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Ricorso De Plano

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88 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato ha impugnato in Cassazione la sentenza derivante da un concordato in appello, lamentando vizi nella quantificazione della pena e la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo tra le parti limita i motivi di impugnazione, escludendo doglianze sul quantum della pena (se non illegale) e sull'applicazione dell'art. 129 c.p.p., dato che l'imputato rinuncia ai motivi di appello originari.
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Qualificazione giuridica nel patteggiamento e ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver patteggiato una pena per tentata rapina aggravata, contestava la qualificazione giuridica del fatto. La Corte ha ribadito che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento per errata qualificazione è possibile solo in presenza di un 'errore manifesto', cioè un errore palese ed indiscutibile, non riscontrato nel caso di specie, dove la violenza era chiaramente connessa alla sottrazione dei beni.
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Inammissibilità ricorso: quando la querela esiste
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 22/04/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per furto e altri reati. Il motivo del ricorso, basato sulla presunta assenza di una valida querela per il furto, è stato ritenuto manifestamente infondato, poiché la querela risultava regolarmente presente agli atti. La decisione sottolinea come un'impugnazione basata su presupposti fattuali errati porti inevitabilmente alla sua inammissibilità, con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello per il reato di rapina aggravata (il cosiddetto "concordato in appello"), ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'adesione al concordato in appello implica la rinuncia a contestare la responsabilità penale, rendendo inammissibili le successive doglianze su tale punto.
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Ricorso inammissibile: l’avvocato è obbligatorio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché presentato personalmente dall'imputata e non da un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali per l'accesso alla Suprema Corte, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una cospicua sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione personale: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale poiché presentato personalmente dall'imputato e non sottoscritto da un avvocato abilitato. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 613 del codice di procedura penale. L'inammissibilità del ricorso in Cassazione personale ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30455/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ha stabilito che la scelta di questo rito speciale implica la rinuncia a contestare nel merito l'accertamento di responsabilità, rendendo inammissibile un successivo ricorso basato sulla mancata valutazione di cause di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena, lamentava la mancata valutazione di una possibile causa di proscioglimento. La decisione sottolinea che l'accordo implica la rinuncia a contestare la responsabilità, rendendo il ricorso su tale punto inammissibile e comportando la condanna a spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in Cassazione inammissibile se personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto avverso il diniego di un permesso premio. La decisione si fonda su un vizio procedurale insanabile: il ricorso è stato proposto personalmente dall'interessato e non tramite un difensore, in violazione dell'art. 613 c.p.p. Ulteriore motivo di inammissibilità è la successiva rinuncia al ricorso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
Due imputati, dopo aver concordato la pena in appello rinunciando ai motivi, ricorrono in Cassazione. La Corte dichiara i ricorsi inammissibili, chiarendo che il concordato in appello preclude la possibilità di sollevare questioni di merito precedentemente abbandonate, salvo vizi dell'accordo o illegalità della pena.
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Ricorso Cassazione personale: inammissibile senza avvocato
Un detenuto presenta personalmente ricorso in Cassazione contro il diniego di un permesso premio. La Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel difetto di legittimazione del ricorrente, poiché, dopo la riforma del 2017, il ricorso Cassazione personale non è più consentito, essendo necessaria l'assistenza di un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso in Cassazione: i limiti e l’inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in Cassazione presentato da tre persone. Per uno, l'inammissibilità deriva dall'aver accettato un concordato in appello, rinunciando così a contestare la pena. Per gli altri due, il ricorso è inammissibile perché presentato personalmente e non tramite un avvocato specializzato, come richiesto dalla legge.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (cd. concordato in appello), ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e la mancata valutazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la rinuncia ai motivi di appello, implicita nel concordato, preclude la possibilità di sollevare le stesse questioni in sede di legittimità. La decisione conferma che l'accordo sulla pena ha un effetto preclusivo quasi totale.
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Ricorso 599-bis inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (il cosiddetto ricorso 599-bis), ha tentato di impugnare la decisione contestando la determinazione della pena stessa. La Corte ha chiarito che l'adesione all'accordo comporta la rinuncia a tali motivi, rendendo l'impugnazione possibile solo in casi eccezionali, come vizi della volontà o illegalità della sanzione, non riscontrati nel caso di specie.
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Rinuncia motivi appello: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata estorsione. La decisione si fonda sulla precedente rinuncia ai motivi di appello da parte dell'imputato, che aveva limitato l'impugnazione solo alla determinazione della pena. Poiché il motivo sollevato in Cassazione, relativo a una circostanza attenuante, rientrava tra quelli rinunciati, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro una sentenza di appello che aveva ratificato un accordo sulla pena (patteggiamento in appello). Il motivo del ricorso era la presunta mancanza di motivazione sulla congruità della pena. La Suprema Corte ha ribadito che, una volta formalizzato l'accordo tra le parti, questo non può essere impugnato per difetto di motivazione, ma solo in caso di palese illegalità della sanzione, non riscontrata nel caso di specie.
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Ricorso per cassazione personale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché l'appellante lo ha presentato personalmente, violando l'art. 613 c.p.p. Questo vizio procedurale, ovvero il difetto di legittimazione, rende nullo un ricorso per cassazione personale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di tremila euro.
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Ricorso in Cassazione: inammissibile se non firmato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione presentato personalmente da un soggetto contro una decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha ribadito che, ai sensi della normativa vigente, il ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato abilitato. La mancanza della firma del difensore ha comportato non solo l'inammissibilità del ricorso, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Concordato in appello: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). Poiché l'accordo prevedeva la rinuncia ai motivi relativi all'affermazione di responsabilità in cambio di una pena ridotta, la Corte ha stabilito che tali motivi non possono essere riproposti in sede di legittimità. L'impugnazione è limitata a vizi specifici dell'accordo e non può rimettere in discussione il merito della colpevolezza.
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Ricorso in Cassazione: chi può firmarlo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato personalmente da un imputato condannato per occupazione abusiva di un immobile. La decisione si fonda sul vizio di forma insanabile della mancata sottoscrizione da parte di un difensore abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, confermando che il ricorso in Cassazione non può essere un atto 'fai-da-te'. All'imputato sono state addebitate le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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