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Rinuncia Al Ricorso

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3355 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento illegittimo: L’azienda rinuncia, il lavoratore vince le spese
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento illegittimo. Un lavoratore era stato licenziato da un'azienda aerea. I giudici precedenti avevano stabilito che il licenziamento era illegittimo perché due società, pur separate formalmente, costituivano un unico 'complesso aziendale'. Questo significava che l'azienda avrebbe dovuto considerare tutti i dipendenti di entrambe le entità per la procedura di licenziamento collettivo. L'azienda ha poi rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato estinto il processo e ha condannato l'azienda a pagare le spese legali al lavoratore.
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Definizione agevolata: stop alla causa solo dopo il saldo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente due avvisi di accertamento sintetico, rideterminando il reddito IRPEF per il possesso di un'auto di lusso e quote di due immobili a fronte di redditi dichiarati insignificanti. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha impugnato la decisione in Cassazione. Successivamente, il privato ha richiesto la definizione agevolata del debito fiscale, chiedendo l'estinzione del processo e presentando un piano di pagamento rateale. La Corte di Cassazione ha evidenziato che la chiusura del giudizio richiede la prova del saldo di tutte le rate. Poiché l'ultima rata era prevista per il 30 novembre 2023, i giudici hanno disposto il rinvio della causa a una data successiva per verificare l'effettivo completamento dei pagamenti.
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Rinuncia al ricorso: Condominio salvo da spese in Cassazione
Una Società Immobiliare ha impugnato le delibere assembleari di un Condominio relative a consuntivi e preventivi. Dopo che i primi due gradi di giudizio avevano respinto le sue richieste, la Società ha presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Società ha quindi formalizzato la sua rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza condanna alle spese e senza l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato, dato l'accordo intervenuto e la mancata costituzione dell'intimato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: gli effetti e le spese
Una società ha impugnato l'avviso di accertamento catastale relativo alla rettifica della rendita di quattro immobili. Dopo l'esito negativo nei gradi di merito, la società ha proposto impugnazione, ma in seguito ha formalizzato la Rinuncia al ricorso per cassazione. L'atto è stato regolari notificato all'Amministrazione Finanziaria. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del processo, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti. I giudici hanno inoltre precisato che non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la rinuncia volontaria non equivale al rigetto o all'inammissibilità dell'impugnazione.
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Progressione Stipendiale Contratti a Termine: Rinuncia Estingue il Processo
Una Docente ha chiesto al Ministero il riconoscimento della progressione stipendiale per i suoi numerosi contratti a termine. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Docente ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, ha poi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, prendendo atto della rinuncia al ricorso. Di conseguenza, non è stato dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la controversia si è chiusa per volontà della parte ricorrente, senza una decisione nel merito sulla progressione stipendiale contratti a termine.
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Rinuncia al ricorso senza adesione: spese a carico del cittadino
Un cittadino ha impugnato una sentenza d'appello davanti alla Suprema Corte per una controversia riguardante sanzioni amministrative contro un Ente Locale. Successivamente, il ricorrente ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso a seguito di un accordo transattivo raggiunto tra le parti. Tuttavia, l'Ente Pubblico non ha prestato formale adesione alla rinuncia notificata. I Giudici di legittimità hanno pertanto dichiarato estinto il processo per rinuncia, ma hanno condannato il cittadino al pagamento delle spese legali a favore dell'Ente resistente.
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Rinuncia al Ricorso: Quando il Giudizio si Estingue in Cassazione
Una società (il Ricorrente) aveva presentato un ricorso in Cassazione contro un'altra società (l'Intimata) per una questione di pagamento. Successivamente, il Ricorrente ha deciso di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto di questa volontà, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Questo significa che il processo si è concluso senza una decisione nel merito della controversia originaria, e senza condanna alle spese legali per l'Intimata, dato che quest'ultima non aveva svolto alcuna difesa.
