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Risarcimento Danni Da Infiltrazioni

14 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento danni da infiltrazioni: tetto nuovo ma zero prove
La Proprietaria ha citato in giudizio I Vicini lamentando stillicidio e chiedendo il risarcimento danni da infiltrazioni a seguito di lavori di ristrutturazione del tetto confinante. I giudici di merito hanno respinto le domande per l'assoluta genericità delle prove fornite, negando la nomina di un perito d'ufficio. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto del ricorso. I giudici hanno chiarito che la perizia tecnica non può sostituire l'onere probatorio della parte danneggiata. Inoltre, eventuali violazioni urbanistiche rilevano verso la Pubblica Amministrazione ma non provano automaticamente un danno civile. La Proprietaria ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: persa la causa senza prove
Il proprietario di un appartamento subisce danni dovuti a perdite d'acqua dal bagno del vicino del piano superiore. L'uomo richiede in tribunale il risarcimento danni da infiltrazioni per oltre trentamila euro, comprensivi di mancato affitto e spese tecniche. I giudici di merito gli riconoscono solo un risarcimento parziale di circa settemila euro. Il proprietario danneggiato propone ricorso in Cassazione per ottenere una somma maggiore. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La richiesta sulla tassazione agevolata è generica e tardiva. La valutazione delle spese e dei documenti è corretta. Il danneggiato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione fiscale.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: ragione ma ricorso perso
Una residente ha chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti dal tetto condominiale che avevano colpito l'appartamento in cui viveva con la zia, ormai deceduta. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, ritenendo che la donna, in quanto semplice detentrice dell'immobile e non proprietaria, non avesse il diritto di agire in giudizio. La Corte di Cassazione ha chiarito che anche chi ha solo la disponibilità materiale di un bene può richiedere il risarcimento se subisce un danno al proprio patrimonio. Tuttavia, nel caso specifico, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la ricorrente non ha descritto con sufficiente precisione i fatti e le prove nei documenti presentati, confermando la decisione precedente ma compensando le spese di giudizio.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: fognatura ko, impresa salva
Un proprietario ha chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causate, a suo dire, dalla costruzione di un piazzale rialzato da parte di un'impresa edile confinante. Il proprietario lamentava anche l'abusiva creazione di una servitù di affaccio. La Corte d'appello ha respinto la domanda poiché le perizie tecniche hanno dimostrato che gli allagamenti dipendevano dall'insufficienza della rete fognaria comunale e non dalle opere dell'impresa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del proprietario inammissibile. I giudici hanno rilevato che l'atto era eccessivamente confuso, lungo e privo di chiarezza espositiva, violando le regole del codice di procedura civile. Inoltre, il ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità in presenza di decisioni conformi nei precedenti gradi di giudizio. Il proprietario perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: vince chi non è più custode
I Proprietari dell'Appartamento hanno chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causate dalla rottura di una colonna fecale. Sostenevano che il danno derivasse da lavori di consolidamento del 1981 eseguiti dal Vicino. Il Tribunale ha escluso la responsabilità del Vicino: dal 1994 non era più custode della tubatura (divenuta di proprietà esclusiva dopo una divisione ereditaria) e i lavori del 1981 erano stati affidati a un'impresa appaltatrice esterna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei danneggiati, poiché hanno sollevato per la prima volta in sede di legittimità la questione della natura comune delle opere di consolidamento. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: senza prove niente soldi
Il Proprietario di un appartamento ha richiesto al Condominio il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare. Il danno lamentato consisteva nel mancato guadagno per l'anticipato recesso dell'inquilino. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove, non avendo il proprietario depositato il contratto di locazione né la disdetta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il danno da perdita di canoni non è automatico ma va rigorosamente provato. Inoltre, il principio di non contestazione non si applica a fatti estranei alla controparte, come i rapporti interni tra proprietario e inquilino. Il Proprietario perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: errori formali e spese legali
I proprietari di alcuni garage sotterranei hanno citato in giudizio i vicini del piano superiore e il condominio per ottenere il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti da aree verdi e scarichi. Dopo il rigetto della domanda di risarcimento nei gradi precedenti, i danneggiati hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile poiché i ricorrenti non hanno depositato la copia autentica della sentenza d'appello completa della relata di notifica nei termini di legge. Inoltre, la Corte ha confermato che le spese legali del terzo chiamato in causa (il condominio) devono essere pagate dai ricorrenti originari, in quanto la loro pretesa infondata ha dato origine all'intero contenzioso.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: il recesso non basta
