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Riforma

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In scienze politiche il riformismo è un metodo d'azione politica che, ripudiando la rivoluzione e la mera conservazione dell'esistente, tende a modificare gradualmente l'ordinamento politico, giuridico, sociale ed economico tramite riforme al sistema paese, spesso allineadolo alle inevitabili trasformazioni o evoluzioni, attraverso l'emanazione di nuove leggi nei rispettivi ambiti di influenza.Riformismo: Definizione e significato di Riformismo – Dizionario italiano – Corriere.it Dagli anni cinquanta del XX secolo, si definiscono riformisti i partiti socialdemocratici o socialisti che ripudiando il marxismo si propongono di correggere (con vari strumenti come le proposte di legge in parlamento e i referendum) i difetti dell'economia capitalista. Quando è di area socialista può anche prendere il nome di socialismo riformista, una forma politica simile al socialismo democratico e al socialismo liberale, di ispirazione non marxista o marxista revisionista.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Specificità dei motivi di appello: la sostanza vince sulla forma
Un condomino ha citato in giudizio il proprio condominio per ottenere il risarcimento dei danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti da un vaso esterno. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello del condomino per la genericità delle conclusioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la specificità dei motivi di appello assorbe i requisiti formali della domanda. Se dall'atto emerge chiaramente la volontà di impugnare la sentenza per determinati motivi, l'appello è valido anche se le conclusioni sono sintetiche. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Giudice dell’esecuzione: criteri di competenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello riguardante l'individuazione del corretto Giudice dell'esecuzione per il riconoscimento del vincolo della continuazione tra reati. Il caso riguardava un condannato che aveva ottenuto il riconoscimento della continuazione dalla Corte d'Appello, ritenutasi competente in quanto autrice dell'ultima sentenza irrevocabile. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, rilevando che la sentenza d'appello aveva riformato la decisione di primo grado esclusivamente in relazione alla misura della pena. In tali circostanze, ai sensi dell'art. 665 c.p.p., la competenza funzionale appartiene al giudice di primo grado.
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Ripetizione dell’indebito: restituzione somme nette
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di riforma di una sentenza di condanna, il datore di lavoro può agire con la ripetizione dell'indebito verso il dipendente solo per le somme nette effettivamente percepite. Gli importi versati all'erario come ritenute fiscali non possono essere richiesti al lavoratore, poiché mai entrati nella sua disponibilità patrimoniale. Il datore di lavoro deve invece richiedere il rimborso direttamente all'amministrazione finanziaria, in quanto il titolo del versamento è venuto meno con effetto retroattivo.
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Restituzione somme nette: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di riforma di una sentenza di condanna, il datore di lavoro ha diritto alla restituzione somme nette effettivamente percepite dal lavoratore. Non è possibile richiedere al dipendente la restituzione degli importi al lordo delle ritenute fiscali, poiché tali somme non sono mai entrate nella disponibilità patrimoniale del lavoratore. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, deve invece agire direttamente nei confronti dell'amministrazione finanziaria per ottenere il rimborso delle tasse versate, secondo le procedure previste dalla normativa tributaria vigente.
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Ripetizione dell’indebito: recupero somme nette
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di riforma di una sentenza di condanna, il datore di lavoro può esercitare l'azione di Ripetizione dell'indebito verso il lavoratore solo per le somme nette effettivamente percepite. Le ritenute fiscali versate allo Stato non possono essere richieste al dipendente, poiché mai entrate nella sua disponibilità patrimoniale. Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, deve invece agire direttamente contro l'Amministrazione Finanziaria per ottenere il rimborso delle imposte versate in eccesso.
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Giudizio abbreviato: errore nel calcolo della pena
Un imputato condannato per ricettazione ha presentato ricorso in Cassazione poiché la Corte d'Appello, pur rideterminando la pena, aveva omesso di applicare lo sconto di un terzo previsto per il giudizio abbreviato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando l'errore materiale nel calcolo della sanzione. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata senza rinvio e la pena è stata rideterminata direttamente dai giudici di legittimità, garantendo il rispetto delle garanzie procedurali legate al rito speciale scelto dall'imputato.
