediato dissequestro e la restituzione delle auto al legittimo proprietario.
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Sequestro preventivo per equivalente: salvi i beni personali
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro preventivo per equivalente disposto sui beni personali di un indagato per truffa aggravata. Il Tribunale aveva applicato la misura cautelare senza verificare preventivamente se le società beneficiarie della presunta truffa avessero o meno patrimoni sufficienti per subire un sequestro diretto. I giudici di legittimità hanno ribadito che il sequestro preventivo per equivalente sui beni dell'amministratore o indagato è legittimo solo se viene accertata la concreta impossibilità di aggredire il patrimonio dell'ente che ha tratto vantaggio dal reato. Poiché mancava la prova dell'incapienza delle società, la misura sui beni personali è stata dichiarata illegittima e i beni sono stati restituiti all'avente diritto.
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Sequestro preventivo per equivalente: bloccato il patrimonio
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per equivalente di oltre 1,6 milioni di euro nei confronti di un trasportatore accusato di traffico illecito di rifiuti. L'indagato aveva impugnato il provvedimento contestando l'uso delle intercettazioni telefoniche, l'assenza di prove del reato e la mancanza di un reale pericolo di dispersione dei beni. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che le intercettazioni sono valide anche se avviate prima dell'iscrizione formale nel registro degli indagati. Inoltre, la Corte ha chiarito che il sequestro preventivo per equivalente può colpire l'intero profitto del reato presso uno qualsiasi dei coindagati, senza dover dimostrare l'arricchimento personale di ciascuno, purché vi sia un concreto rischio di occultamento del patrimonio. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo per equivalente: confermato il maxi blocco
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per equivalente di oltre 1,6 milioni di euro a carico di un imprenditore accusato di traffico illecito di rifiuti. L'indagato, titolare di una ditta di trasporti, era coinvolto nello smaltimento abusivo di centinaia di tonnellate di eco-balle. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, poiché effettuate prima dell'iscrizione dell'indagato nel registro delle notizie di reato, e negava il pericolo di dispersione dei beni. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che le intercettazioni sono valide se sussistono indizi di reato generali, anche senza un indagato già identificato. Inoltre, il sequestro preventivo per equivalente può colpire l'intero profitto del reato presso uno qualsiasi dei coindagati, a prescindere dal singolo ruolo causale, per garantire il recupero delle somme illecite.
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Sequestro preventivo per equivalente: conti bloccati per frode
Il Tribunale del Riesame confermava il sequestro preventivo per equivalente di oltre 650.000 euro nei confronti dell'Amministratore di una società di carburanti, accusato di frode fiscale sulle accise. La difesa contestava il sequestro sostenendo che le somme sul conto corrente derivassero dal proprio lavoro e fossero quindi impignorabili, e che non vi fosse prova del nesso tra il reato e il denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i limiti di impignorabilità non si applicano ai compensi degli amministratori di società e che il denaro, essendo un bene fungibile, può essere sempre sottoposto a sequestro diretto come profitto del reato, senza necessità di dimostrare un nesso di pertinenzialità con l'illecito. Di conseguenza, il sequestro è stato interamente confermato.
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Sequestro preventivo per equivalente: nessun taglio ai sigilli
Il caso riguarda il ricorso di un indagato sottoposto a sequestro preventivo per equivalente per reati di corruzione. L'indagato chiedeva la riduzione del sequestro sostenendo che, a causa di accordi e patteggiamenti dei coimputati, la somma complessivamente bloccata superasse il profitto totale del reato, violando il principio di solidarietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo per equivalente può colpire ciascun concorrente per l'intero importo del profitto illecito. La verifica del superamento del limite massimo può avvenire solo nella fase esecutiva e non durante le indagini preliminari, poiché il profitto non è ancora stato accertato in via definitiva. Di conseguenza, la misura cautelare resta pienamente valida ed efficace.
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Sequestro preventivo per equivalente: stop alla frode del gasolio
Il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per oltre due milioni di euro nei confronti di una società di carburanti e, per equivalente, del titolare di una ditta individuale. L'indagato era accusato di aver venduto fittiziamente ingenti quantitativi di gasolio agricolo a una società schermo priva di depositi e licenze, evadendo le accise attraverso l'uso di documenti falsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del commerciante, confermando la legittimità del sequestro preventivo per equivalente. I giudici hanno evidenziato l'impossibilità per l'indagato di ignorare l'inesistenza della società destinataria e il concreto rischio di dispersione del patrimonio nelle more del giudizio.
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Sequestro preventivo per equivalente: beni del figlio o del padre?
