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Sequestro Preventivo Di Denaro

19 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro preventivo di denaro: contanti e ricavi non coerenti
Durante l'arresto per presunta associazione di stampo mafioso, le forze dell'ordine sequestrano 16.680 euro in contanti all'Indagato. La difesa impugna la misura, sostenendo che il denaro derivi da risparmi personali e dall'attività di un'azienda agricola. La Corte di Cassazione conferma la validità del sequestro preventivo di denaro. I giudici chiariscono che, per bloccare somme di contante destinate alla confisca come profitto di reato, non occorre la prova matematica del legame diretto tra le singole banconote e il reato. È sufficiente il sospetto fondato che il denaro derivi da illeciti. Nel caso specifico, i bilanci dell'attività agricola mostravano gravi perdite e i conti correnti erano pressoché vuoti, rendendo ingiustificata la disponibilità di un'ingente somma in contanti. Il ricorso dell'Indagato viene rigettato con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo di denaro: disoccupato perde 100mila euro
L'Indagato è stato fermato a bordo della propria auto e trovato in possesso di oltre centomila euro in contanti, sigillati in cellophane e divisi in banconote di piccolo taglio. Nonostante la condizione di totale disoccupazione dell'uomo, la difesa ha contestato il provvedimento cautelare sostenendo la mancata identificazione precisa del reato da cui derivavano le somme. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo di denaro per i reati di ricettazione e riciclaggio. I giudici hanno chiarito che, ai fini del blocco dei beni, è sufficiente individuare la tipologia generica del delitto presupposto, individuata nel traffico di stupefacenti sulla base di messaggi e foto trovati nel telefono dell'uomo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo di denaro: ricorso valido anche a vuoto
Il Tribunale dichiarava inammissibile l'istanza di riesame proposta dall'indagato contro un decreto di sequestro preventivo di denaro. I giudici di merito ritenevano insussistente l'interesse a impugnare poiché la polizia giudiziaria non aveva trovato somme da vincolare materialmente. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità stabiliscono che l'ordine di sequestro preventivo di denaro crea una limitazione permanente e immediata sulla sfera patrimoniale del soggetto. Tale vincolo colpisce anche le entrate future e lecite della persona. L'indagato possiede pertanto un pieno e attuale interesse a contestare il provvedimento giudiziario davanti al tribunale del riesame, a prescindere dall'effettiva materiale esecuzione del blocco economico.
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Sequestro preventivo di denaro: lecito anche su fondi puliti
Un amministratore di una società poi fallita è stato indagato per bancarotta fraudolenta per distrazione. L'accusa contestava il drenaggio sistematico di oltre venticinque milioni di euro dalla società a favore di altre imprese del gruppo e dei conti personali dei soci. Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro preventivo di denaro per 150.000 euro sui conti dell'amministratore. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di un legame diretto tra i soldi sequestrati e il reato, data la natura dei flussi e l'incapienza dei conti al momento del fallimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro preventivo di denaro. I giudici hanno chiarito che il denaro è un bene fungibile, dunque l'incameramento diretto è sempre legittimo se il patrimonio del reo si è accresciuto dell'importo illecito.
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Sequestro preventivo di denaro: il tesoro nascosto in cucina
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di denaro per un importo di 252.000 euro, rinvenuto nascosto in un'intercapedine della cucina nell'abitazione di una coppia. Il marito era già detenuto per traffico di droga, mentre la moglie era disoccupata e priva di reddito. La difesa della donna ha contestato il provvedimento, sostenendo la mancanza di prove sulla sua consapevolezza dell'illecita provenienza della somma. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'ingente somma, le modalità di occultamento e la mancanza di redditi giustificabili configurano il dolo eventuale per i reati di riciclaggio o ricettazione. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo di denaro: nullo se il contante è di terzi
Durante una perquisizione domiciliare a carico di un soggetto indagato per detenzione di stupefacenti, la Guardia di Finanza ha rinvenuto e sequestrato la somma di 1.790 euro in contanti. Il Giudice per le indagini preliminari ha successivamente disposto il sequestro preventivo di denaro ritenendolo profitto del reato. L'Indagato ha proposto riesame, sostenendo che il denaro appartenesse alla madre e alla sorella. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse, poiché il denaro non era di sua proprietà. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Indagato, affermando che sussiste l'interesse al riesame quando il vincolo incide direttamente sulla sua posizione, essendo il denaro qualificato come profitto del reato a lui ascritto. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio il sequestro, disponendo la restituzione della somma.
