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Riserva (In Appalto)

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La richiesta formale con cui l'impresa appaltatrice, durante l'esecuzione di un'opera, contesta atti della stazione appaltante e avanza pretese economiche per maggiori oneri o danni subiti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ritardo Collaudo: No al Risarcimento Spese Generali automatico
La Corte di Cassazione ha negato il diritto automatico al risarcimento spese generali per un'impresa a causa del ritardato collaudo di opere ferroviarie. L'Appaltatore aveva richiesto il pagamento di una quota forfettaria di spese generali, sostenendo che il ritardo della Committente gli avesse causato un danno. I giudici hanno stabilito che il ritardo non giustifica un risarcimento automatico. L'impresa deve fornire la prova concreta e specifica dei costi effettivamente sostenuti a causa del ritardo, non potendo semplicemente invocare le percentuali previste per la normale esecuzione del contratto. Anche la richiesta per perdita di chance è stata respinta per mancanza di prove. La Committente vince la causa.
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Oneri Sicurezza Appalto: Committente nega, Cassazione condanna
Una società committente e un'impresa appaltatrice si scontrano sulla natura degli oneri della sicurezza in un contratto per lavori ferroviari. La committente smette di pagarli, sostenendo che fossero inclusi nel prezzo totale. L'appaltatrice agisce in giudizio e vince. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio chiaro: gli oneri della sicurezza appalto sono una voce di costo separata e non riducibile, distinta dall'importo dei lavori. Proporre una diversa interpretazione del contratto non è un motivo valido per ricorrere in Cassazione. La committente perde definitivamente e viene condannata al pagamento delle spese legali.
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Oneri di sicurezza appalto: Committente perde, costi non inclusi
Una società appaltatrice ha chiesto a un'azienda committente il pagamento extra degli oneri di sicurezza per lavori sulla rete ferroviaria. La committente riteneva tali costi già inclusi nel prezzo totale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della committente, confermando la decisione dei giudici precedenti a favore dell'appaltatrice. Il principio chiave è che la Cassazione non può sostituire la propria interpretazione del contratto a quella, plausibile, del giudice di merito. La questione sugli oneri di sicurezza appalto si risolve quindi a favore dell'impresa, che ottiene il pagamento richiesto. La committente perde e deve pagare le spese legali.
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Tubo imprevisto: no alla sospensione unilaterale dei lavori
Un'impresa edile realizzava una tangenziale per conto di un Comune. A causa di una tubazione imprevista, l'impresa decideva la sospensione unilaterale dei lavori, chiedendo poi un risarcimento danni. La Stazione Appaltante si opponeva, sostenendo che l'ostacolo non impediva la prosecuzione di altre opere previste dal contratto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune. Ha stabilito che la sospensione unilaterale dei lavori è illegittima se contraria a buona fede. L'impresa avrebbe dovuto eseguire le parti di lavoro ancora possibili, invece di bloccare completamente il cantiere. La richiesta di risarcimento è stata quindi respinta.
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Onere della prova in appello: il principio di non dispersione
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di somme aggiuntive (riserve) relative a un contratto di appalto pubblico. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda a causa della mancata produzione in appello del fascicolo di parte contenente le prove. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando il 'principio di non dispersione della prova'. Secondo tale principio, i documenti regolarmente prodotti in primo grado si considerano acquisiti al processo e il giudice d'appello deve tenerne conto, anche ordinandone la ri-produzione se necessario. La sentenza chiarisce quindi l'onere della prova in appello in caso di mancato reperimento dei documenti.
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Sospensione lavori pubblici: quando l’appello è nullo
Un'impresa edile ricorre in Cassazione per danni derivanti dalla sospensione di lavori pubblici in un appalto con un Ministero. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La decisione evidenzia che l'appello è nullo se non contesta tutte le ragioni legali autonome (ratio decidendi) della sentenza precedente e se chiede una rivalutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Il caso sottolinea l'importanza di una corretta impostazione processuale nei ricorsi.
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