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Rimesse

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La rimessa estera è un trasferimento di denaro da un lavoratore straniero a beneficio di un altro individuo residente nel suo paese di origine. Dal complesso di questi comportamenti individuali emerge un fenomeno economico di notevoli dimensioni su scala economica planetaria. All'interno di questo flusso di denaro, un ruolo importante è svolto dalle rimesse che sono dirette a residenti nei paesi in via di sviluppo: le somme inviate in patria dai migranti costituiscono, insieme agli aiuti internazionali, uno dei più grandi flussi finanziari verso i paesi in via di sviluppo. Nel 2013, ad esempio, secondo il Report della Banca Mondiale, il flusso di rimesse verso i paesi in via di sviluppo ha raggiunto la cifra record di 404 miliardi di dollari statunitensi, all'interno del flusso globale di rimesse che assommava, nel 2013, a 542 miliardi di dollari. Gli studiosi e i ricercatori non sono concordi nel valutare l'impatto economico di tali flussi su questioni economiche e geopolitiche, come la crescita economica globale e la riduzione della povertà. Tuttavia, è stato notato come il trasferimento di rimesse produca l'effetto di indirizzare i soggetti beneficiari all'utilizzo dei servizi finanziari disponibili in loco, il che rende la leva delle rimesse un promotore dello sviluppo economico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revocatoria Fallimentare: La Banca non sempre sapeva dell’insolvenza
Un'azienda in amministrazione straordinaria ha avviato una **revocatoria fallimentare** contro una Banca, chiedendo l'inefficacia di rimesse bancarie per oltre 2 milioni di euro, sostenendo che la Banca conosceva lo stato di insolvenza. Il Tribunale ha parzialmente accolto la domanda. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo revocabile, escludendo la *scientia decoctionis* della Banca per il periodo iniziale e la revocabilità delle rimesse da garanzie di terzi. La Cassazione ha confermato le prime due decisioni, ma ha accolto il ricorso sulle spese processuali, disponendo la compensazione integrale delle spese di appello e di legittimità, riconoscendo la vittoria parziale dell'azienda.
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Onere della prova bancario: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società turistica contro un istituto bancario in merito alla contestazione di interessi ultralegali e anatocismo. Il cuore della decisione riguarda l'onere della prova bancario: spetta al cliente che agisce per la ripetizione dell'indebito dimostrare l'inesistenza di pattuizioni scritte. La Corte ha chiarito che l'inadempimento della banca alla richiesta di documenti ex art. 119 T.U.B. non sposta l'onere probatorio, ma abilita il cliente a richiedere un ordine di esibizione giudiziale ex art. 210 c.p.c., che nel caso di specie non era stato formulato correttamente.
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Onere della prova: stop a rimborsi senza estratti conto
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di una società che chiedeva la restituzione di somme per interessi anatocistici. Il cuore della decisione riguarda l'**onere della prova**: il correntista che agisce in ripetizione ha il dovere di produrre il contratto e gli estratti conto integrali. Nel caso di specie, la documentazione era frammentaria e incompleta, rendendo impossibile la ricostruzione dei rapporti di dare-avere. La Corte ha inoltre ribadito che l'ordine di esibizione non può supplire all'inerzia probatoria della parte.
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Anatocismo bancario: nuove regole su capitalizzazione
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso di anatocismo bancario riguardante la validità delle clausole di capitalizzazione degli interessi e la prescrizione delle rimesse. Una società aveva contestato l'applicazione di interessi ultra-legali e commissioni non pattuite. Mentre la Corte d'Appello aveva parzialmente accolto le ragioni dell'istituto di credito, la Suprema Corte ha cassato la sentenza per difetto di motivazione. Il punto centrale riguarda l'onere della prova sulla natura delle rimesse e la necessità di una pattuizione scritta specifica per i contratti stipulati prima del 2000, dichiarando insufficiente la mera pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per le clausole peggiorative.
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Anatocismo bancario: prova saldo e ricalcolo
Una società ha ottenuto la condanna di un istituto di credito per l'applicazione di anatocismo bancario e commissioni illegittime. La banca ha contestato la legittimazione attiva della società a seguito di trasformazioni aziendali e la mancanza di alcuni estratti conto iniziali. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'interesse ad agire sussiste anche a conto aperto e che il saldo può essere ricostruito partendo da un dato certo e non contestato, anche senza la produzione integrale di tutti gli estratti conto dall'apertura del rapporto.
