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Risarcimento In Via Equitativa

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma di risarcimento del danno il cui ammontare non è calcolato con precisione matematica, ma è stabilito dal giudice secondo un criterio di giustizia e proporzionalità, basandosi sui fatti del caso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Posto fisso negato: divieto di conversione nel pubblico impiego
Un ausiliario socio-sanitario ha contestato l'illegittimità dei contratti a termine stipulati con un'azienda sanitaria. Il Tribunale ha inizialmente ordinato la reintegrazione, ma la Corte d'Appello ha escluso la trasformazione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, concedendo solo un risarcimento economico. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo il principio del divieto di conversione nel pubblico impiego. Anche per le aziende sanitarie, che rientrano tra le pubbliche amministrazioni, la violazione delle norme sulle assunzioni a tempo determinato non può mai comportare la nascita di un rapporto di lavoro stabile. Questo limite tutela il buon andamento della pubblica amministrazione e l'accesso tramite concorso pubblico. Il lavoratore ha quindi diritto esclusivamente al risarcimento del danno economico, senza poter ottenere il posto fisso.
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Risarcimento danni per diffamazione: l’esposto falso costa caro
Un avvocato ha promosso un esposto, firmato da cento colleghi, accusando falsamente un magistrato di scarsa laboriosità. L'esposto è stato inviato a vari organi istituzionali. Il magistrato ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità dell'avvocato, riducendo il risarcimento a 15.000 euro poiché non è stato provato il suo ruolo nella diffusione della notizia alla stampa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'avvocato, confermando che l'esposto denigratorio privo di riscontri oggettivi costituisce diffamazione. Il diritto di critica non si applica se mancano la verità dei fatti e la dovuta diligenza nella verifica delle informazioni.
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Lavaggio dei DPI: l’Azienda paga se non pulisce la tuta
Il Lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il risarcimento del danno derivante dal mancato lavaggio dei DPI (la tuta ad alta visibilità) da parte dell'Azienda. Il danno è stato quantificato in via equitativa calcolando un'ora di lavoro straordinario a settimana. L'Azienda ha contestato il calcolo delle ore e ha denunciato un'ingiusta inversione dell'onere della prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, confermando che spetta al giudice di merito valutare la genericità delle contestazioni e i conteggi basati sulle buste paga. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Lavaggio dei dispositivi di protezione individuale: ditta perde
Alcuni dipendenti hanno ottenuto decreti ingiuntivi contro l'azienda datrice di lavoro per ottenere il risarcimento del danno derivante dal mancato lavaggio dei dispositivi di protezione individuale (nello specifico, tute ad alta visibilità). L'azienda si è opposta contestando i conteggi delle ore di straordinario usati come parametro risarcitorio. La Corte d'Appello ha confermato la condanna dell'azienda, rilevando che i conteggi basati sulle buste paga erano corretti e persino inferiori al dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, poiché questa non ha contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza d'appello e ha sollevato contestazioni tardive. L'azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Abuso d’ufficio e risarcimento danni: condannato il sindaco
Durante un consiglio comunale, il Sindaco insulta ed espelle un Consigliere di minoranza, proseguendo la seduta e la votazione senza riammetterlo. Il Consigliere agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo che la condotta del Sindaco integri astrattamente il reato di abuso d'ufficio, escludendo così la prescrizione breve. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Sindaco, confermando la condanna al pagamento di tremila euro. I giudici di legittimità ribadiscono che l'allontanamento ingiustificato del consigliere configura l'ipotesi di abuso d'ufficio e risarcimento danni, poiché il Sindaco ha agito con dolo intenzionale per alterare la composizione dell'assemblea, arrecando un danno ingiusto al Consigliere espulso.
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Errore della PA: dipendente vince per perdita di chance
Un funzionario pubblico fa causa a un'Amministrazione per essere stato penalizzato ingiustamente in una selezione per una posizione di maggiore responsabilità. La Corte di Cassazione chiarisce che un errore nella procedura di valutazione, che impedisce a un candidato di competere ad armi pari, genera il diritto a un risarcimento per perdita di chance. Anche se non c'è la certezza che il funzionario avrebbe vinto, la perdita di una possibilità concreta va risarcita. L'Amministrazione ha perso il ricorso finale per un vizio di forma, rendendo definitiva la condanna al risarcimento del danno a favore del dipendente.
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Demansionamento infermieri: limiti e risarcimento danni
Una struttura sanitaria ha assegnato sistematicamente a un'infermiera mansioni inferiori, proprie del personale di supporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, stabilendo che l'assegnazione di compiti inferiori, se non marginale, deve essere puramente occasionale. È stato quindi confermato il risarcimento del danno alla dignità professionale, poiché il demansionamento infermieri costante e sistematico costituisce una violazione dei diritti del lavoratore.
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Demansionamento infermiere: quando è risarcibile
Un infermiere veniva sistematicamente assegnato a mansioni inferiori proprie di un operatore sociosanitario. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, chiarendo che il demansionamento infermiere è illegittimo quando l'assegnazione a compiti inferiori è costante e sistematica, anche se le mansioni qualificanti restano prevalenti. Tale condotta lede la dignità professionale e dà diritto a un risarcimento del danno, liquidato in via equitativa.
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