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Revocatoria

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58 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Scientia decoctionis: prova e revocatoria bancaria
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di revocatoria fallimentare proposta da una società di navigazione in amministrazione straordinaria contro un istituto di credito. Il punto centrale della controversia riguardava la prova della **scientia decoctionis** in capo alla banca per due rimesse bancarie. I giudici di merito hanno stabilito che il rinnovo di ingenti sovvenzioni statali, seppur ridotte, costituiva un elemento di ragionevole affidamento sulla solvibilità della società, escludendo la conoscenza del dissesto. La Suprema Corte ha ribadito che la prova della conoscenza deve essere effettiva e non meramente potenziale, convalidando l'apprezzamento discrezionale dei fatti compiuto nei gradi precedenti.
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Scientia decoctionis: la prova della crisi aziendale
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di revocatoria fallimentare proposta da una società di trasporti marittimi contro un istituto di credito. Il fulcro della controversia riguardava la prova della scientia decoctionis in relazione a un pagamento di oltre 600.000 euro per una rata di finanziamento. La Corte ha stabilito che la qualità di operatore professionale della banca non implica automaticamente la conoscenza dell'insolvenza se i rapporti sono regolari, mancano protesti e non vi sono segnalazioni di sofferenza nella Centrale Rischi. La valutazione degli indizi deve essere analitica e poi sintetica, restando prerogativa del giudice di merito.
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Revocatoria ordinaria: stop alle donazioni ai figli
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una azione di revocatoria ordinaria promossa da una società di gestione crediti contro un atto di donazione immobiliare. Il debitore, garante fideiussorio, aveva donato la nuda proprietà di vari immobili ai figli per sottrarli alle pretese della banca. Nonostante i ricorrenti lamentassero violazioni procedurali circa la produzione di documenti in appello e l'esistenza di un presunto giudicato interno, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione ribadisce che la prova del credito, se non contestata, rende superflue ulteriori indagini documentali e che la valutazione sull'indispensabilità delle prove in appello spetta al giudice di merito.
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Rinuncia al ricorso: effetti e costi in Cassazione
Un ex amministratore di una società di persone ha impugnato la sentenza che confermava l'inefficacia di alcuni suoi atti dispositivi tramite azione revocatoria. Durante il giudizio di legittimità, il ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, precisando che tale atto non richiede l'accettazione delle controparti e determina il passaggio in giudicato della decisione impugnata, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Scientia decoctionis e pagamenti irregolari
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della scientia decoctionis in relazione a pagamenti effettuati da una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. Il giudice di appello aveva inizialmente escluso la revocabilità dei pagamenti, ritenendo che il creditore non potesse conoscere lo stato di crisi del debitore, nonostante avesse precedentemente accertato l'irregolarità dei pagamenti stessi (ritardi e solleciti). La Suprema Corte ha cassato la sentenza, rilevando una contraddizione logica: gli stessi elementi che escludono l'esenzione per i pagamenti d'uso devono essere valutati come indizi della conoscenza dell'insolvenza.
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Revocatoria fallimentare e compensi professionali
La Corte di Cassazione ha stabilito che i pagamenti ricevuti da un professionista per attività preparatorie a un concordato preventivo mai depositato sono soggetti a revocatoria fallimentare. L'esenzione prevista dall'art. 67 l.fall. non è applicabile se la procedura non viene effettivamente aperta, poiché manca il nesso di strumentalità necessaria tra la prestazione e l'accesso alla soluzione della crisi. La decisione conferma che, senza il deposito della proposta, il pagamento costituisce una lesione della par condicio creditorum.
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Rinuncia al ricorso: stop al raddoppio del contributo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio relativo a una revocatoria fallimentare a seguito della rinuncia al ricorso presentata dai privati. La controversia riguardava l'inefficacia della vendita di un immobile e il pagamento di un indennizzo per il suo godimento. I giudici hanno stabilito che, in caso di rinuncia accettata dalla controparte, non si applica il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione prevista solo per rigetto o inammissibilita.
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Confisca terzo: la buona fede deve essere provata
Una società immobiliare si oppone alla confisca dei propri beni, derivante da reati tributari commessi da un imprenditore ad essa collegato. La società sosteneva la propria buona fede e lamentava di non essere stata citata nel processo di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la confisca. Ha stabilito che la natura fittizia del trasferimento dei beni e l'assenza di buona fede della società erano già state accertate con sentenza definitiva. Inoltre, ha ribadito che la mancata citazione del terzo proprietario del bene costituisce una mera irregolarità procedurale, sanabile tramite l'incidente di esecuzione, strumento nel quale la società non è riuscita a dimostrare le proprie ragioni.