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Nullità di protezione e prescrizione bancaria
Un correntista ha agito contro un istituto bancario per accertare la nullità di clausole relative ad anatocismo e commissioni, chiedendo la restituzione delle somme indebitamente pagate. Il nodo centrale riguarda la prescrizione dei rimborsi e la prova dell'esistenza di un'apertura di credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nullità di protezione per mancanza di forma scritta del contratto di fido non può essere opposta dalla banca al cliente. Se il cliente intende avvalersi del contratto di apertura di credito per dimostrare che i versamenti erano ripristinatori (e quindi non prescritti), la banca non può eccepire il difetto di forma, poiché tale tutela è posta nell'esclusivo interesse del contraente debole.
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Ripetizione di indebito: onere prova e prescrizione
Una società correntista ha agito per la ripetizione di indebito contro un istituto di credito, contestando l'applicazione di interessi anatocistici, usura e commissioni non dovute su quattro conti correnti. Mentre per alcuni rapporti è stata accertata una parziale spettanza, per altri le domande sono state rigettate per difetto di prova e intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che l'onere di allegazione della banca per l'eccezione di prescrizione è soddisfatto con la semplice dichiarazione di voler profittare dell'inerzia del titolare, senza necessità di indicare le singole rimesse solutorie.
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Revocatoria fallimentare: rimesse e difese bancarie
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un istituto di credito in merito a una procedura di revocatoria fallimentare riguardante diverse rimesse bancarie. Il punto centrale della decisione riguarda la tempestività dell'eccezione di partite bilanciate. La Suprema Corte ha stabilito che per eccepire la natura non solutoria di un versamento (perché immediatamente riutilizzato per un prelievo) non occorrono formule sacramentali, essendo sufficiente che la difesa emerga chiaramente dalla sostanza economica dei fatti esposti nel primo atto difensivo. Viene inoltre confermato che la conoscenza dello stato di insolvenza può essere desunta da elementi presuntivi come il saldo costantemente negativo del conto e la qualifica professionale della banca.
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Ultrapetizione: limiti del giudice e diritto bancario
Una società ha citato un istituto di credito per contestare l'applicazione di interessi anatocistici e commissioni illegittime su un conto corrente. La Corte di Cassazione ha rilevato un vizio di ultrapetizione poiché i giudici di merito avevano annullato anche le competenze relative a operazioni salvo buon fine mai specificamente contestate nell'atto introduttivo. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che l'onere della prova circa la natura ripristinatoria delle rimesse, fondamentale per contrastare l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca, ricade interamente sul correntista.
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Ratio decidendi: come evitare il ricorso inammissibile
Una società correntista ha agito contro un istituto bancario per ottenere la restituzione di somme indebitamente pagate a titolo di interessi e anatocismo. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, rilevando sia la carenza di prova (mancata produzione degli estratti conto completi) sia l'intervenuta prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale poiché la società non ha impugnato correttamente la ratio decidendi relativa alla prescrizione, rendendo irrilevanti le contestazioni sulla prova del credito.
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Azione revocatoria: inammissibile se l’atto è autorizzato
Due soci, che erano anche fideiussori e creditori della propria società, hanno intentato un'azione revocatoria contro alcune banche per annullare dei versamenti effettuati sul conto aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le ragioni principali sono due: in primo luogo, i ricorrenti avevano acconsentito a tali versamenti in qualità di soci; in secondo luogo, i pagamenti, riducendo il debito della società, diminuivano anche la loro esposizione come fideiussori, eliminando il presupposto del pregiudizio necessario per l'azione revocatoria.
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Revocatoria pagamenti terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una procedura fallimentare che chiedeva la revocatoria di alcuni pagamenti eseguiti in favore di una banca. Il punto centrale della decisione riguarda la natura di tali versamenti: non provenivano dalla società fallita, ma da terzi debitori in virtù di una precedente cessione di credito. La Corte ha stabilito che, in questi casi, l'atto potenzialmente revocabile è la cessione del credito stessa, non i singoli pagamenti successivi. Poiché il ricorso non ha contestato la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello su questo specifico punto, è stato giudicato inammissibile per carenza di critica specifica.
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Anatocismo bancario: la Cassazione esamina delibera CICR
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente versate a titolo di interessi anatocistici e commissioni. Le corti di merito hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto di particolare rilevanza l'interpretazione della delibera CICR del 9 febbraio 2000 sull'anatocismo bancario. Con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza decidere nel merito.
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