Due imputati sono stati condannati per la ricettazione di rame, nello specifico due matasse del peso di circa due chili, bruciate per essere rivendute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al silenzio non impedisce al giudice di rilevare la totale assenza di spiegazioni attendibili sulla provenienza lecita del materiale. Di conseguenza, la mancata giustificazione del possesso di beni di provenienza furtiva, unita alle modalità di gestione del materiale, configura pienamente il reato. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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