Un uomo, assolto dall'accusa di spaccio dopo un anno di arresti domiciliari, ha chiesto un indennizzo allo Stato. La sua richiesta di riparazione per ingiusta detenzione è stata però respinta. La Cassazione ha confermato che il suo comportamento ha costituito una 'colpa grave' che esclude il diritto al risarcimento. In particolare, l'uomo frequentava pregiudicati, usava un linguaggio criptico al telefono e, soprattutto, aveva mentito agli inquirenti negando di usare l'utenza intercettata. Questo comportamento ha ingannato le autorità, contribuendo direttamente al suo arresto. Di conseguenza, non solo non ha ottenuto l'indennizzo, ma è stato condannato a pagare le spese processuali.
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