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Rimborso Irap

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50 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rimborso IRAP: scontro tra fisco e società pubblica in Cassazione
Una società pubblica di gestione idrica ha richiesto il Rimborso IRAP e IRES per oltre due milioni di euro, relativi a canoni di concessione inseriti a bilancio ma erroneamente omessi nella dichiarazione dei redditi. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto il silenzio rifiuto. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile l'appello della società, ritenendo inoltre che l'istanza di rimborso non potesse sostituire una dichiarazione integrativa. La società ha proposto ricorso in Cassazione. Rilevando la pendenza di un altro ricorso per revocazione contro la medesima sentenza, la Suprema Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione congiunta dei due procedimenti, rimandando così la decisione finale sul merito della controversia.
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Rimborso IRAP: il fisco perde sul trasporto in concessione
Un'azienda di trasporti pubblici ha richiesto il Rimborso IRAP per gli anni 2011 e 2013, rivendicando il diritto alla deduzione del costo del lavoro. L'Agenzia delle Entrate ha respinto l'istanza, sostenendo che l'agevolazione è esclusa per le imprese operanti in concessione e a tariffa regolamentata. La Corte di Giustizia Tributaria regionale ha confermato il diniego, qualificando il rapporto come concessione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'esclusione dal beneficio fiscale richiede non solo la presenza di una concessione, ma anche di una tariffa avente natura effettivamente remunerativa, ossia capace di coprire i costi fiscali e generare un profitto. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso IRAP negato: lo studio associato perde contro il Fisco
Lo Studio Associato, composto da due avvocati, ha richiesto il Rimborso IRAP versato per gli anni dal 2010 al 2013, sostenendo l'assenza di un'autonoma organizzazione. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dello studio legale, confermando che per le associazioni professionali l'esercizio dell'attività in forma associata fa presumere per legge la sussistenza del presupposto impositivo. Di conseguenza, spetta al contribuente che richiede il rimborso dimostrare l'inesistenza dell'esercizio in forma associata, e non all'ufficio dimostrare l'autonoma organizzazione. Non avendo lo studio fornito tale prova contraria, il rimborso è stato negato.
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Rimborso IRAP: tra appalto e concessione decide la Cassazione
Una società di trasporti ha richiesto il Rimborso IRAP per il periodo 2007-2011, sostenendo di aver operato tramite un contratto di appalto di servizi. L'Agenzia delle Entrate ha opposto un silenzio rifiuto, ritenendo che l'attività fosse invece svolta in regime di concessione con tariffa remuneratoria, configurazione che escluderebbe il beneficio fiscale. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha ribaltato il verdetto a favore del Fisco. La Cassazione, investita del ricorso, ha rilevato la pendenza di un altro giudizio per revocazione della medesima sentenza d'appello. Per garantire l'unitarietà della decisione e la coerenza del sistema giudiziario, la Suprema Corte ha disposto la trattazione congiunta dei due procedimenti, rinviando la causa alla Sezione Tributaria per un esame complessivo della vicenda.
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Rimborso IRAP: l’onere della prova per i professionisti
Una professionista ha richiesto il Rimborso IRAP per le annualità 2006-2007, sostenendo di operare senza un'autonoma organizzazione e utilizzando solo beni minimi come un'auto e due computer. Dopo un iniziale successo in primo grado, la CTR ha negato il diritto al rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, precisando che nei giudizi di rimborso il contribuente è attore in senso sostanziale e deve provare rigorosamente l'assenza di organizzazione, specialmente se inserito in contesti associativi o societari.
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Rimborso IRAP: termine di 48 mesi per l’istanza
La Corte di Cassazione ha chiarito i termini per ottenere il Rimborso IRAP in caso di errori materiali nella dichiarazione dei redditi. Una società aveva erroneamente indicato un credito d'imposta in un rigo destinato alla compensazione anziché in quello per le eccedenze dell'anno precedente. L'Amministrazione Finanziaria aveva negato il rimborso eccependo la decadenza biennale prevista dalla norma generale. Gli Ermellini hanno invece stabilito che, trattandosi di versamenti diretti, si applica il termine speciale di 48 mesi previsto dall'art. 38 del d.P.R. 602/1973, che prevale sulla norma sussidiaria biennale. La decisione conferma che il diritto al rimborso sussiste anche in presenza di errori formali o dichiarazioni omesse, purché il credito sia provato.
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Rimborso IRAP: regole su decadenza e prova
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente, intermediario di commercio, che aveva richiesto il Rimborso IRAP per gli anni 2009-2013. La controversia verteva sulla tempestività dell'istanza e sulla prova dell'assenza di autonoma organizzazione. La Corte ha stabilito che la decadenza del contribuente dal diritto al rimborso è rilevabile d'ufficio e può essere eccepita per la prima volta in appello, poiché tutela interessi pubblici non disponibili. Inoltre, ha ribadito che spetta al contribuente dimostrare rigorosamente l'assenza di una struttura organizzativa rilevante per ottenere l'esenzione dall'imposta.
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Rimborso IRAP: limiti alla retroattività fiscale
Una società contribuente ha richiesto il rimborso IRAP per l'anno 2003 invocando la deducibilità dei costi del personale introdotta da una norma successiva. La Corte di Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che il rimborso è ammesso solo se il termine di decadenza di 48 mesi non era ancora spirato al 28 dicembre 2011. Poiché l'istanza riguardava l'anno 2003, il termine era già decorso, rendendo inapplicabile la nuova disciplina favorevole.
