L'Imputato, accusato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti, concorda con la Procura una pena a due anni, nove mesi e dieci giorni di reclusione oltre a una multa. Il Giudice ratifica l'accordo. Successivamente, la difesa propone ricorso per cassazione contro il patteggiamento lamentando l'omesso riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione dichiarandola inammissibile: la legge consente il ricorso contro il rito concordato solo dinanzi a un errore palese ed evidente nell'inquadramento del reato rispetto al fatto descritto nell'accusa, senza richiedere nuove valutazioni probatorie. L'Imputato subisce la conferma della condanna concordata e il pagamento di una sanzione di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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