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Scambio Elettorale Politico-Mafioso

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85 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un sindaco, sottoposto agli arresti domiciliari, accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La difesa contestava l'utilizzo di intercettazioni provenienti da un altro procedimento e la sussistenza delle prove. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità delle intercettazioni, in quanto indispensabili per accertare un reato grave, e ha ribadito che il ricorso non può mirare a una nuova valutazione dei fatti, ma solo a vizi di legittimità.
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Scambio elettorale: la promessa vale anche senza soldi
Un politico viene accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso favori, come posti di lavoro e nomine, in cambio del sostegno di un'associazione criminale. La Corte di Cassazione, pur annullando la misura cautelare per un difetto di motivazione del tribunale inferiore, stabilisce principi fondamentali: il reato sussiste anche se l'accordo è precedente alla candidatura ufficiale e l'"utilità" promessa può essere qualsiasi vantaggio, non necessariamente economico, che abbia valore per il sodalizio mafioso.
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Scambio elettorale: quando manca la prova del metodo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero in un caso di presunto scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha stabilito che, in assenza di prove che l'indagato fosse un membro del clan e che fosse stato utilizzato il 'metodo mafioso' per raccogliere voti, non si può configurare il reato previsto dall'art. 416-ter c.p. La decisione sottolinea la necessità di una prova rigorosa degli elementi costitutivi del reato, distinguendo il sostegno elettorale da un patto criminale.
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Scambio elettorale politico mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imputato accusato del reato di scambio elettorale politico mafioso. La sentenza si concentra sulla prova della consapevolezza, da parte dell'imputato, della caratura mafiosa del suo interlocutore, affermando che tale conoscenza può essere desunta da elementi fattuali e non richiede un precedente accertamento giudiziale. Viene inoltre chiarito il regime delle presunzioni per le misure cautelari in relazione a questo specifico reato.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un ex senatore accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che, dopo la riforma del 2019, il reato si configura anche se il procacciamento di voti non avviene con metodo mafioso, purché promesso da un soggetto appartenente a un'associazione criminale. La Corte ha ritenuto provata la consapevolezza del politico riguardo alla caratura mafiosa del suo interlocutore e ha confermato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, rigettando il ricorso della difesa.
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Scambio elettorale: la Cassazione amplia l’utilità
Un consigliere comunale era stato accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso favori a un'associazione criminale in cambio di voti. La Corte di Cassazione ha annullato la misura cautelare, chiarendo che, ai sensi dell'art. 416-ter del codice penale, l'"utilità" promessa include qualsiasi vantaggio, anche non economico, che abbia valore per il clan, superando il precedente orientamento che richiedeva un beneficio immediatamente monetizzabile. Il caso è stato rinviato al tribunale di merito per una nuova valutazione, a causa di motivazioni contraddittorie nella precedente ordinanza.
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Scambio elettorale: la nuova definizione di utilità
Un politico viene accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso posti di lavoro e un assessorato in cambio di voti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13841/2025, stabilisce che l'utilità promessa non deve essere necessariamente monetizzabile, potendo consistere in qualsiasi vantaggio, anche non patrimoniale, purché concreto. Nel caso specifico, la Corte annulla l'ordinanza di custodia cautelare perché la promessa era troppo generica, richiedendo al Tribunale una nuova valutazione sulla sua effettiva concretezza.
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Concorso esterno associazione mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una complessa sentenza, annulla diverse condanne per reati associativi, tra cui il concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha chiarito che per configurare tale reato non basta che un imprenditore concluda affari con esponenti di un clan, ma è necessario dimostrare un rapporto sinallagmatico che apporti un vantaggio concreto e specifico all'intera organizzazione criminale, rafforzandone il potere. La sentenza ha inoltre annullato altre condanne per scambio elettorale politico-mafioso per carenza di prove sull'impiego del metodo mafioso e ha ribadito l'obbligo di 'motivazione rafforzata' per i giudici d'appello che intendono ribaltare una sentenza di assoluzione.
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Scambio elettorale: quando non è reato per la Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del PM contro l'ordinanza che negava la custodia cautelare per un indagato di scambio elettorale politico-mafioso. Manca la prova dell'uso del metodo mafioso per raccogliere i voti, requisito essenziale del reato.