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Competenza in executivis: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra un Tribunale e una Corte d'appello in merito a un'istanza di rideterminazione della pena. Il cuore della controversia riguardava l'individuazione della corretta competenza in executivis. La Suprema Corte ha stabilito che, qualora il giudice di secondo grado operi una rielaborazione sostanziale della sentenza di primo grado (come il riconoscimento di un'attenuante), la competenza funzionale per l'esecuzione spetta alla Corte d'appello e non al giudice di prime cure.
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Procedibilità a querela: annullata condanna per furto
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una condanna per furto aggravato a causa del mutamento della normativa sulla procedibilità a querela. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, il reato in esame è passato da procedibile d'ufficio a procedibile solo su istanza di parte. Poiché la persona offesa non ha presentato querela entro i termini previsti dalla disciplina transitoria, l'azione penale è stata dichiarata improcedibile.
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Ergastolo ostativo: limiti al rimedio straordinario
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto che chiedeva l'applicazione dell'art. 628-bis c.p.p. per annullare i precedenti dinieghi alla liberazione condizionale legati al regime dell'ergastolo ostativo. La Corte ha stabilito che tale rimedio straordinario è limitato alle sentenze di condanna e non ai provvedimenti di sorveglianza, i quali possono essere superati tramite una nuova istanza basata sulla recente riforma legislativa che ha rimosso gli automatismi preclusivi.
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Spese processuali: la tariffa corretta in appello
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la liquidazione delle spese processuali in caso di riforma della sentenza. La controversia, originata da una disputa sulle distanze legali tra edifici, si è concentrata sulla corretta applicazione dei parametri forensi. La Suprema Corte ha stabilito che, qualora il giudice d'appello riformi la decisione di primo grado, deve liquidare i compensi per l'intero processo applicando la tariffa vigente al momento della nuova decisione. Questo perché il compenso professionale è considerato un corrispettivo unitario per l'opera prestata nella sua interezza, impedendo l'applicazione frazionata di vecchie tariffe ormai superate.
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Procedibilità a querela: stop alla condanna per furto
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una condanna per furto aggravato a causa della mancanza di una valida procedibilità a querela. A seguito della Riforma Cartabia, il reato in questione richiede ora la manifestazione espressa della volontà punitiva da parte della vittima. Nel caso di specie, la denuncia presentata dal titolare di un esercizio commerciale non conteneva tale esplicita richiesta, rendendo l'azione penale improseguibile.
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Querela di parte: annullata condanna per furto
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per furto pluriaggravato a causa della mancanza della querela di parte. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, molte fattispecie di furto precedentemente perseguibili d'ufficio sono diventate procedibili solo su istanza della vittima. Nel caso esaminato, l'assenza di tale atto formale ha reso il reato improcedibile, determinando la cancellazione della condanna emessa nei gradi precedenti.
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Prescrizione del reato: stop alla condanna per furto
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soggetti condannati in appello per furto aggravato, dopo che in primo grado erano stati assolti. Gli imputati hanno contestato la valutazione delle prove e la mancanza di querela. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che, durante la pendenza del procedimento, è maturata la prescrizione del reato. Poiché non sono emersi elementi per una conferma dell'assoluzione nel merito ai sensi dell'art. 129 c.p.p., la Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata proprio per l'intervenuta prescrizione del reato.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per lesioni personali, il quale lamentava il mancato riconoscimento delle **attenuanti generiche**. Nonostante la Corte d'Appello avesse già parzialmente riformato la sentenza di primo grado escludendo l'aggravante dei futili motivi, la difesa sosteneva una carenza di motivazione nel diniego dei benefici previsti dall'art. 62-bis c.p. Gli Ermellini hanno ribadito che il giudice di merito non è obbligato a confutare ogni singola tesi difensiva, essendo sufficiente indicare gli elementi ritenuti decisivi per giustificare la scelta sanzionatoria.
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Riforma sentenza di condanna: obblighi del giudice
Una proprietaria di un immobile, condannata in primo grado per minacce a un tecnico comunale a seguito di un abuso edilizio, viene assolta in appello. La Corte di Cassazione annulla l'assoluzione, sottolineando che la riforma di una sentenza di condanna richiede una motivazione rafforzata. Il giudice d'appello non può limitarsi a una lettura alternativa dei fatti, ma deve confutare analiticamente le ragioni della prima sentenza, spiegando perché sono errate. In caso contrario, la decisione è viziata.
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