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Risarcimento Del Danno

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245 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per rapina. I motivi sono la genericità delle censure, che reiterano argomenti già respinti in appello, e l'infondatezza della richiesta di attenuante per risarcimento del danno, poiché quest'ultimo non è stato integrale. La Corte ribadisce che la graduazione della pena è una decisione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile se motivata logicamente.
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Contratti a termine: no all’abuso nel pubblico impiego
Un ente comunale ha reiterato l'assunzione di lavoratori con contratti a termine per mansioni stabili, giustificandoli con una legge regionale a sostegno dell'occupazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente, confermando che tale pratica costituisce un abuso dei contratti a termine. La Corte ha stabilito che il semplice richiamo a progetti regionali non è sufficiente a legittimare l'uso di contratti temporanei per soddisfare esigenze istituzionali permanenti e durevoli. Anche il ricorso dei lavoratori, relativo alla liquidazione delle spese legali, è stato respinto, confermando l'ampia discrezionalità del giudice di merito in materia.
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Risarcimento del danno: la Cassazione e i criteri
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del risarcimento del danno per l'occupazione di un immobile senza un valido titolo. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la liquidazione del danno in via equitativa da parte del giudice di merito. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti di specificità dei motivi di ricorso per Cassazione e valida l'uso dei valori di mercato OMI come parametro per la quantificazione del danno, ribadendo che non è necessaria una prova rigorosa dell'ammontare esatto del pregiudizio subito dal proprietario.
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Risarcimento del danno: non basta se c’è omertà
La Corte di Cassazione conferma la decisione di negare l'attenuante del risarcimento del danno a un imputato. Nonostante la vittima avesse firmato una quietanza, i giudici hanno ritenuto l'atto inattendibile a causa del contesto di omertà e della comune "subcultura criminale" delle parti. La sentenza chiarisce che il pagamento non deve essere un mero accordo transattivo, ma un'autentica manifestazione di pentimento (resipiscenza) del reo, la cui prova deve essere rigorosa e non generica.
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Affidamento in prova e risarcimento: non è decisivo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un condannato unicamente per il mancato risarcimento del danno alle vittime. La Suprema Corte ha stabilito che tale elemento, da solo, non può giustificare un diniego, specialmente in presenza di un percorso di reinserimento sociale positivo. Il giudice deve sempre valutare le concrete condizioni economiche del condannato prima di considerare il risarcimento un requisito per l'affidamento in prova.
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Risarcimento del danno: illegittimo se non si valuta
La Corte di Cassazione ha annullato una prescrizione imposta da un Tribunale di sorveglianza che subordinava l'affidamento in prova al servizio sociale all'integrale risarcimento del danno alle vittime. La Corte ha stabilito che tale obbligo è illegittimo se non viene prima valutata la concreta capacità economica del condannato e se prevede la revoca automatica della misura in caso di inadempimento.
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Risarcimento del danno: quando ottenerlo prima del processo
Un imputato, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, ha ottenuto l'annullamento con rinvio della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha riconosciuto che il risarcimento del danno in favore delle persone offese, avvenuto prima dell'apertura del dibattimento, impone una nuova valutazione della pena per la concessione di una specifica attenuante. Tuttavia, ha confermato che per l'estinzione del reato di oltraggio, anche il risarcimento all'ente pubblico di appartenenza deve avvenire prima del processo, cosa non accaduta nel caso di specie.
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Riabilitazione penale: risarcimento e capacità economica
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riabilitazione penale a un condannato per gravi reati, ritenendo la sua offerta di risarcimento simbolico manifestamente inadeguata. Secondo la Corte, lo svolgimento di un'attività lavorativa, seppur con un reddito modesto, esclude lo stato di indigenza e impone un impegno risarcitorio concreto e proporzionato alla gravità del danno, che non può essere assolto con un mero gesto simbolico.
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Risarcimento del danno: auto da asta, ritardo chiavi
Un acquirente cita in giudizio una concessionaria per ottenere il risarcimento del danno a causa del ritardo nella consegna del duplicato delle chiavi di un'auto acquistata all'asta. La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano giustificato il ritardo. La necessità di complesse procedure di sicurezza, dovute alla provenienza furtiva del veicolo, è stata considerata una causa di forza maggiore non imputabile alla concessionaria, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Risarcimento del danno: come si calcola nel preliminare
In caso di inadempimento di un contratto preliminare di vendita da parte del promittente venditore, che aliena l'immobile a terzi, il promissario acquirente ha diritto al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione chiarisce che tale risarcimento si calcola sulla differenza tra il valore commerciale del bene al momento dell'inadempimento e il prezzo pattuito, non sui mancati guadagni di un'eventuale successiva operazione immobiliare. Spetta all'acquirente fornire la prova di tale danno.
