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5873 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per motivi non specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d'Appello. I motivi sono stati ritenuti una mera reiterazione di argomentazioni già respinte in secondo grado e non una critica specifica alla decisione impugnata. La Corte ha confermato la correttezza della mancata applicazione dell'art. 131-bis c.p. (particolare tenuità del fatto) per l'abitualità della condotta e la congruità della pena, inflitta discrezionalmente dal giudice di merito in base ai precedenti penali dell'imputato.
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Prescrizione reato: annullata condanna in Cassazione
Un soggetto, condannato in primo e secondo grado per il reato di sostituzione di persona, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di notifica. La Suprema Corte, pur riconoscendo la complessità della questione procedurale, ha rilevato d'ufficio il sopraggiungere della prescrizione reato. Il delitto, commesso nel 2014, si è estinto per il decorso di dieci anni, tenuto conto di una sospensione di 60 giorni. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, poiché la causa estintiva prevale sui motivi di ricorso, a meno che non emerga un'evidente prova di innocenza.
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Particolare tenuità del fatto: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per tentato furto, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Viene sottolineato che il ruolo organizzativo dell'imputata e l'elevato coinvolgimento nell'azione criminosa sono elementi sufficienti per negare il beneficio, anche in assenza di abitualità del comportamento.
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Indennità Covid agricoli: no al cumulo con altre
La Corte di Cassazione ha stabilito che le indennità Covid agricoli non sono cumulabili con quelle previste per altri lavoratori stagionali. La legislazione emergenziale ha creato due regimi di sostegno distinti e non sovrapponibili, escludendo che un operaio agricolo a tempo determinato possa beneficiare di entrambe le misure per la stessa attività lavorativa.
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Ape sociale e pensione estera: compatibilità in discussione
Un lavoratore si vede richiedere la restituzione dell'Ape sociale dopo aver iniziato a percepire una pensione estera di importo esiguo. Mentre la Corte d'Appello, con un'interpretazione estensiva della norma, gli dà ragione equiparando la piccola pensione a un reddito da lavoro compatibile, l'Ente Previdenziale ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la rilevanza della questione, non decide nel merito ma, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Videosorveglianza e privacy: quando è lecita?
Una disputa tra sorelle sull'installazione di telecamere private arriva in Cassazione. I giudici confermano che la videosorveglianza è legittima se le telecamere riprendono esclusivamente le aree di proprietà di chi le installa, per finalità di sicurezza, senza invadere la sfera di riservatezza dei vicini. L'ordinanza ribadisce che la valutazione delle prove tecniche, come il raggio d'azione delle telecamere, spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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APE Sociale e lavoro: ok con rioccupazione breve
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'APE Sociale non viene meno in caso di rioccupazione successiva con un contratto di lavoro di durata inferiore a sei mesi. Tale periodo lavorativo, infatti, sospende e non interrompe lo stato di disoccupazione, che rimane collegato alla precedente cessazione del rapporto di lavoro principale. La decisione conferma l'orientamento favorevole ai lavoratori, respingendo il ricorso dell'ente previdenziale.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Un dipendente pubblico, dopo una sanzione disciplinare e l'assoluzione penale, impugna la decisione d'appello. Tuttavia, la sua rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dall'amministrazione, porta la Corte a dichiarare l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi nel merito e senza statuizioni sulle spese o sul contributo unificato.
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Progressione di carriera: no a diritti automatici
Un dipendente pubblico aveva ottenuto in appello il riconoscimento del diritto al superiore inquadramento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la normativa sulla progressione di carriera nel pubblico impiego ha natura programmatica e non precettiva. Ciò significa che non crea un diritto soggettivo automatico alla promozione, la quale resta subordinata a precise condizioni, come la disponibilità di posti e il bilanciamento con i concorsi esterni.
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Calcolo pensione: no a riforme in peius retroattive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pensionistico professionale che aveva applicato un nuovo e meno favorevole metodo di calcolo pensione a un trattamento già liquidato. La Corte ha ribadito che le casse non possono modificare retroattivamente in senso peggiorativo i criteri di calcolo, poiché ciò equivarrebbe a un'imposizione patrimoniale riservata alla legge. Ha inoltre confermato che l'azione per recuperare le somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Ape Sociale: sì con brevi contratti di lavoro
Un lavoratore si è visto negare l'Ape Sociale perché il suo ultimo, breve contratto di lavoro era scaduto naturalmente. La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro inferiore a sei mesi non interrompe, ma solo sospende, lo stato di disoccupazione derivante da un precedente licenziamento. Pertanto, il lavoratore ha diritto alla prestazione.
