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Ricettazione Di Rame

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di rame: condanna confermata per 100 kg sospetti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per ricettazione di rame. L'imputato è stato fermato mentre trasportava circa cento chili di rame decorticato, privo di documenti contabili o autorizzazioni. La difesa affermava che il metallo provenisse dal recupero in discarica e sollevava eccezioni procedurali sulla dichiarazione di assenza dell'imputato. I giudici hanno stabilito che la grande quantità e l'assenza di fatture provano l'origine illecita del rame. La Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto per il notevole valore del metallo e ha confermato il giudizio di equivalenza delle attenuanti. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro da versare alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di rame: il silenzio non salva dalla condanna
Due imputati sono stati condannati per la ricettazione di rame, nello specifico due matasse del peso di circa due chili, bruciate per essere rivendute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il diritto al silenzio non impedisce al giudice di rilevare la totale assenza di spiegazioni attendibili sulla provenienza lecita del materiale. Di conseguenza, la mancata giustificazione del possesso di beni di provenienza furtiva, unita alle modalità di gestione del materiale, configura pienamente il reato. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di rame: il silenzio del possessore costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di rame a carico di un soggetto trovato in possesso di cavi elettrici bruciati. I tecnici della società telefonica hanno riconosciuto il materiale come proprio grazie al colore e alla guaina protettiva. L'imputato ha contestato l'attendibilità dei testimoni, ma non ha fornito alcuna spiegazione lecita sulla provenienza del materiale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il silenzio del possessore sulla provenienza di beni rubati dimostra la sua consapevolezza dell'origine illecita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Ricettazione di rame: dall’assoluzione alla condanna finale
Due soggetti venivano sorpresi in un garage con 165 kg di rame sguainato di recente e una tenaglia, senza fornire alcuna spiegazione sulla provenienza del materiale. Assolti in primo grado, la Corte d'appello ribaltava la decisione condannandoli per il reato di ricettazione di rame. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dichiarando inammissibili i ricorsi dei due imputati. I giudici hanno stabilito che la disponibilità di refurtiva, unita alla mancata o non credibile giustificazione sulla sua provenienza, costituisce prova sufficiente del reato. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la riapertura del dibattimento in appello per ascoltare i testimoni era legittima e necessaria per ribaltare l'assoluzione, condannando infine i ricorrenti anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di rame: condanna confermata, no a riesami dei fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per ricettazione di rame. L'imputato era stato trovato in possesso di circa 300 kg di tubazioni di rame rubate. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare errori di diritto, mirava a ottenere una nuova valutazione delle prove, come l'identificazione del colpevole. I Giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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