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Sequestro preventivo di denaro: tasche vuote ma soldi nascosti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro preventivo di denaro per un importo di 24.000 euro, confermando la misura a carico dell'indagato per ricettazione. L'uomo era stato trovato con le banconote confezionate sottovuoto nella cintura dei pantaloni. La difesa contestava la mancanza di prove sul reato presupposto. I giudici hanno chiarito che il sequestro preventivo di denaro è legittimo poiché concorrono molteplici indizi gravi: i precedenti penali per droga dell'indagato, le tracce di stupefacenti sulla pellicola dei soldi, l'assenza di redditi leciti e la distanza dal luogo di residenza. Questi elementi dimostrano la probabile origine illecita della somma.
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Sequestro preventivo di denaro: 850mila euro tra droga e bugie
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno rinvenuto oltre 850.000 euro in contanti nascosti nell'abitazione di un indagato per traffico di droga. Il giudice ha disposto il sequestro preventivo di denaro per il reato di ricettazione. I familiari conviventi dell'indagato, qualificandosi come terzi interessati, hanno impugnato il provvedimento sostenendo che la mancanza di reddito non bastasse a dimostrare l'origine illecita della somma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il sequestro è legittimo poiché esistono indizi precisi sulla provenienza delittuosa del denaro, come i legami dell'indagato con il narcotraffico, il rinvenimento di appunti contabili e le modalità di occultamento della somma. Di conseguenza, il sequestro preventivo di denaro è stato confermato e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di denaro: legittimo anche su fondi leciti
L'Indagata, socia e dipendente di una società fallita, ha impugnato il sequestro preventivo di denaro sul proprio conto corrente, disposto nell'ambito di un'indagine per bancarotta patrimoniale fraudolenta. La difesa sosteneva che le somme sequestrate derivassero da stipendi leciti e rimborsi spese, escludendo il legame con il reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il denaro è un bene fungibile per eccellenza. Di conseguenza, la confisca del profitto del reato, ovunque rinvenuta nel patrimonio dell'autore, è sempre qualificata come diretta. Non rileva, quindi, la provenienza lecita delle specifiche somme depositate sul conto corrente al momento del blocco.
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Sequestro preventivo di denaro: colpiti anche i nuovi depositi
Il Tribunale di Roma disponeva il sequestro preventivo di denaro nei confronti dell'Amministratore di alcune società per reati tributari. L'indagato proponeva ricorso sostenendo che il denaro non presente sul conto corrente al momento della scadenza del debito d'imposta non potesse subire il sequestro preventivo di denaro in forma diretta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il denaro è un bene fungibile per natura. Di conseguenza, l'ablazione delle somme ovunque rinvenute nel patrimonio del soggetto, fino a concorrenza del profitto del reato, costituisce sempre confisca diretta e non per equivalente. Non serve quindi dimostrare il nesso di derivazione causale tra la specifica somma sequestrata e il reato commesso.
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Sequestro preventivo di denaro: no al blocco senza reato certo
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine trovavano l'indagato in possesso di trentamila euro in contanti, custoditi in una busta di plastica sul sedile posteriore dell'auto. Il Tribunale confermava il sequestro preventivo di denaro ipotizzando i reati di ricettazione o riciclaggio, valorizzando la mancanza di una giustificazione plausibile e la situazione economica del soggetto. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per disporre il sequestro preventivo di denaro per reati di riciclaggio o ricettazione, non basta il semplice possesso di contanti non giustificati. È invece indispensabile individuare, almeno nella sua tipologia astratta, il delitto presupposto da cui deriverebbe la provvista illecita.
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Sequestro preventivo di denaro: il conto lecito non salva il profitto
Un uomo ha effettuato bonifici per 75.000 euro dal conto del fratello malato, usando le sue carte di debito. Dopo il decesso del fratello, che ha nominato erede una Onlus, il giudice ha disposto il sequestro preventivo di denaro sul conto dell'indagato. Quest'ultimo ha sostenuto che le somme sequestrate derivassero dalla sua attività professionale e che vi fosse una delega scritta del fratello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il denaro è un bene fungibile. Di conseguenza, il sequestro colpisce il valore equivalente al profitto del reato, rendendo irrilevante la provenienza lecita dei fondi presenti sul conto corrente al momento del blocco. Il sequestro preventivo di denaro è stato quindi confermato.