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Detenzione per spaccio: gli indizi per la condanna
Un individuo è stato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti nonostante sostenesse fossero per uso personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, valorizzando una serie di indizi complessivi: la notevole quantità di cocaina, la presenza di diverse droghe, il possesso di bilancini di precisione e i precedenti penali specifici. La sentenza sottolinea come la combinazione di questi elementi possa validamente superare la tesi difensiva dell'uso personale, costituendo prova della finalità di vendita.
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Inadempimento contrattuale: quando è lecito non pagare
In un caso di fornitura di un macchinario industriale difettoso, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto del cliente di saldare il prezzo. A seguito di un grave inadempimento contrattuale del fornitore, che non aveva eseguito le riparazioni pattuite in un accordo transattivo, la Corte ha stabilito che le obbligazioni erano corrispettive. Il mancato adempimento di una parte giustifica quindi il mancato pagamento dell'altra, rigettando il ricorso del fornitore.
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Inquadramento professionale: contano le mansioni svolte
Un lavoratore ha richiesto un inquadramento professionale superiore basandosi sulle mansioni di coordinamento svolte. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che per accedere a un'area professionale superiore non è sufficiente coordinare un team, ma è necessaria un'elevata autonomia decisionale e responsabilità, come previsto dal CCNL di settore. La Corte ha invece accolto il ricorso del lavoratore sulla errata liquidazione delle spese legali, procedendo a ricalcolarle correttamente per tutti i gradi di giudizio.
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Patto commissorio: la Cassazione sulla vendita simulata
La Corte di Cassazione ha stabilito che per identificare un patto commissorio vietato, mascherato da una serie di atti leciti come una compravendita immobiliare, è necessario valutare l'operazione nel suo complesso. In un caso riguardante un debito e una successiva vendita di un immobile dal debitore al creditore (tramite un familiare), la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva esaminato gli atti in modo isolato. Ha invece affermato il principio secondo cui bisogna guardare al collegamento funzionale tra i vari negozi giuridici per svelare l'eventuale scopo di garanzia illecita, indipendentemente dalla preesistenza del debito o dalla forma dei contratti utilizzati.
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Cessata la materia del contendere: accordo tra le parti
Una controversia di lavoro tra un dipendente e un'azienda giunge in Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo di conciliazione. La Corte, preso atto dell'accordo, dichiara la cessata la materia del contendere, estinguendo il processo senza una pronuncia nel merito, in quanto la lite non ha più ragione di esistere.
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Rapporto contrattuale pubblico: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su una controversia sorta nell'ambito di un rapporto contrattuale pubblico tra una società per azioni e un'amministrazione comunale. La decisione chiarisce gli obblighi delle parti e i criteri per la risoluzione delle dispute, sottolineando l'importanza della corretta interpretazione degli accordi e del principio di buona fede nell'esecuzione del contratto.
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Interessi usurari: come si calcola la soglia?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5397/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cliente contro una banca in materia di interessi usurari. La Corte ha stabilito che il calcolo per verificare l'usura non può basarsi sul semplice cumulo di interessi corrispettivi e moratori. È necessario, invece, un confronto specifico con il Tasso Effettivo Globale Medio (T.e.g.m.) secondo i criteri di legge. Il ricorso è stato respinto per mancanza di specificità, in quanto non dimostrava l'usurarietà secondo il metodo corretto.
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Definizione agevolata: lite estinta anche con riserva
Una società in lite con un Comune per canoni di concessione demaniale ha aderito alla definizione agevolata della lite. Pur avendo pagato l'importo richiesto, ha espresso una riserva per un presunto conteggio errato. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, ritenendo che la riserva non impedisca il perfezionamento della definizione agevolata, in quanto questione estranea alla procedura di conciliazione in corso.
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Estinzione del processo: la Cassazione chiude il caso
Una banca cooperativa aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello che la condannava a risarcire una società fallita per oltre 63.000 euro. Nonostante i complessi motivi di ricorso, basati su vizi procedurali e violazioni di norme bancarie, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione è stata presa non entrando nel merito della questione, ma a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dalla stessa banca, ponendo così fine alla controversia.
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