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Ricettazione Di Lieve Entità

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55 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricettazione di lieve entità: negato lo sconto chiesto in ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per ricettazione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della ricettazione di lieve entità. I giudici di legittimità hanno rilevato che la questione non era stata sollevata durante il giudizio di appello, rendendone impossibile l'esame in Cassazione. Inoltre, la difesa ha proposto motivi del tutto generici, limitandosi a sostenere la tesi del semplice trasporto di beni rubati per conto di terzi, già giudicata inattendibile nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di lieve entità: ricorso errato costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato contestava l'eccessività della pena inflitta, sostenendo erroneamente che gli fossero state concesse le attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che non si trattava di attenuanti, bensì della corretta qualificazione del fatto come ricettazione di lieve entità, ai sensi dell'articolo 648, quarto comma, del codice penale. Il ricorso è stato giudicato generico e manifestamente infondato, poiché la sentenza di secondo grado aveva già adeguatamente motivato il bilanciamento delle circostanze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di lieve entità: bici rubata, condanna confermata
Un soggetto, condannato per aver venduto una bicicletta elettrica rubata, ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva di derubricare il reato o, in alternativa, di riconoscere la circostanza attenuante della ricettazione di lieve entità, dato il modesto valore del bene. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito un principio importante: il solo prezzo non elevato dell'oggetto rubato non è sufficiente per qualificare automaticamente il fatto come ricettazione di lieve entità. La valutazione del giudice deve considerare tutte le circostanze del caso concreto.
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Ricettazione di lieve entità: auto rubate non valgono lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione di alcune autovetture. L'imputato aveva chiesto uno sconto di pena, sostenendo la tesi della ricettazione di lieve entità, basata su un presunto basso valore dei veicoli. I giudici hanno respinto questa richiesta, stabilendo un principio chiaro: il valore di un'automobile non può essere considerato 'esiguo' o di 'speciale tenuità'. Di conseguenza, l'attenuante non è applicabile in questi casi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Nome falso per vendere rubato: non è ricettazione di lieve entità
Un uomo, condannato per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della cosiddetta 'ricettazione di lieve entità', una forma meno grave del reato. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'uso di false generalità per vendere la merce, insieme alla natura del bene, dimostra una gravità tale da escludere in radice l'ipotesi del fatto lieve. La condanna è stata quindi confermata, stabilendo un principio chiaro: l'astuzia e le modalità della vendita contano quanto il valore dell'oggetto.
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Ricettazione di lieve entità: assegno da 600€ non basta per lo sconto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per ricettazione di un assegno del valore di circa 608 euro. L'imputato chiedeva uno sconto di pena, sostenendo che si trattasse di una ricettazione di lieve entità dato il modesto importo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: il basso valore del bene non obbliga il giudice a concedere l'attenuante. La decisione sulla pena rientra nel potere discrezionale del giudice, che valuta tutte le circostanze del fatto. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Ricettazione di lieve entità: no al doppio sconto per danno minimo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un individuo condannato per la ricettazione di tre telefoni cellulari. Il punto centrale riguarda il divieto di applicare un doppio 'sconto di pena' per lo stesso motivo. La sentenza stabilisce un principio chiaro: se il reato è già classificato come 'Ricettazione di lieve entità' (art. 648, comma 2, c.p.) proprio a causa del basso valore della merce, non è possibile concedere anche l'attenuante generica per il 'danno di speciale tenuità' (art. 62, n. 4, c.p.). Il beneficio del danno minimo è già assorbito nella qualificazione del reato. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la sua condanna confermata.
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Ricettazione di lieve entità: Ricorso in Cassazione respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione di lieve entità. L'imputato contestava la valutazione delle prove, ma la Corte ha stabilito che il suo appello era un tentativo mascherato di ottenere un nuovo giudizio sui fatti, compito che non spetta alla Cassazione. I giudici hanno ritenuto che le sentenze precedenti fossero ben motivate e logiche. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di lieve entità: auto vecchia non basta, condanna ok
Un uomo viene condannato per ricettazione di un'autovettura. L'imputato presenta ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della 'ricettazione di lieve entità', sostenendo che il veicolo era molto vecchio e quindi di scarso valore. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici affermano che la sola anzianità del bene non è sufficiente a dimostrarne il valore esiguo. Per ottenere l'attenuante, era necessario provare anche le cattive condizioni di manutenzione del veicolo, cosa che non è avvenuta. La condanna è quindi confermata, poiché la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e non alla Cassazione.
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Ricettazione di lieve entità: condannato, la Cassazione nega il doppio sconto
Un uomo, condannato per aver ricevuto merce rubata, ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo un'ulteriore riduzione della pena per il basso valore degli oggetti. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale sulla ricettazione di lieve entità. Se il modesto valore del bene è già stato considerato per qualificare il reato nella sua forma meno grave (secondo comma dell'art. 648 c.p.), lo stesso elemento non può essere usato una seconda volta come circostanza attenuante comune (art. 62 n. 4 c.p.) per ottenere un 'doppio sconto'. La condanna è stata quindi confermata, anche a causa dei precedenti penali dell'imputato che impedivano la concessione di altre attenuanti.
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Vende CD falsi: condannato per Ricettazione di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un venditore sorpreso con CD e DVD illecitamente riprodotti. Anche se il reato specifico di violazione del diritto d'autore era caduto in prescrizione, la sua condotta è stata correttamente qualificata come **Ricettazione di lieve entità**. I Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, il quale cercava di ottenere una rivalutazione dei fatti. La sentenza stabilisce che la consapevolezza di vendere merce piratata integra il reato di ricettazione. L'imputato è stato quindi condannato in via definitiva al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di lieve entità negata: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. L'uomo chiedeva il riconoscimento della ricettazione di lieve entità, sperando in una pena più mite. I giudici hanno però ritenuto il ricorso infondato, confermando la valutazione dei precedenti gradi di giudizio sulla gravità complessiva della sua condotta. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una multa. La condanna per ricettazione diventa così definitiva.
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Ricettazione di lieve entità: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo al mancato riconoscimento della ricettazione di lieve entità. Il ricorrente ha riproposto le medesime critiche già respinte in appello, senza apportare nuovi elementi di diritto. La decisione ribadisce che la semplice reiterazione di motivi già esaminati impedisce l'accesso al giudizio di legittimità.
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Ricettazione di lieve entità: No allo sconto con precedenti
Un uomo condannato per ricettazione ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento dell'attenuante per la ricettazione di lieve entità e l'esclusione della recidiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. I giudici hanno stabilito che i numerosi precedenti penali dell'imputato, la sua pericolosità sociale e le modalità del reato impedivano la concessione di qualsiasi sconto di pena. L'appello è stato inoltre giudicato troppo generico, una semplice ripetizione di argomenti già respinti, e quindi non meritevole di essere esaminato nel merito.
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Ricettazione di lieve entità: quando il valore esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della ricettazione di lieve entità. La Corte ha stabilito che la valutazione del valore del bene (quantificato in almeno 400 euro) spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. L'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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