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Risarcimento Danno Contratti A Termine

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratti a termine nulli? Il risarcimento del danno è dovuto
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul risarcimento danno contratti a termine nel pubblico impiego. Un lavoratore, assunto da una Regione con una serie di contratti a termine verbali e quindi nulli, ha comunque diritto al risarcimento. L'Amministrazione sosteneva che la nullità escludesse l'abuso. La Corte ha invece chiarito che proprio la mancanza di forma scritta, eludendo le norme a tutela del lavoratore, costituisce una forma di abuso. Di conseguenza, la nullità del contratto non cancella il diritto del lavoratore a essere risarcito per la reiterazione illegittima del rapporto precario. Il lavoratore ha quindi vinto la causa, ottenendo la conferma del suo diritto all'indennità.
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Contratti a termine scuola: niente risarcimento sotto i 36 mesi
Una lavoratrice del settore scolastico aveva ottenuto il risarcimento del danno per l'illegittima successione di contratti a termine. Il Ministero dell'Istruzione ha però impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo un principio fondamentale: nel comparto scuola, il risarcimento danno contratti a termine è dovuto solo quando la durata complessiva dei rapporti di lavoro supera i 36 mesi. Poiché nel caso specifico questo limite non era stato superato, la richiesta della lavoratrice è stata respinta. La sentenza chiarisce quindi che la sola ripetizione dei contratti non è sufficiente a generare un diritto al risarcimento, se non si oltrepassa la soglia temporale dei tre anni.
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Contratti a termine verbali: PA condannata al risarcimento
Un lavoratore forestale ha fatto causa a un Ente Regionale per l'utilizzo abusivo di contratti a termine successivi, stipulati peraltro solo verbalmente. L'Ente sosteneva che la nullità dei contratti per mancanza di forma scritta escludesse il risarcimento. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa tesi, affermando un principio fondamentale: la mancanza di forma scritta non solo non impedisce il risarcimento, ma costituisce essa stessa un elemento dell'abuso. Impedisce infatti di verificare la legittimità delle ragioni del termine. La Corte ha quindi confermato il diritto del lavoratore al risarcimento danno contratti a termine, liquidando una somma basata su una nuova legge più favorevole. L'Ente Regionale ha perso la causa e dovrà risarcire il lavoratore.
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Precari Scuola: Assunzione cancella risarcimento danno contratti a termine
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di alcuni dipendenti della scuola che, dopo anni di precariato, chiedevano un risarcimento per l'abuso di contratti a termine da parte del Ministero. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: l'assunzione a tempo indeterminato (la cosiddetta 'stabilizzazione') costituisce di per sé una misura adeguata e sufficiente a sanzionare l'abuso passato. Di conseguenza, la stabilizzazione cancella il diritto a un ulteriore risarcimento danno contratti a termine, a meno che il lavoratore non dimostri di aver subito danni specifici e ulteriori, diversi dalla perdita di occasioni lavorative. La domanda dei lavoratori è stata quindi respinta.
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Contratti a termine: co.co.co. aumenta il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei lavoratori pubblici al risarcimento del danno per l'abuso di contratti a termine. La sentenza stabilisce un principio importante: nel calcolare l'entità del risarcimento, il giudice può considerare anche i precedenti e lunghi periodi di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.). Sebbene questi non contino per il limite di durata dei contratti a termine, servono a valutare il comportamento complessivo dell'ente e la durata totale del rapporto precario. L'Ente Pubblico ha quindi perso la causa e deve versare l'indennità stabilita, che teneva conto dell'intera storia lavorativa dei dipendenti.
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Risarcimento contratti a termine: stabilizzazione ok?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13686/2024, chiarisce che l'assunzione a tempo indeterminato di un dipendente pubblico non esclude automaticamente il diritto al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine. Il risarcimento è dovuto a meno che l'assunzione non sia l'esito di una specifica procedura di stabilizzazione, mirata a superare il precariato e con una ragionevole certezza di successo ex ante. La Corte d'appello aveva erroneamente negato il risarcimento senza verificare queste condizioni, motivo per cui la sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danno contratti a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10414/2025, ha stabilito che un lavoratore ha diritto al risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine anche se successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La Corte chiarisce che il superamento di una procedura concorsuale non 'sana' l'abuso pregresso, poiché l'assunzione deriva dal merito selettivo e non è una diretta conseguenza riparatoria della precarizzazione subita. Pertanto, il risarcimento danno contratti a termine resta dovuto.
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