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Risarcimento Per Equivalente

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45 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione distanze legali: no a risarcimento
Una proprietaria ha citato in giudizio la vicina per una sopraelevazione che non rispettava le distanze minime tra edifici. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, ordinando la demolizione dell'opera. Il caso stabilisce un principio fondamentale sulla violazione distanze legali: il rimedio è la riduzione in pristino (demolizione) e non il risarcimento monetario, poiché la tutela del diritto reale esige la completa rimozione del fatto lesivo.
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Modifica domanda: da risarcimento a ripristino?
Una proprietaria chiedeva un risarcimento monetario a un Comune per l'occupazione di un'area. In corso di causa, tentava di modificare la domanda chiedendo il ripristino dei luoghi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile tale modifica domanda, in quanto costituisce una domanda nuova non proponibile oltre i termini processuali. Si è chiarito che, sebbene sia possibile passare da una richiesta di ripristino a una monetaria, l'inverso non è consentito tardivamente.
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Risarcimento equivalente se reintegrazione è impossibile
Un proprietario, effettuando lavori di ampliamento, ha inglobato una tubatura fognaria a servizio del vicino. Quest'ultimo ha chiesto il ripristino dello stato dei luoghi (reintegrazione in forma specifica). I giudici hanno invece concesso un risarcimento per equivalente, poiché il ripristino era materialmente impossibile. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la domanda di reintegrazione include implicitamente quella, minore, di risarcimento monetario, e che il giudice può concederla d'ufficio quando la reintegrazione non è fattibile.
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Risarcimento in forma specifica: quando include i danni
La Corte di Cassazione stabilisce che la domanda di risarcimento in forma specifica include implicitamente quella di risarcimento per equivalente (monetario). Anche se una parte chiede solo il ripristino della situazione pre-danno, il giudice può concedere un indennizzo economico, considerandolo un 'minus' rispetto alla richiesta principale, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Risarcimento buoni pasto: sì al danno per equivalente
Un dirigente medico si è visto negare il diritto alla mensa e ai buoni pasto sostitutivi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20621/2025, ha stabilito un principio fondamentale: quando il datore di lavoro nega illegittimamente una prestazione contrattuale come il buono pasto, il lavoratore ha diritto a richiedere direttamente il risarcimento del danno per equivalente, ovvero una somma di denaro pari al valore del beneficio non goduto, anche se il rapporto di lavoro è ancora in corso. La Corte ha chiarito che la richiesta di risarcimento è legittima e non va confusa con una richiesta di 'monetizzazione' del buono pasto, rappresentando invece il giusto ristoro per l'inadempimento del datore.
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