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Ripetizione Dell'Indebito — Anno 2022

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144 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ripetizione Dell'Indebito

Provvedimenti

Onere della prova nei rapporti bancari: la banca perde la causa
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per far dichiarare nulle alcune clausole del proprio conto corrente e ottenere la restituzione delle somme pagate in eccedenza. La banca ha contestato la mancanza di alcuni estratti conto continui. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando che, in tema di onere della prova nei rapporti bancari, se il cliente produce una quantità significativa di estratti conto, il giudice può ricostruire il saldo reale partendo dal primo estratto conto disponibile. Questa operazione può avvenire tramite una perizia tecnica d'ufficio, senza che la parziale incompletezza dei documenti blocchi la domanda di rimborso del correntista. La banca perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Efficacia del giudicato: gli eredi battono l’ente pubblico
Gli eredi di un datore di lavoro agricolo hanno chiesto all'Ente Previdenziale la restituzione di contributi versati in eccedenza, forti di una precedente sentenza definitiva che riconosceva il loro diritto a pagare sulla base del salario reale. L'Ente si è opposto eccependo un condono avvenuto senza riserva di ripetizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che l'efficacia del giudicato copre sia il dedotto sia il deducibile. Poiché il condono era avvenuto durante il primo processo, l'Ente avrebbe dovuto farlo valere in quella sede. Non avendolo fatto, non può sollevarlo in un secondo giudizio per bloccare il rimborso. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Dichiarazione di fallimento: il ritardo nei contratti costa caro
Una s.n.c. affitta la propria azienda a una s.r.l. Successivamente, per ottenere un finanziamento, concorda un aumento del canone, subordinato a investimenti tempestivi. La s.r.l. fallisce e il curatore, rilevando che gli investimenti non sono stati eseguiti nei termini, chiede la restituzione del canone maggiorato versato ingiustamente. Sulla base di questo enorme credito, il curatore chiede e ottiene la dichiarazione di fallimento della s.n.c. e dei suoi soci. I debitori propongono reclamo contestando il credito e la legittimazione del fallimento istante. La Corte d'Appello respinge il reclamo e la Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ribadisce che la valutazione delle prove e dei termini contrattuali spetta al giudice di merito, confermando definitivamente la dichiarazione di fallimento.
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Principio di soccombenza: chi perde paga anche se il debito si riduce
Un Ente Pubblico ha contestato la decisione del giudice di rinvio che lo ha condannato a pagare tutte le spese legali a favore di una Società Concessionaria. La Società aveva inizialmente chiesto la restituzione di oltre 231.000 euro per canoni non dovuti, ottenendo infine solo circa 76.000 euro. L'Ente Pubblico riteneva ingiusta la condanna totale alle spese, invocando una soccombenza parziale della controparte. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso, confermando che il principio di soccombenza vieta la condanna alle spese solo della parte totalmente vittoriosa. La riduzione della somma originariamente richiesta non esclude la qualità di parte perdente dell'Ente Pubblico. La scelta di compensare o meno le spese rientra nel potere discrezionale del giudice di merito.
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