Il caso riguarda il figlio di un indagato per bancarotta, il quale ha subito il sequestro preventivo per equivalente di alcuni immobili di sua proprietà. Il Pubblico Ministero riteneva tali beni fittiziamente intestati al figlio ma nella reale disponibilità del padre. Il figlio ha impugnato il provvedimento rivendicando l'esclusiva proprietà dei beni. La Corte di Cassazione ha chiarito che, quando un terzo estraneo contesta la disponibilità del bene sequestrato, l'unico strumento idoneo è la richiesta di riesame e non il ricorso al giudice dell'esecuzione. Tuttavia, nel caso specifico, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese per il ricorrente, poiché l'impugnazione era stata erroneamente indirizzata contro l'ordinanza esecutiva anziché seguire la corretta via del riesame di merito.
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Competenza territoriale reati tributari e sede fittizia
La Corte di Cassazione ha confermato la competenza del Tribunale di Vicenza in merito al sequestro preventivo nei confronti dell'amministratore di una società accusato di omesso versamento IVA. La difesa eccepiva l'incompetenza a favore di Padova, sede legale della società. Tuttavia, trattandosi di una società cartiera priva di una reale sede operativa, il luogo di consumazione del reato era ignoto. La Corte ha stabilito che la competenza territoriale reati tributari, in caso di luogo di consumazione sconosciuto, si determina in base al criterio sussidiario dell'ufficio che per primo ha iscritto la notizia di reato. L'appello è stato rigettato.
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Sequestro preventivo per equivalente: risponde anche il singolo
Il Tribunale di Palermo ha confermato il sequestro preventivo per equivalente sui beni personali di un indagato per truffa aggravata in concorso. La difesa sosteneva che la Guardia di Finanza dovesse prima aggredire interamente i beni della società coinvolta prima di colpire il patrimonio personale del singolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in caso di concorso di persone nel reato, si applica il principio solidaristico. Di conseguenza, il sequestro può colpire indifferentemente ciascun concorrente per l'intero profitto accertato, a prescindere dalla quota effettivamente incamerata da ciascuno, purché il valore totale non superi il profitto complessivo del reato. L'indagato perde il ricorso e i suoi beni restano sotto sequestro.
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Sequestro preventivo per equivalente: ko la società-schermo
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per equivalente di somme, azioni e polizze assicurative ai danni di una società in fallimento. L'amministratore era accusato di omessa dichiarazione fiscale per un'altra impresa. Il curatore fallimentare sosteneva che la società fosse un terzo estraneo in buona fede, non ancora esistente all'epoca del reato. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la nuova società era un mero clone, una società-schermo creata appositamente dall'amministratore per trasferirvi risorse proprie e utilizzare la stessa struttura e gli stessi operai della precedente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il sequestro è legittimo se la società costituisce solo uno schermo fittizio dietro cui opera l'indagato.
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Sequestro preventivo per equivalente: via i beni della moglie
Il Tribunale di Venezia ha confermato il sequestro preventivo per equivalente di beni mobili, conti correnti e quote societarie intestati a un indagato per traffico di stupefacenti, alla moglie e ai figli, per un valore di oltre 60.000 euro. La cifra corrisponde alla sproporzione tra le spese familiari e i redditi dichiarati. La moglie ha fatto ricorso sostenendo che i beni fossero suoi personali ed estranei al marito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene i beni fossero intestati alla moglie, essi erano nella co-disponibilità del marito, che ne fruiva abitualmente. Inoltre, nel sequestro preventivo per equivalente ex art. 240-bis c.p., possono essere bloccati anche beni di provenienza lecita se vi è una sproporzione ingiustificata rispetto al reddito.
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Sequestro preventivo per equivalente: no al maxi blocco dei beni
L'Amministratore di due società di trasporti veniva indagato per traffico illecito di rifiuti. Il Tribunale disponeva nei suoi confronti un sequestro preventivo per equivalente di oltre 12 milioni di euro, pari all'intero profitto del reato contestato a tutti i coindagati. L'Amministratore chiedeva la riduzione del sequestro, evidenziando che il profitto attribuibile alle sue società era di circa 900.000 euro. Il Tribunale del Riesame rigettava l'istanza, ritenendo prematura la quantificazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che, in caso di concorso di persone, non si applica la solidarietà passiva per il sequestro preventivo per equivalente. Di conseguenza, la misura cautelare non può colpire il singolo indagato per l'intero importo globale, ma deve essere limitata alla quota di profitto effettivamente conseguita o, in mancanza, ripartita in parti uguali. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Sequestro preventivo per equivalente: conto bloccato per delega
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per equivalente sui conti correnti di una società estranea ai fatti, poiché l'indagato disponeva di una delega di firma illimitata e non revocata su tali conti. Nonostante l'indagato non fosse più socio dal 2014, la procura bancaria attiva gli garantiva la disponibilità di fatto delle somme. La società ha contestato il provvedimento definendosi terzo estraneo e attribuendo la mancata revoca a un errore della banca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la titolarità di una delega a operare incondizionatamente su un conto corrente altrui configura la disponibilità richiesta dalla legge per l'applicazione della misura cautelare. La società perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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