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Rinuncia Alla Domanda

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto con cui una parte decide volontariamente di rinunciare a una o più richieste precedentemente presentate al giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Espropriazione per pubblica utilità: la Cassazione cerca le prove
Un cittadino ha impugnato la decisione relativa a una procedura di espropriazione per pubblica utilità avviata da un Comune. Durante il giudizio, sono emersi dubbi sull'effettivo oggetto della domanda a causa di possibili rinunce parziali formulate nei verbali di udienza. La Corte di Cassazione, non potendo decidere senza una chiara ricostruzione dei fatti processuali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Con questo provvedimento, i giudici hanno ordinato alla Cancelleria di acquisire il fascicolo d'ufficio della Corte d'Appello per verificare il reale contenuto delle richieste e delle rinunce, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Compensazione pecuniaria per ritardo aereo: il passeggero perde
Un passeggero ha richiesto la compensazione pecuniaria per ritardo aereo dopo che il suo volo ha subito un ritardo superiore a tre ore. La compagnia aerea si è difesa dimostrando che il ritardo era dovuto a un allarme bomba, considerato circostanza eccezionale. I giudici di merito hanno rigettato la domanda del passeggero, condannandolo al pagamento delle spese legali. Il passeggero ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo tra l'altro di aver rinunciato alla domanda principale e contestando l'ammontare delle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la mancata riproposizione di una domanda non equivale a una rinuncia automatica e che le spese processuali erano state liquidate correttamente. Il passeggero perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Rinuncia alla domanda: non perdi il diritto! La Cassazione vince
Un creditore, che aveva due cause pendenti contro lo stesso debitore per il medesimo credito, effettua una rinuncia alla domanda in uno dei due processi. La Corte d'Appello interpreta erroneamente questo atto come una rinuncia definitiva al diritto di credito, revocando un decreto di pagamento già ottenuto. La Corte di Cassazione interviene e chiarisce la fondamentale differenza tra la semplice rinuncia alla domanda, una mera scelta processuale che non estingue il diritto, e la più drastica rinuncia all'azione. La Cassazione accoglie il ricorso del creditore, affermando che il suo diritto al pagamento rimane valido e che la precedente rinuncia era solo una modifica strategica della sua posizione in quel singolo processo.
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Rinuncia alla domanda: il Subappaltatore perde il credito
Una società subappaltatrice chiede il pagamento di oltre 800.000 euro all'appaltatrice. Quest'ultima si oppone, poiché la committente principale contesta vizi nei lavori. La subappaltatrice sostiene che la committente, in un'altra causa, ha effettuato una rinuncia alla domanda, liberando così il pagamento. La Corte di Cassazione ha però chiarito che la semplice rinuncia a un giudizio non equivale a una rinuncia al diritto sottostante. Di conseguenza, la contestazione dei vizi resta valida e l'appaltatrice ha legittimamente bloccato il pagamento. La subappaltatrice perde la causa e non ottiene la somma richiesta.
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Rinuncia alla domanda: quando si può riproporre l’azione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra la rinuncia alla domanda e la rinuncia all'azione. Nel caso esaminato, una banca aveva rinunciato a una domanda riconvenzionale in un primo giudizio, conclusosi con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Successivamente, la banca ha agito nuovamente per lo stesso credito tramite un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda è un atto puramente processuale che non impedisce di riproporre la stessa pretesa in un nuovo giudizio, in quanto non incide sul diritto sostanziale e non forma giudicato sul merito.
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Rinuncia alla domanda: quando è valida nel processo?
La Corte di Cassazione analizza il caso di una curatela fallimentare la cui condotta processuale era stata interpretata come una rinuncia alla domanda di restituzione somme. La Suprema Corte ha annullato la decisione, specificando che la rinuncia alla domanda non può essere presunta da un comportamento ambiguo. Viene inoltre ribadita la distinzione fondamentale tra rinuncia alla domanda, che rientra nei poteri del difensore, e rinuncia all'azione, che richiede un mandato speciale in quanto atto dispositivo del diritto.
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Rinuncia alla domanda: i poteri dell’avvocato
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere del difensore. Una rinuncia alla domanda che estingue l'intera pretesa del cliente non è una semplice modifica della domanda, ma una rinuncia all'azione, che richiede un mandato speciale. La Corte specifica che la rinuncia alla propria domanda non comporta automaticamente la rinuncia a difendersi da una domanda riconvenzionale avversaria. La sentenza di appello, che aveva considerato valida la rinuncia, è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia alla domanda nel rinvio: no presunzioni
In un caso riguardante un contratto a tempo determinato, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul giudizio di rinvio. Una lavoratrice, dopo aver ottenuto la conversione del contratto, si è vista negare il diritto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio, la quale ha ritenuto che la sua domanda sulla nullità del termine fosse stata abbandonata. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, chiarendo che la rinuncia alla domanda deve essere inequivocabile e non può essere desunta dalla semplice discussione su aspetti consequenziali, come l'entità del risarcimento. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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