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Riserva

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105 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Anomalo andamento appalto: onere della prova
Un consorzio costruttore ricorreva in Cassazione dopo che la Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per l'anomalo andamento di un appalto ospedaliero. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'appaltatore, avendo egli stesso disatteso il cronoprogramma, non può imputare alla stazione appaltante i danni da ritardi e diseconomie. La decisione sottolinea come l'onere della prova del nesso causale gravi sull'impresa, che non può chiederlo se ha contribuito in modo determinante al disordine esecutivo.
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Riserve appalti pubblici: quando iscriverle?
In una controversia tra un'impresa e un Comune, la Corte di Cassazione ha chiarito i termini per l'iscrizione delle riserve negli appalti pubblici. L'ordinanza distingue tra danni immediatamente percepibili, per cui la riserva deve essere tempestiva, e danni derivanti da una sospensione che diventa illegittima nel tempo. Per quest'ultima ipotesi, la Corte ha stabilito che la riserva può essere validamente iscritta al momento della ripresa dei lavori, cassando con rinvio la decisione d'appello che l'aveva ritenuta tardiva.
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Rinuncia alle riserve: Cassazione su atti modificativi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile che chiedeva maggiori oneri alla committente. La Corte ha stabilito che la firma di atti modificativi al contratto d'appalto, che prorogavano i termini e aumentavano il corrispettivo, implicava una rinuncia alle riserve per i costi sostenuti fino a quel momento. La sentenza chiarisce anche che l'attore soccombente deve rimborsare le spese legali del terzo chiamato in causa dal convenuto, se la chiamata si è resa necessaria dalle tesi dell'attore stesso.
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Legittimazione attiva ATI: chi può agire in giudizio?
Una società facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) ha citato un Comune per un pagamento. La Cassazione ha negato la sua legittimazione attiva, confermando che solo l'impresa capogruppo (mandataria) può agire in giudizio per conto dell'associazione, anche se le attività comuni del contratto d'appalto sono terminate. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Risarcimento appalto pubblico: i limiti del diritto
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per ottenere un risarcimento danni in un appalto pubblico a causa di ritardi e sospensioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo i limiti del diritto al risarcimento. In particolare, ha stabilito che in caso di consegna parziale e tardiva delle aree di lavoro, l'unico rimedio per l'appaltatore è il recesso dal contratto, non la richiesta di danni. Inoltre, ha confermato la validità delle clausole contrattuali che consentono alla stazione appaltante di sospendere i lavori senza indennizzo.
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Riserva appalti pubblici: quando è tardiva? La Cassazione
Una società di costruzioni perde il ricorso per ottenere maggiori compensi in un appalto ferroviario. La Cassazione conferma che la riserva appalti pubblici deve essere iscritta tempestivamente e formulata in modo specifico nel primo atto contabile utile, altrimenti il diritto decade. La sentenza sottolinea l'importanza di contestare la ratio decidendi delle decisioni dei giudici di merito.
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Accordo bonario: le sue dichiarazioni non sono prove
Una società di costruzioni ha perso un ricorso in Cassazione riguardo a un appalto per una metropolitana. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni fatte durante un accordo bonario non hanno valore di confessione e non vincolano il giudice. L'appello è stato dichiarato inammissibile perché le censure non invalidavano tutte le motivazioni autonome della sentenza di secondo grado.
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Ritardo consegna lavori: niente risarcimento senza recesso
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente comunale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nella consegna di un cantiere per il restauro di un immobile storico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta. La sentenza stabilisce che, nel contesto degli appalti pubblici, la disciplina speciale prevale su quella generale del codice civile. Pertanto, in caso di ritardo consegna lavori, l'appaltatore deve prima esercitare la facoltà di recesso dal contratto. Solo in caso di mancato accoglimento di tale istanza può richiedere un compenso per i maggiori oneri. Non avendo seguito questa procedura, l'impresa ha perso il diritto al risarcimento.
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Riserve appalti pubblici: quando sono valide le pretese?
Una ditta edile ha richiesto compensi extra tramite riserve in appalti pubblici per imprevisti geologici. La Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'onere di verifica delle condizioni del suolo spetta all'appaltatore, soprattutto se dichiara di conoscere il sito. La Corte ha chiarito i rigidi termini per la presentazione delle riserve, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Risoluzione per inadempimento: colpa e risarcimento
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente ferroviario per la risoluzione per inadempimento di un contratto d'appalto. I tribunali, inclusa la Corte di Cassazione, hanno attribuito la colpa alla società appaltatrice per la mancata conclusione dei lavori, respingendo le sue richieste di risarcimento e condannandola a risarcire la committente. La sentenza chiarisce che la parte inadempiente non può richiedere il risarcimento del danno.