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Scambio elettorale: quando l’accordo non c’è
Un candidato sindaco, accusato di scambio elettorale politico-mafioso, si è visto revocare gli arresti domiciliari. Il Tribunale non ha ravvisato prove sufficienti di un suo accordo con un presunto esponente mafioso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura e ribadendo che non può riesaminare le prove, come le intercettazioni, se la valutazione del giudice di merito non è manifestamente illogica.
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Scambio elettorale politico mafioso: i requisiti
La Corte di Cassazione annulla una misura cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso, chiarendo i requisiti della fattispecie. La Corte ha stabilito che la semplice richiesta di una 'carica di rilievo' da parte di un candidato in cambio della sua inclusione in una lista non è sufficiente a integrare il reato. È necessario dimostrare un accordo specifico sulla promessa di procurare voti con metodi mafiosi e la consapevolezza di ciò da parte del candidato, elementi che nel caso di specie non sono stati provati.
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Scambio elettorale: quando mancano i gravi indizi
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di una misura cautelare per un politico accusato di scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che, per applicare misure restrittive, sono necessari gravi indizi sia sulla provenienza mafiosa della promessa di voti sia sulla concretezza della controprestazione del politico a favore del clan, elementi ritenuti insussistenti nel caso di specie.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di concorso in scambio elettorale politico-mafioso. La sentenza chiarisce che per configurare il reato è sufficiente la promessa di voti in cambio di favori, e che anche un intermediario non affiliato al clan può essere ritenuto responsabile. La Corte ha rigettato le censure procedurali del ricorrente, ribadendo i limiti del proprio sindacato sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza operata dal Tribunale del Riesame.
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Scambio elettorale: la prova del patto con la mafia
La Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura in un caso di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame, ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico di un candidato politico. La motivazione si basa sulla mancanza di prova che la promessa di voti provenisse da un soggetto 'appartenente' alla cosca e che il candidato avesse offerto in cambio utilità a favore dell'associazione mafiosa stessa.
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Scambio elettorale politico mafioso: la mancanza del patto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso. La decisione sottolinea che, per configurare il reato, è indispensabile la prova di un patto illecito tra il candidato e l'esponente mafioso, non essendo sufficiente la mera consapevolezza dell'uso di metodi violenti da parte di terzi per raccogliere voti.
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Scambio elettorale politico mafioso: quando non c’è
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di scambio elettorale politico mafioso, non ravvisando la sussistenza del patto illecito. La Corte ha chiarito che la nomina ad assessore, avvenuta dopo le elezioni per dinamiche politiche interne alla giunta e non come contropartita di un accordo per l'acquisizione di voti con metodi mafiosi, non costituisce prova del reato. La decisione sottolinea la necessità di un'effettiva stipulazione dell'intesa illecita per configurare il delitto.
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Scambio elettorale: la Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un politico sottoposto ad arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha chiarito che, ai fini della configurabilità del reato, è sufficiente che il politico accetti la promessa di voti da parte di un soggetto appartenente a un'associazione mafiosa, senza che sia necessario dimostrare un esplicito accordo sull'utilizzo del metodo mafioso per la raccolta del consenso. La sentenza sottolinea come la qualità di affiliato del promittente sia di per sé idonea a inquinare il processo elettorale.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha chiarito che, per configurare tale delitto, non è sufficiente essere il beneficiario di un progetto politico-amministrativo ideato da un familiare, ma è necessaria la prova di un patto specifico e della consapevolezza del candidato di ricorrere a metodi mafiosi per ottenere voti. L'ordinanza è stata invece annullata con rinvio per la riqualificazione delle esigenze cautelari relative a un'altra accusa di favoreggiamento aggravato.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura in un caso di presunto scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale della Libertà, escludendo la gravità indiziaria per i reati di partecipazione ad associazione mafiosa e scambio elettorale. È stato ritenuto non provato che l'attività politica di un indagato, pur legato da vincoli familiari a un boss, fosse funzionale agli interessi della cosca anziché a mere ambizioni personali. Mancava la prova di un patto sinallagmatico e dell'uso di metodi mafiosi per la raccolta voti.
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Scambio elettorale politico-mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva negato una misura cautelare per il reato di scambio elettorale politico-mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove, in particolare l'inattendibilità di un testimone chiave e la mancanza di riscontri su presunte minacce, spetta al giudice di merito. Il ricorso è stato giudicato inammissibile in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità, che ha invece ritenuto logica e coerente la motivazione del provvedimento impugnato.
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