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Risarcimento del danno parziale: no attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. Il ricorrente chiedeva l'applicazione dell'attenuante per avvenuto risarcimento del danno, ma la Corte ha stabilito che un accordo transattivo parziale e non integralmente saldato prima del dibattimento non è sufficiente. Il risarcimento del danno, per giustificare una riduzione di pena, deve essere completo e avvenire prima dell'apertura del processo di primo grado.
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Risarcimento del danno: offerta non basta per lo sconto
Un automobilista condannato per istigazione alla corruzione ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per il risarcimento del danno. La Corte ha respinto questo motivo, chiarendo che una semplice offerta tramite assegni non costituisce un'offerta reale valida ai fini della concessione del beneficio. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio perché i giudici di merito avevano commesso un errore nel calcolo della pena, non applicando una riduzione per un'altra attenuante riconosciuta.
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Attenuanti generiche: il risarcimento non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La sentenza chiarisce che il risarcimento del danno, se ha già portato alla remissione di querela, non può essere nuovamente valutato per ridurre la pena, specialmente se emergono elementi negativi sulla personalità dell'imputato, come l'inclinazione a delinquere.
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Risarcimento del danno: come si calcola per demansionamento
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico per demansionamento. La Corte d'Appello, pur confermando l'illecito, ha ridotto il risarcimento del danno dal 100% al 30% della retribuzione. La Corte di Cassazione ha annullato questa riduzione, giudicando la motivazione troppo generica e insufficiente. La sentenza sottolinea che la liquidazione equitativa del danno richiede un percorso logico chiaro e trasparente, soprattutto in caso di notevole divergenza con la decisione di primo grado. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova quantificazione.
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Risarcimento danno immobiliare: il giudicato conta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società immobiliare al risarcimento del danno per la mancata restituzione di alcuni immobili, protrattasi per otto anni. La Corte ha stabilito che la precedente sentenza, che ordinava il rilascio dei beni, costituiva prova definitiva (giudicato) del possesso da parte della società, rendendola responsabile per la conseguente indisponibilità. Il ricorso della società è stato rigettato, affermando il diritto dei proprietari a ottenere un risarcimento danno immobiliare per il periodo in cui non hanno potuto disporre dei loro beni.
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Risarcimento del danno: quando non basta a ridurre la pena
Un individuo, condannato per rapina aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione sperando in una riduzione della pena. Il ricorso si basava sulla richiesta di riconoscere l'attenuante del risarcimento del danno, effettuato materialmente dal suo avvocato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che, per essere valida, l'attenuante richiede una prova inequivocabile della volontà personale dell'imputato di risarcire, elemento non dimostrato nel caso specifico.
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Risarcimento del danno: demolizione tardiva non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la demolizione di un'opera edilizia abusiva, se effettuata dopo l'emissione di un'ordinanza di demolizione da parte dell'autorità amministrativa, non consente di beneficiare dell'attenuante del risarcimento del danno. Secondo la Corte, per ottenere lo sconto di pena, la riparazione deve essere spontanea e non una conseguenza di un'azione impositiva della pubblica amministrazione. Il ricorso degli imputati, condannati per reati edilizi, è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Risarcimento del danno e prelazione: la prova decisiva
Una società affittuaria di un'azienda di distribuzione carburanti ha citato in giudizio la società concedente per la violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento del danno per mancato guadagno, sottolineando che l'attore non aveva fornito prove concrete del pregiudizio subito. La sentenza chiarisce che, per ottenere il risarcimento del danno, non basta dimostrare l'inadempimento, ma è necessario provare l'esistenza effettiva del danno ('an'), non potendo il giudice ricorrere a una valutazione equitativa in assenza di tale prova fondamentale.
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Risarcimento parziale: no all’attenuante, dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento di attenuanti. La Corte ha stabilito che un motivo di ricorso è inammissibile se generico o proposto per la prima volta in Cassazione. In particolare, ha ribadito che per l'attenuante del risarcimento del danno, è necessario che questo sia integrale e non parziale, a prescindere dalla mancata costituzione di parte civile della persona offesa. Il risarcimento parziale, quindi, non è sufficiente a integrare la circostanza attenuante.
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Risarcimento del danno: la NASpI non si detrae
La Corte di Cassazione ha stabilito che la NASpI, indennità di disoccupazione, non può essere sottratta dal risarcimento del danno spettante al lavoratore per licenziamento illegittimo. La Corte ha rigettato il ricorso di una cooperativa, confermando che le somme percepite a titolo di NASpI non costituiscono 'aliunde perceptum', ma prestazioni del sistema di sicurezza sociale, eventualmente ripetibili dall'INPS.
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