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Improcedibilità del ricorso per mancato deposito
Due società ricorrono in Cassazione contro una sentenza d'appello che le condannava al pagamento di un debito bancario e revocava una vendita immobiliare. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso perché i ricorrenti non hanno depositato la copia della sentenza notificata, violando un onere processuale fondamentale per la verifica della tempestività dell'impugnazione.
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Ricorso inammissibile per vizi formali
Una ex dipendente, condannata per aver sottratto fondi al suo datore di lavoro, ha visto il suo appello in Cassazione dichiarato come ricorso inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che l'atto mancava dei requisiti formali essenziali, come una chiara esposizione dei fatti e il rispetto del principio di autosufficienza, confermando così la decisione dei giudici di merito che avevano reso inefficace un fondo patrimoniale costituito dalla donna.
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Dispositivo e motivazione: come interpretare la sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7340/2024, ha chiarito il rapporto tra dispositivo e motivazione di una sentenza. Nel caso esaminato, una Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto accolta una domanda di revocatoria basandosi solo sulla motivazione di una sentenza di primo grado, nonostante il dispositivo si pronunciasse unicamente sulla nullità di un pegno. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, affermando che il dispositivo chiaro e inequivocabile prevale sulla motivazione e non può essere contraddetto da essa. Non si può 'immaginare' una statuizione che il giudice non ha pronunciato nel suo comando finale.
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Revocatoria fideiussione: è un atto dispositivo?
Una società di gestione crediti ha cercato di far valere una fideiussione e un'ipoteca nei confronti di una società garante fallita. La Cassazione ha stabilito che, sebbene la potenziale irregolarità del mutuo principale non annulli automaticamente le garanzie, la fideiussione è un 'atto dispositivo' e quindi soggetta a revocatoria da parte dei creditori del garante se si dimostra il pregiudizio. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione del pregiudizio specifico.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo
Una società aveva impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che accoglieva un'azione revocatoria fallimentare. Tuttavia, prima della decisione, la società ha presentato una rinuncia al ricorso, che è stata accettata dalla controparte (il Fallimento). Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la sentenza d'appello e chiudendo il contenzioso senza pronunciarsi sulle spese.
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Revocatoria donazione: quando è inefficace?
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso di due garanti che avevano donato i loro beni immobili per sottrarli ai creditori. La sentenza chiarisce la natura della donazione modale ai fini della revocatoria donazione, ribadendo che l'imposizione di un onere non la trasforma in un atto oneroso. Inoltre, la Corte distingue nettamente l'avallo cambiario dalla fideiussione, escludendo l'applicazione delle tutele previste per quest'ultima alla garanzia cartolare, data la sua autonomia e astrattezza.
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Revocatoria mutuo ipotecario: la guida completa
La Corte di Cassazione affronta un caso di revocatoria di un mutuo ipotecario concesso da una banca per estinguere un debito preesistente e chirografario. L'operazione, pur non essendo una simulazione, viene ritenuta lesiva della parità di trattamento dei creditori (par condicio creditorum). La Corte stabilisce che, sebbene l'ipoteca possa essere revocata, il credito della banca non viene cancellato, ma può essere ammesso al passivo fallimentare come chirografario, ovvero senza alcuna prelazione. La decisione chiarisce i presupposti dell'azione revocatoria ordinaria in ambito fallimentare, focalizzandosi sulla necessità di provare la preesistenza dei crediti degli altri creditori al momento dell'atto pregiudizievole.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia dopo transazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito di una rinuncia al ricorso. Le ricorrenti, figlie di un imprenditore fallito, avevano impugnato una sentenza che revocava un atto di compravendita immobiliare a loro favore. Prima dell'udienza, hanno raggiunto una transazione con la curatela fallimentare, rinunciando di conseguenza al ricorso. La Corte ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi sulle spese poiché la controparte non si era costituita.
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Azione pauliana: quando è revocabile l’assegnazione
Un professionista agisce con un'azione pauliana contro una cooperativa edilizia e i suoi soci per revocare il trasferimento di alcuni appartamenti, atto ritenuto lesivo del suo credito. La Corte di Cassazione conferma le decisioni di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della cooperativa. La sentenza chiarisce che la consapevolezza del pregiudizio ai creditori va valutata al momento della prenotazione provvisoria dell'immobile e che un errore marginale della corte su un documento non inficia la decisione se la consapevolezza è comunque provata.
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Ammortamento alla francese: no all’anatocismo
Una garante ha impugnato un contratto di mutuo ipotecario, sostenendo fosse nullo per frode alla legge, indeterminatezza e perché l'ammortamento alla francese nascondeva un'applicazione di interessi su interessi (anatocismo). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che garantire un credito non è di per sé illecito e che il piano di ammortamento alla francese è una legittima modalità di calcolo che non produce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo.
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