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Ricorso Straordinario — Anno 2022

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87 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorso Straordinario

Provvedimenti

Ricorso straordinario per errore di fatto: negato agli assolti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto presentato da un uomo condannato, da sua moglie e da sua figlia. I ricorrenti contestavano la confisca di alcuni immobili, sostenendo che derivassero da eredità e donazioni e lamentando errori di percezione dei giudici. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto è utilizzabile solo dal soggetto condannato e non da chi è stato assolto, come la moglie e la figlia. Inoltre, per il condannato, il rimedio non può riguardare la confisca dei beni o valutazioni di merito, ma solo errori materiali o sviste decisive che incidono sulla responsabilità penale o sulla libertà personale. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese.
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Ordinanza di inammissibilità dell’appello: ko per il lavoro nero
Un'ispezione dell'Ispettorato del Lavoro in un centro estetico rivela la presenza di lavoratori non registrati. La titolare riceve cinque ordinanze-ingiunzioni e fa opposizione. Il Tribunale respinge il ricorso e la Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione per manifesta infondatezza. La proprietaria propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che l'ordinanza di inammissibilità dell'appello, emessa per mancanza di ragionevoli probabilità di accoglimento, non può essere impugnata direttamente in Cassazione, salvo vizi procedurali specifici qui non sussistenti. La ricorrente avrebbe dovuto impugnare la sentenza di primo grado.
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Prescrizione del reato: salvo l’imprenditore, ko il funzionario
Un imprenditore e un pubblico ufficiale vengono condannati per corruzione. L'imprenditore propone ricorso straordinario lamentando che la Cassazione ha omesso di rilevare l'avvenuta prescrizione del reato, maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'imprenditore, riconoscendo l'errore percettivo: il reato si era estinto prima della decisione di secondo grado. Di conseguenza, annulla senza rinvio la condanna nei suoi confronti. Al contrario, dichiara inammissibile il ricorso del pubblico ufficiale. Quest'ultimo aveva infatti validamente presentato una rinuncia alla prescrizione durante il processo d'appello, atto che non può essere revocato dopo la condanna. La sentenza chiarisce i limiti della revoca della rinuncia e l'operatività della prescrizione del reato in presenza di errori di fatto della Cassazione.
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Notifica al difensore di fiducia invalida: condanna annullata
L'Imputato era stato condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di riciclaggio di un'autovettura rubata. Successivamente, propone ricorso straordinario lamentando che la notifica del decreto di citazione per il giudizio d'appello era stata eseguita direttamente al suo avvocato anziché presso il domicilio eletto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, rilevando che la nomina del difensore era avvenuta prima della riforma del 2005 e che, pertanto, la notifica al difensore di fiducia era affetta da nullità. Di conseguenza, i giudici revocano la precedente ordinanza e annullano senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione del reato.
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Errore di fatto e dissenso: il risarcimento negato in Cassazione
Il Ricorrente ha presentato un ricorso straordinario lamentando un presunto errore di fatto commesso dalla Corte di Cassazione. In precedenza, la Corte aveva confermato il diniego del risarcimento per ingiusta detenzione, motivato dalla sua colpevole connivenza con un'associazione mafiosa emersa dalle intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il vizio contestato non era un errore di fatto, cioè una svista percettiva o materiale, ma rifletteva un semplice dissenso rispetto alla valutazione delle prove compiuta dai giudici. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Errore di fatto in Cassazione: la svista non è un giudizio
Il Ricorrente ha proposto un ricorso straordinario lamentando un presunto errore di fatto in Cassazione. Sosteneva che la precedente decisione della Suprema Corte fosse stata influenzata da una valutazione errata sulla distinzione tra due fazioni criminali, escludendo così il reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto in Cassazione consiste solo in una svista percettiva o materiale nella lettura degli atti interni. Al contrario, la contestazione del Ricorrente riguardava una valutazione logica e interpretativa dei giudici di merito, configurando un errore di giudizio non impugnabile con questo strumento straordinario. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso straordinario per cassazione: l’errore che costa 3000€
Il Condannato ha proposto un ricorso straordinario per cassazione contro una precedente decisione che dichiarava inammissibile il suo appello. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta per due motivi principali. In primo luogo, l'atto non contestava in modo specifico i motivi della decisione precedente. In secondo luogo, l'avvocato del Condannato ha firmato l'atto definendosi difensore di fiducia, ma senza possedere la necessaria procura speciale richiesta dalla legge per questo tipo di impugnazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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