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Rimborso IRAP: la guida sui contributi FUS
Una Fondazione Lirica ha richiesto il rimborso IRAP sostenendo che i contributi ricevuti dal Fondo Unico dello Spettacolo tra il 2015 e il 2018 fossero parzialmente esenti. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che il nuovo quadro normativo introdotto nel 2014 non prevede più una correlazione specifica tra contributi e costi del personale indeducibili. Senza tale nesso esplicito previsto dalla legge istitutiva, il contributo concorre interamente alla formazione della base imponibile, rendendo legittimo il diniego dell'Amministrazione Finanziaria.
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Rimborso Irap: la Cassazione sui termini di decadenza
La Corte di Cassazione chiarisce il termine di decadenza per la richiesta di rimborso Irap. Se l'indebito è certo già al momento del versamento degli acconti, il termine di 48 mesi decorre da tale data, non dal saldo. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, ritenendo tardiva l'istanza presentata da un istituto di credito.
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Rimborso IRAP: la Cassazione nega la retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di un istituto di credito per il rimborso IRAP relativo agli anni 2003-2006. La domanda, presentata nel 2014, è stata giudicata tardiva poiché il termine di decadenza di 48 mesi era già spirato all'entrata in vigore della nuova normativa favorevole (D.L. 201/2011). La Corte ha stabilito che la nuova legge non può riaprire rapporti tributari già 'esauriti', confermando il principio della certezza del diritto.
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Rimborso IRAP: limiti alla deducibilità retroattiva
La Cassazione, con l'ordinanza n. 33272/2023, ha chiarito i limiti temporali per il rimborso IRAP basato sulla deducibilità retroattiva. La Corte ha stabilito che la deduzione integrale (D.L. 201/2011) non si applica se il termine di decadenza per la richiesta di rimborso era già scaduto all'entrata in vigore della norma. Invece, si può applicare la deduzione forfettaria del 10% (D.L. 185/2008) se l'istanza era stata presentata tempestivamente.
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Rimborso IRAP: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società aveva richiesto il rimborso IRPEG per l'indeducibilità dell'IRAP sui costi del personale per il 2005. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per le istanze presentate prima delle nuove leggi, si applica la deduzione forfettaria del 10% (D.L. 185/2008) e non quella integrale (D.L. 201/2011). La Corte ha cassato la precedente sentenza, che aveva erroneamente concesso il rimborso IRAP totale, e ha rinviato il caso al giudice di merito per il ricalcolo.
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Rimborso Irap: la Cassazione sui termini di decadenza
Una società ha richiesto un rimborso IRES basato sull'IRAP non dedotta per gli anni 2004-2006. Dopo una prima istanza nel 2009 (D.L. 185/2008), ne ha presentata una seconda nel 2013 secondo una nuova e più favorevole normativa (D.L. 201/2011). La Cassazione ha negato il diritto al rimborso Irap per quegli anni, specificando che le due leggi creano procedure distinte e non intercambiabili. La prima istanza tempestiva non interrompe la decadenza per la seconda, la cui retroattività si ferma al 2007.
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Rimborso IRAP enti pubblici: la Cassazione decide
Un Ente Pubblico ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata in eccesso a causa dell'errata inclusione delle retribuzioni di dipendenti disabili nella base imponibile. La questione centrale riguardava il momento da cui far decorrere il termine di decadenza per la richiesta. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il rimborso IRAP, il termine decorre dalla data di ogni singolo versamento, anche se in acconto, qualora l'indebito pagamento sia verificabile dal contribuente sin da quel momento. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, respingendo l'istanza di rimborso dell'Ente.
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Rimborso IRAP: onere della prova per i professionisti
Un professionista ha richiesto il rimborso IRAP sostenendo la mancanza di un'autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione, riformando la decisione dei giudici di merito, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che spetta al contribuente dimostrare l'assenza del presupposto impositivo. La Corte ha sottolineato che i giudici inferiori non avevano adeguatamente valutato l'impiego di collaboratori, un elemento chiave per determinare l'esistenza di una struttura organizzata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Rimborso IRAP: autonoma organizzazione da provare
Un professionista ha richiesto il rimborso dell'IRAP, sostenendo di non avere un'autonoma organizzazione. La Commissione Tributaria aveva negato il rimborso basandosi su compensi a terzi indicati in un solo anno d'imposta, estendendo la presunzione a un intero quadriennio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la semplice presenza di costi per collaboratori in un anno non è sufficiente a provare l'autonoma organizzazione per più periodi. È necessaria un'analisi specifica della natura e dell'entità di tali costi per ogni singola annualità. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Rimborso IRAP: quando scatta il termine per la richiesta?
Un ente locale ha richiesto il rimborso dell'IRAP versata in eccesso per la mancata deduzione di costi per dipendenti disabili. La controversia riguarda il momento da cui far partire il termine di 48 mesi per la richiesta: dalla data dei singoli acconti o da quella del saldo finale? La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul punto, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione più approfondita, senza risolvere la questione nel merito.
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Rimborso IRAP: sì al socio senza poteri decisionali
Un consulente, socio di minoranza di una grande società di servizi, ha ottenuto il via libera dalla Corte di Cassazione per il rimborso IRAP. La Corte ha stabilito che l'utilizzo di una struttura organizzativa altrui non comporta il pagamento dell'imposta se il professionista non ha un potere decisionale autonomo su di essa, requisito fondamentale per l'assoggettamento a IRAP.
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Rimborso IRAP: autonoma organizzazione e oneri in appello
Un medico convenzionato ha richiesto il rimborso IRAP per assenza di autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11171/2023, ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che le questioni sulla decadenza del diritto al rimborso e sull'avvenuta compensazione del credito possono essere sollevate anche in appello. Ha invece confermato che la sola disponibilità di uno studio non integra il requisito dell'autonoma organizzazione.
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