Una società proprietaria di un appartamento ha chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti dal lastrico solare condominiale. A causa dell'umidità, l'inquilino aveva interrotto il pagamento dei canoni e infine rilasciato l'immobile. La proprietaria chiedeva il ristoro dei canoni persi e dei costi di ripristino. I giudici di merito hanno accolto solo la domanda di ripristino del tetto, rigettando le richieste risarcitorie per mancanza di prove sul nesso causale tra infiltrazioni e recesso dell'inquilino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la semplice produzione del contratto di locazione e della lettera di recesso non dimostra che l'abbandono dell'immobile sia stato causato esclusivamente dalle infiltrazioni, specialmente se la perizia tecnica ha escluso un'inagibilità totale dei locali.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: senza prove niente rimborso
I Comproprietari di un'area privata hanno chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni di liquami nei loro garage, causate a loro dire dai lavori di rifacimento della fognatura eseguiti dal Condominio vicino. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché la causa della rottura delle tubature è rimasta ignota, non essendoci prove che i danni derivassero dai lavori condominiali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Comproprietari: la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Anche i ricorsi incidentali del Condominio e dell'Impresa Appaltatrice sono stati respinti, confermando la compensazione delle spese legali per l'obiettiva difficoltà di ricostruire la dinamica dei fatti.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: vince l’Ente Strade
Il Proprietario di un immobile ha chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causate, a suo dire, dai lavori stradali eseguiti dall'Ente Strade. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda basandosi su una perizia tecnica. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, escludendo il collegamento tra i lavori e il danno, anche perché l'immobile era stato demolito, rendendo impossibili nuove verifiche. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata considerazione di alcuni chiarimenti del perito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove o i pareri tecnici già analizzati dal giudice di merito, il quale ha motivato in modo logico la sua decisione. Di conseguenza, il Proprietario perde la causa e deve restituire le somme ricevute in primo grado.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: stop ai ricorsi sui fatti
Il Conduttore di un locale adibito a deposito ha richiesto il risarcimento danni da infiltrazioni d'acqua provenienti dalle tubature del solaio condominiale sovrastante. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda. Il Conduttore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un presunto errore di percezione delle prove da parte dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché il ricorrente ha tentato di ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha confermato l'obbligo di attestare la sussistenza dei presupposti per il pagamento del doppio contributo unificato, nonostante l'ammissione del ricorrente al patrocinio a spese dello Stato.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: ricorso perso per errore
Una proprietaria ha richiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causati al proprio bagno durante i lavori di rifacimento del terrazzo sovrastante, eseguiti da un'impresa su incarico del condominio. Dopo l'accoglimento in primo grado, il Tribunale ha ribaltato la decisione rigettando la domanda. La proprietaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato la violazione del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha riprodotto né localizzato i documenti e gli atti processuali richiamati. Inoltre, la ricorrente ha inammissibilmente richiesto una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la proprietaria ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese legali in favore del condominio e dell'impresa.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: la tutela contro il vicino
Una proprietaria ha citato in giudizio il vicino lamentando l'uso improprio di un sottopasso e di una corte comune, oltre a infiltrazioni d'acqua causate da un tubo di scarico piovano difettoso. Il vicino ha chiesto l'usucapione della corte. La Corte d'Appello ha ordinato lo spostamento dello scarico e l'arretramento dei comignoli della proprietaria, ma ha omesso di decidere sulla richiesta di risarcimento danni da infiltrazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della proprietaria su questo punto specifico, confermando che il giudice d'appello avrebbe dovuto pronunciarsi sulla domanda risarcitoria. La sentenza è stata cassata con rinvio per la decisione sui danni.
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Danni da infiltrazioni: risarcimento negato per errore formale
Una società chiedeva il risarcimento danni da infiltrazioni provenienti da muri di contenimento di proprietà di un'impresa costruttrice e di una vicina. Dopo aver perso la causa sia in primo grado che in appello, la società ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si fonda su gravi vizi procedurali: l'atto mancava di una chiara esposizione dei fatti e non contestava in modo corretto le perizie tecniche. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento è stata definitivamente respinta con condanna al pagamento delle spese legali.
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