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Sequestro preventivo di denaro: scontrini leciti ma origine mafiosa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro il sequestro preventivo di denaro per oltre trentaduemila euro, rinvenuti nella sua abitazione. L'indagata, accusata di ricettazione e trasferimento fraudolento di valori, sosteneva la provenienza lecita della somma, esibendo scontrini commerciali. Tuttavia, i giudici hanno confermato la misura cautelare basandosi sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e su intercettazioni che collegavano il denaro ad attività illecite di stampo mafioso. La Suprema Corte ha chiarito che il denaro è un bene fungibile e si confonde con il patrimonio del reo. Pertanto, l'origine lecita di specifiche banconote non impedisce il sequestro preventivo di denaro se sussiste un incremento patrimoniale illecito. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di denaro: fondi leciti ma il blocco resta
Il Tribunale di Milano confermava il sequestro preventivo di denaro per oltre 71.000 euro nei confronti di un soggetto accusato di utilizzo indebito di carte di credito. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che le somme sequestrate derivassero da fonti lecite (risarcimento danni e indennità di disoccupazione) e fossero quindi estranee al reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo di denaro, in quanto bene fungibile per eccellenza, costituisce sempre una forma di confisca diretta. Di conseguenza, non rileva la provenienza lecita delle specifiche somme depositate sul conto, poiché il denaro si confonde nel patrimonio del reo. L'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di denaro: contanti nascosti ma legittimi
La Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro preventivo di denaro per oltre cinquantamila euro in contanti nei confronti di una donna sbarcata da un traghetto, ipotizzando il reato di ricettazione. Il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento, rilevando che la semplice mancata giustificazione della provenienza del denaro e il suo occultamento non bastano a dimostrare l'origine illecita, specialmente in presenza di bilanci societari che attestano incassi leciti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore della Repubblica, confermando l'annullamento del sequestro. I giudici hanno stabilito che, per disporre il blocco dei contanti, occorrono indizi precisi che colleghino la somma a un delitto presupposto specifico, non essendo sufficiente il solo sospetto.
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Sequestro preventivo di denaro: contante nascosto e reddito zero
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di denaro per un importo di cinquantamila euro rinvenuto nel bagaglio di un commerciante alla stazione ferroviaria. L'indagato viaggiava con connazionali che trasportavano anch'essi ingenti somme. Il denaro era suddiviso in mazzette e nascosto sotto gli indumenti intimi. Nonostante la difesa contestasse l'assenza di prove sul reato originario, i giudici hanno ritenuto legittimo il vincolo. La sproporzione tra il denaro contante e i redditi dichiarati, risultati nulli o irrisori negli ultimi anni, unita alle modalità insolite di occultamento, rende astrattamente configurabile un reato fiscale presupposto. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare.
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Sequestro preventivo di denaro: il solo possesso non basta
Il Tribunale di Foggia aveva confermato il sequestro preventivo di denaro per oltre 338.000 euro, rinvenuti nascosti in un'auto. Gli indagati erano accusati del reato di riciclaggio, ma non riuscivano a giustificare la provenienza della somma. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, accogliendo il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che il semplice possesso di un'ingente somma di denaro non giustificato, anche se nascosto, non basta a disporre il sequestro preventivo di denaro. Per contestare il riciclaggio è indispensabile individuare, almeno nella sua tipologia, il reato presupposto da cui derivano i fondi illeciti e dimostrare un collegamento concreto con attività criminali, non potendosi basare su semplici congetture o sul mero trasporto del contante.
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Sequestro di denaro: ciclista perde 17.500€ per una scusa debole
Un automobilista viene trovato in possesso di 17.500 euro in contanti e non riesce a fornire una giustificazione plausibile. Le autorità dispongono il sequestro preventivo di denaro per sospetta ricettazione. L'uomo si difende sostenendo che la somma derivi da premi vinti in gare ciclistiche, ma non fornisce prove concrete. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro, stabilendo un principio importante: il possesso di una notevole somma di denaro, unito a circostanze sospette (come precedenti penali e spiegazioni implausibili), è sufficiente a giustificare la misura cautelare, anche senza l'individuazione esatta del reato di provenienza.
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Sequestro preventivo di denaro: stipendi a rischio se c’è reato
Un Ispettore della Guardia di Finanza è stato indagato per corruzione e frode doganale, avendo agevolato il contrabbando di alcolici per evadere le accise. L'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di denaro presente sui suoi conti correnti per un valore pari al profitto del reato. La difesa ha contestato il provvedimento, sostenendo che le somme sequestrate fossero di origine lecita, derivando esclusivamente da stipendi e pensioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il denaro è un bene fungibile. Pertanto, quando il reato genera un profitto monetario, il sequestro può colpire qualsiasi somma liquida nel patrimonio dell'indagato, indipendentemente dalla sua specifica provenienza, configurandosi come confisca diretta e non per equivalente.
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