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Riserva appalti pubblici: onere della prova e termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14522/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, stabilendo principi chiari sulla riserva appalti pubblici. La Corte ha confermato che la riserva per maggiori oneri deve essere iscritta non appena il fatto lesivo è percepibile con l'ordinaria diligenza, e non alla fine del processo dannoso. Inoltre, per la compensazione dei prezzi dei materiali, non basta una semplice istanza, ma l'appaltatore ha l'onere di provare gli effettivi maggiori costi sostenuti.
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Riserve oneri sicurezza: quando iscriverle per non decadere
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13152/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando che le riserve oneri sicurezza in un appalto pubblico devono essere iscritte tempestivamente nei documenti contabili. Anche se di carattere generale, questi costi non possono essere reclamati solo al conto finale. La Corte ha ribadito che l'onere di provare la tempestività della riserva spetta all'appaltatore, pena la decadenza dal diritto al compenso.
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Nullità parziale contratto: l’effetto sul privato
La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un provvedimento amministrativo che esclude determinate prestazioni da una convenzione sanitaria determina la nullità parziale del contratto stipulato tra ASL e struttura privata. Il privato può agire direttamente in sede civile per l'accertamento della nullità e il conseguente pagamento, senza dover esperire un giudizio di ottemperanza. La firma del contratto con 'riserva' da parte del privato è stata ritenuta sufficiente a manifestare il dissenso sulle clausole invalide.
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Riserva appalti pubblici: quando va iscritta?
Una società di costruzioni ha perso la causa per il risarcimento dei danni dovuti alla sospensione di un appalto. La Corte di Cassazione ha confermato che la riserva appalti pubblici deve essere formulata immediatamente, nel momento in cui si verifica l'evento dannoso e la sua portata pregiudizievole è chiara per l'impresa. In questo caso, la sospensione per mancanza di fondi era un evento immediatamente percepibile come dannoso, e la tardiva iscrizione della riserva ha reso la richiesta inammissibile.
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Riserve appalti pubblici: la Cassazione decide
Una società di costruzioni ha perso il diritto a contestare il saldo di un appalto pubblico perché non ha iscritto le dovute riserve nei documenti contabili finali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che la firma del conto finale senza l'apposizione di specifiche riserve appalti pubblici equivale a un'accettazione definitiva delle somme, precludendo qualsiasi successiva pretesa economica da parte dell'impresa.
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Tempestività riserve appalti: quando è obbligatoria?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per danni derivanti dalla sospensione dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato che le richieste dell'impresa (riserve) erano invalide perché non presentate tempestivamente. L'obbligo di tempestività delle riserve negli appalti sussiste anche in assenza di contabilità ufficiale, se l'impresa è consapevole del potenziale danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla sentenza
Una società di costruzioni, dopo aver perso un arbitrato, otteneva in appello un risarcimento danni da un ente comunale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione per vizio di motivazione, ritenendo che il giudice d'appello avesse accettato la quantificazione del danno in modo acritico e superficiale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sospensione lavori appalto pubblico: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile che chiedeva un risarcimento per la prolungata sospensione lavori in un appalto pubblico. La Corte ha stabilito che la causa della sospensione, legata a imprevista friabilità del terreno, costituiva una "sorpresa geologica" e non un errore di progetto. Inoltre, l'impresa non aveva tempestivamente iscritto la necessaria riserva, perdendo così il diritto a contestare la legittimità della sospensione e a richiedere indennizzi.
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Premio accelerazione appalti: il limite del 10%
Una stazione appaltante aveva corrisposto a un'impresa un premio per la conclusione anticipata dei lavori, calcolandolo nel rispetto del limite legale del 10% del valore del contratto. L'impresa aveva però richiesto un importo maggiore previsto da una diversa clausola contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito che qualsiasi forma di premio di accelerazione, indipendentemente dalla sua denominazione o dalle condizioni specifiche, è soggetta al tetto massimo inderogabile del 10%. Pertanto, la richiesta dell'impresa è stata respinta, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Contratto a corpo: la Cassazione e l’omessa pronuncia
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa a un appalto di lavori pubblici. Oggetto del contendere è la qualificazione di un contratto come "a corpo" e il conseguente diritto al pagamento dell'intero importo pattuito. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi relativi all'interpretazione del contratto, confermando la valutazione del giudice di merito. Tuttavia, ha cassato la sentenza per omessa pronuncia sulla domanda di manleva che il Comune aveva proposto nei confronti dei professionisti incaricati della progettazione e direzione dei lavori. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per decidere su tale domanda.
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