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Dalla lite all’accordo: la rinuncia al ricorso in Cassazione
Una società in liquidazione ha impugnato una sentenza d'appello davanti alla Corte di Cassazione, notificando il relativo atto alla controparte. Il cittadino intimato ha depositato il proprio controricorso difensivo. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per comporre definitivamente la vertenza. I rispettivi difensori, muniti di apposita procura speciale, hanno depositato la formale rinuncia al ricorso con contestuale accettazione della controparte e richiesta di integrale compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha preso atto della cessazione della materia del contendere e ha dichiarato estinto il giudizio, disponendo la compensazione totale delle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e chiusura lite
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una socia titolare del 30% delle quote di una società di capitali a ristretta base partecipativa. L'Amministrazione ha contestato un maggior reddito di partecipazione per l'anno 2007, scaturito dalla presunzione di distribuzione di utili societari non dichiarati, accertati in capo all'impresa tramite metodo analitico-induttivo e studi di settore. La socia ha impugnato l'atto fino alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, la contribuente ha depositato una memoria formale contenente la rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità hanno preso atto della volontà di non proseguire la lite, dichiarando l'inammissibilità sopravvenuta dell'impugnazione e la cessazione della materia del contendere, senza applicazione di spese o doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso e sanzioni: quando il giudizio si estingue
Un cittadino ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione il decreto del Giudice di Pace relativo a sanzioni amministrative irrogate dalla Prefettura. Successivamente, la parte privata ha presentato formale atto di rinuncia al ricorso. Le amministrazioni pubbliche intimate non si sono costituite e non hanno svolto alcuna attività difensiva. La Corte Suprema ha preso atto della decisione del cittadino e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Nessuna somma è stata addebitata a titolo di spese processuali, data la mancata difesa delle autorita statali.
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Violazione Distanze: L’Estinzione del Giudizio in Cassazione per Accordo
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di violazione delle distanze tra proprietà e risarcimento del danno. I Ricorrenti avevano presentato ricorso contro una sentenza d'Appello. Tuttavia, durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Hanno quindi congiuntamente rinunciato al ricorso, chiedendo anche la compensazione delle spese legali. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio in Cassazione, senza pronunciare alcuna condanna sulle spese, accogliendo la volontà delle parti.
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Lite contrattuale e rinuncia al ricorso per cassazione
Una società commerciale stipulava con il proprietario di un terreno un patto di opzione e un contratto di locazione per realizzare un impianto di distribuzione di carburanti. Successivamente, il proprietario citava in giudizio la società lamentando inadempimenti contrattuali e chiedendo il risarcimento dei danni. La vertenza approdava in Corte di Cassazione dopo l'esito dei precedenti gradi di merito. Nelle more del procedimento di legittimità, le parti avviavano trattative dirette e raggiungevano un accordo transattivo definitivo. La società depositava quindi la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato estinto il processo, escludendo il pagamento del raddoppio del contributo unificato e non addebitando ulteriori spese legali alla ricorrente.
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Rinuncia al Ricorso Tributario: l’IMU e l’estinzione del giudizio
Un'Azienda Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso dall'Ente di Riscossione, contestando la sua motivazione. Dopo aver perso in primo e secondo grado, l'Azienda ha presentato un ricorso per Cassazione. Successivamente, l'Azienda ha deciso di esercitare la rinuncia al ricorso tributario, che è stata accettata dall'Ente di Riscossione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese legali. Il processo si è concluso senza una decisione sul merito, e ogni parte ha pagato le proprie spese.
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Lavoratori Pubblici: la rinuncia estingue il giudizio in Cassazione
Un gruppo di Lavoratori Pubblici, trasferiti da un Ministero alla Presidenza del Consiglio, aveva chiesto il riconoscimento di un inquadramento superiore e differenze retributive. La Corte d'Appello aveva respinto le loro richieste, sostenendo che la legge imponeva il principio di "invarianza della spesa" (non aumentare i costi pubblici), giustificando la mancata equiparazione salariale fino al 2010. I Lavoratori hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il loro avvocato ha successivamente dichiarato la **rinuncia al ricorso**, accettata dalla controparte. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'**estinzione del giudizio per rinuncia**, senza entrare nel merito della questione e senza pronunciare sulle spese processuali.
