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Ricorrente — Anno 2024

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2154 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorrente

Provvedimenti

Estinzione giudizio tributario: la definizione agevolata
Una società in accomandita semplice, dopo aver ottenuto una sentenza favorevole dalla Commissione Tributaria Regionale, si è trovata di fronte a un ricorso per cassazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Durante il procedimento, i soci hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge 197/2022. Avendo presentato istanza e prova del pagamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo fine alla lite.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24134/2024, ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando un principio consolidato in materia di prescrizione contributi Gestione separata. Il termine di prescrizione decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. Quest'ultima, infatti, non costituisce presupposto del credito, ma una mera esternazione di scienza.
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Termine lungo impugnazione: ricorso tardivo è inammissibile
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza tributaria favorevole a una società. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi, come previsto dall'art. 327 c.p.c. La tardività ha reso irrilevanti i motivi di merito sollevati dall'Ufficio.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: limiti al riesame
Un soggetto, condannato per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso Cassazione, sottolineando che le censure sollevate erano di natura fattuale e non giuridica. La motivazione della corte d'appello è stata ritenuta logica e coerente, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione contributi gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei contributi gestione separata decorre dalla scadenza del termine di pagamento, anche se questo è stato posticipato da un decreto governativo. In un caso riguardante un professionista, l'ente previdenziale aveva richiesto il pagamento per gli anni 2009 e 2010. La Corte ha ritenuto le richieste tempestive perché i termini di pagamento erano stati differiti, spostando di conseguenza l'inizio del periodo di prescrizione e rendendo legittima l'azione dell'ente.
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Violazione procedura disciplinare: quando scatta il reintegro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23997/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di licenziamento. Se il datore di lavoro non rispetta la procedura disciplinare speciale prevista da norme inderogabili, come l'art. 53 del R.D. n. 148/1931 per gli autoferrotranvieri, il licenziamento è nullo. Questa violazione procedura disciplinare garantisce al lavoratore la tutela reintegratoria piena e non una semplice indennità risarcitoria.
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Solidarietà appalto contributi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23996/2024, interviene sulla questione della solidarietà appalto contributi, stabilendo principi chiari sull'onere della prova per le indennità di trasferta e sulla responsabilità solidale del committente per le sanzioni civili. La Corte ha chiarito che spetta al datore di lavoro dimostrare l'esenzione contributiva delle somme erogate come trasferta. Inoltre, ha affermato che la norma che esclude la solidarietà per le sanzioni non è retroattiva, applicandosi solo agli inadempimenti successivi alla sua entrata in vigore. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Agevolazioni prima casa: quando non vale la forza maggiore
Un contribuente perde le agevolazioni prima casa su un nuovo acquisto per non aver venduto entro un anno l'immobile precedente, come dichiarato nell'atto. La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della forza maggiore, poiché l'inagibilità del primo immobile a causa di un sisma era una circostanza già nota al momento dell'impegno alla vendita, e non un evento imprevedibile che giustificasse l'inadempimento.
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Interpretazione del contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di elisoccorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Al centro della controversia vi era l'interpretazione del contratto per la remunerazione di servizi sanitari. La Suprema Corte ha stabilito che, nonostante un nuovo accordo richiamasse parzialmente un contratto precedente scaduto, le condizioni economiche erano state rinegoziate e regolate ex novo, escludendo l'applicazione delle tariffe più vantaggiose del vecchio patto. La decisione sottolinea l'importanza di una chiara definizione dei termini economici nei nuovi rapporti contrattuali.
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Verbale di conciliazione: limiti alla rinuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23962/2024, ha stabilito che un lavoratore che avvia un tentativo di conciliazione non viola un precedente verbale di conciliazione in cui si era impegnato a 'rinunciare ad azionare ogni rivendicazione'. La Corte ha chiarito che il tentativo di conciliazione è un atto stragiudiziale e non equivale all'avvio di un'azione giudiziaria. Di conseguenza, l'esclusione della lavoratrice da una graduatoria per assunzione da parte dell'azienda è stata ritenuta illegittima.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: limiti legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per traffico di stupefacenti ed estorsione. La decisione si fonda sui limiti all'impugnazione introdotti dalla Riforma Orlando (art. 448 co. 2-bis c.p.p.), che escludono motivi generici sulla misura della pena. Il caso evidenzia come un ricorso inammissibile patteggiamento comporti la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la legge Orlando e la guida
Un individuo, condannato per guida senza patente, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la cosiddetta legge "Orlando", applicabile all'epoca del fatto, prevedeva una sospensione del termine di prescrizione, il quale, di conseguenza, non era ancora decorso.
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Errore materiale: la Cassazione può correggere
La Corte di Cassazione ha ordinato la correzione di un errore materiale in una sua precedente sentenza. L'errore, riguardante il luogo di nascita di una persona condannata per minaccia, è stato scoperto in fase esecutiva. La Corte ha disposto la modifica del dato anagrafico errato, senza che ciò incidesse sulla sostanza della condanna.
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Estinzione processo tributario: il caso della rinuncia
Un'associazione sportiva, dopo aver vinto nei primi due gradi di giudizio contro un avviso di accertamento fiscale, si è vista notificare un ricorso in Cassazione dall'Agenzia Fiscale. Tuttavia, l'Agenzia ha successivamente rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo tributario, senza condanna alle spese e chiarendo che non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Accollo debito tributario: no alla compensazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impresa non può estinguere un proprio debito IVA mediante la compensazione con crediti fiscali di un'altra società che se ne è fatta carico tramite un contratto di accollo debito tributario. La sentenza chiarisce che la compensazione in ambito fiscale è un'eccezione e richiede la perfetta coincidenza tra il soggetto debitore e quello creditore, presupposto che viene a mancare nell'accollo. Viene inoltre specificato che la legge del 2019, che ha formalizzato questo divieto, ha solo codificato un principio già esistente e non ha introdotto una novità normativa.
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Legittimazione ad agire: ex amministratore non può agire
Un ex amministratore impugna un avviso di accertamento fiscale notificato alla società. La Cassazione chiarisce la sua mancanza di legittimazione ad agire, cassando la sentenza d'appello. Il diritto di impugnazione spetta solo all'attuale rappresentante legale della società, non a chi ha cessato la carica.
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Sospensione termini processuali: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di un'erede che chiedeva l'applicazione retroattiva della sospensione termini processuali COVID. L'appello era stato depositato tardi perché la sospensione per l'estensione della 'zona rossa' non opera retroattivamente, ma solo dal giorno successivo alla sua entrata in vigore.
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Particolare tenuità del danno: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di un ciclomotore, che chiedeva il riconoscimento della particolare tenuità del danno. La Corte ha ribadito che la valutazione del danno non si limita al solo valore economico del bene, ma considera ogni pregiudizio per la vittima, escludendo l'applicazione del beneficio quando il danno non è irrisorio. Respinta anche la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p.
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Sospensione condizionale: quando è legittimo negarla
Un soggetto condannato per tentato furto aggravato ha presentato ricorso in Cassazione contro il diniego della sospensione condizionale della pena e della causa di non punibilità per tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione negativa sulla futura condotta dell'imputato, basata su un precedente penale e sulla sua condizione di precarietà economica, costituisce una motivazione valida per negare il beneficio.
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Danno di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto di beni per un valore di circa 253 euro. Il ricorso si basava sulla mancata concessione dell'attenuante del danno di lieve entità. La Corte ha stabilito che tale valore non può essere considerato irrisorio e che le censure del ricorrente costituivano mere doglianze di fatto, non ammissibili in sede di legittimità, confermando la correttezza della motivazione della sentenza impugnata.
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