Una madre, esclusa dal testamento del figlio che aveva nominato un erede universale, ha intrapreso un'azione di riduzione per ottenere la quota di legittima spettantele per legge. Nonostante il successo nel merito e il riconoscimento della qualità di erede, i giudici di merito avevano disposto la compensazione delle spese legali, motivandola con la presunta scarsa rilevanza della questione e un atteggiamento non oppositivo del convenuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della madre, stabilendo che la vittoria totale nel merito impedisce la compensazione delle spese in assenza di gravi ed eccezionali ragioni, specialmente quando la controparte ha attivamente contestato l'ammissibilità dell'appello.
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