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Licenziamento collettivo: unico datore di lavoro e rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di licenziamento collettivo in cui una Lavoratrice aveva ottenuto la reintegrazione. I giudici di merito avevano riconosciuto l'esistenza di un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro tra due società, rendendo illegittimo il licenziamento perché la procedura non aveva considerato tutti i dipendenti del gruppo. L'Azienda, dopo aver proposto ricorso in Cassazione, ha rinunciato all'impugnazione. La Cassazione ha dichiarato estinto il processo e ha condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali in favore della Lavoratrice.
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Costruzione del muro di cinta: rinuncia e stop spese
Una proprietaria immobiliare ha richiesto l'autorizzazione giudiziale per la costruzione del muro di cinta sul confine con il fondo dei vicini. A seguito del rigetto delle domande nei gradi precedenti, la titolare ha promosso ricorso per revocazione in Cassazione sostenendo che tutte le parti desideravano erigere la recinzione. I vicini sono rimasti contumaci senza depositare memorie. Prima della decisione collegiale, il nuovo difensore della ricorrente ha formalizzato l'atto di rinuncia agli atti del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione della causa. L'abbandono volontario dell'azione ha evitato la condanna alle spese legali e il versamento del doppio contributo unificato.
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Revocazione per errore di fatto: rinuncia all’appello non si ritratta
Un Lavoratore ha chiesto la revocazione per errore di fatto di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Tale ordinanza aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso, poiché il difensore aveva comunicato la rinuncia all'impugnazione, salvo poi ritenerla tempestiva. Il Lavoratore contestava che una rinuncia "irrituale" non dovesse comportare automaticamente l'inammissibilità, richiedendo una valutazione dell'interesse. La Corte ha respinto la richiesta. Ha stabilito che la censura non riguardava un errore di percezione dei fatti, bensì una presunta errata applicazione dei principi giuridici sulle conseguenze della rinuncia. Di conseguenza, il ricorso per revocazione è stato dichiarato inammissibile, confermando la precedente decisione e condannando il Lavoratore alle spese.
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Rinuncia al ricorso: il Proprietario ferma il contributo di bonifica
Un Proprietario di immobile ha ricevuto un avviso di pagamento per un contributo di bonifica da un Consorzio. Il Proprietario ha contestato la legittimità di tale richiesta, sostenendo che il Piano di classifica utilizzato dal Consorzio per calcolare il contributo era stato abrogato e non adeguato secondo una legge regionale. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al Consorzio. Il Proprietario ha quindi presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il processo, il Proprietario ha esercitato la sua facoltà di "Rinuncia al ricorso". La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che la rinuncia in Cassazione non richiede l'accettazione della controparte. Le spese processuali sono state compensate tra le parti.
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Rinuncia al Ricorso: Chi Abbandona la Causa Paga le Spese Processuali
Un'Azienda Ricorrente aveva presentato un ricorso contro la decisione del Tribunale che aveva solo parzialmente riconosciuto il suo credito nello stato passivo del Fallimento di un'Azienda Controparte. L'Azienda Controparte aveva resistito con un controricorso. Tuttavia, l'Azienda Ricorrente ha successivamente depositato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo e ha condannato l'Azienda Ricorrente, che aveva dato causa alla rinuncia, al pagamento delle spese processuali a favore del Fallimento.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: niente contributo unificato aggiuntivo
Un Ricorrente ha deciso di rinunciare al suo ricorso presentato alla Corte di Cassazione. Questa rinuncia ha portato all'estinzione del giudizio per rinuncia. La Corte ha stabilito che, in questi casi, non si deve pagare il contributo unificato aggiuntivo, previsto per chi perde un ricorso. Questo perché la norma sul contributo aggiuntivo si applica solo quando il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile, non quando una parte decide volontariamente di ritirarlo. La Corte ha sottolineato che tale norma, essendo una sanzione, va interpretata in modo stretto e non può essere estesa a situazioni diverse da quelle espressamente previste.
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