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Revocatoria

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58 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revocatoria fallimentare e cessione crediti: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione allo stato passivo proposta da una società che intendeva compensare i propri debiti con crediti derivanti da cessioni di veicoli e di portafoglio crediti. La decisione ribadisce che la revocatoria fallimentare colpisce le cessioni di credito utilizzate come mezzo di pagamento anomalo se non pattuite originariamente. Inoltre, le vendite di autoveicoli non trascritte al PRA prima della dichiarazione di fallimento risultano inopponibili alla massa dei creditori, rendendo vana la pretesa di compensazione.
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Procura alle liti: l’obbligo di sanatoria
Una società immobiliare e un soggetto privato hanno impugnato una sentenza relativa a un'azione revocatoria. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa di un errore materiale nella procura alle liti, che riportava un numero di sentenza errato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di concedere un termine per la regolarizzazione della procura prima di dichiarare l'inammissibilità del ricorso.
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Revocatoria fallimentare: guida su termini e prove
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a una azione di revocatoria fallimentare promossa da una società in amministrazione straordinaria. La decisione chiarisce che il termine di prescrizione quinquennale decorre dall'autorizzazione del programma di liquidazione e non dalla dichiarazione di insolvenza. Inoltre, è stata ribadita la validità della retrodatazione del periodo sospetto in caso di consecuzione tra amministrazione controllata e straordinaria. La prova della conoscenza dello stato di insolvenza è stata legittimamente desunta dall'esistenza di un piano di rientro per debiti pregressi.
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Azione revocatoria: guida su prescrizione e termini
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società fornitrice contro una procedura di amministrazione straordinaria. Il cuore della controversia riguarda l'azione revocatoria fallimentare esercitata per recuperare pagamenti eseguiti in periodo sospetto. La Corte ha chiarito che la prescrizione dell'azione decorre dall'autorizzazione del programma di cessione dei beni e non dalla nomina del commissario. Inoltre, i pagamenti effettuati in base a un piano di rientro, in presenza di un palese stato di dissesto, non possono beneficiare dell'esenzione prevista per i pagamenti nei termini d'uso.
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Revocatoria fallimentare: guida alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una azione di revocatoria fallimentare promossa da una società in amministrazione straordinaria contro un fornitore. Il punto centrale della controversia riguarda la decorrenza del termine di prescrizione, che la Corte fissa al momento dell'approvazione del programma di cessione dei beni aziendali. È stata inoltre confermata la sussistenza della conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis) basata su indizi gravi e concordanti, quali piani di rientro per debiti scaduti, procedure esecutive pendenti e notizie di stampa sulla crisi del gruppo.
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Notifica irreperibili: quando è valida la relata?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della notifica irreperibili effettuata ai sensi dell'art. 143 c.p.c. nei confronti di due coniugi che avevano costituito un fondo patrimoniale. I ricorrenti contestavano la regolarità della relata di notifica, sostenendo che l'ufficiale giudiziario non avesse svolto ricerche adeguate. La Suprema Corte ha stabilito che non è necessario indicare analiticamente ogni singola attività di ricerca, essendo sufficiente l'attestazione complessiva dell'impossibilità di reperire il destinatario.
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Revocatoria fallimentare e compensi professionali
Uno studio professionale ha impugnato il decreto che negava l'ammissione integrale al passivo fallimentare di ingenti compensi per assistenza in un concordato preventivo. Il Tribunale ha applicato la revocatoria fallimentare all'accordo sui compensi, ritenendo che lo studio conoscesse lo stato di insolvenza della società cliente. La Cassazione ha confermato la decisione, rilevando che le prestazioni non erano strumentali all'accesso alla procedura concorsuale, ma costituivano ordinaria amministrazione, escludendo così le esenzioni previste dalla legge fallimentare.
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Bancarotta fraudolenta: condanna per acquisto simulato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico di un soggetto che, in concorso con un imprenditore prossimo al fallimento, ha simulato l'acquisto di un terreno. L'operazione è stata considerata distrattiva a causa dell'incongruità del prezzo e della natura fittizia dei pagamenti, effettuati tramite assegni mai incassati o annullati. La Corte ha ribadito che il giudice penale gode di autonomia rispetto alle sentenze civili e che la responsabilità del terzo acquirente sussiste qualora vi sia consapevolezza del pregiudizio arrecato ai creditori, indipendentemente dall'esatto ammontare del passivo fallimentare.
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Nota di variazione IVA: limiti e termini
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società immobiliare che, a seguito di una transazione con un fallimento, aveva emesso una nota di variazione IVA per canoni di locazione mai riscossi e dedotto i costi dell'accordo. L'Agenzia delle Entrate contestava la tempestività della nota di credito e l'inerenza dei costi. La Suprema Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo transattivo, la nota di variazione IVA deve rispettare il limite temporale di un anno dall'operazione originaria. Tuttavia, ha confermato che le somme pagate per chiudere un contenzioso fallimentare sono deducibili come costi d'impresa, poiché non costituiscono sanzioni ma oneri necessari alla gestione aziendale.
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Accettazione tacita eredità: il silenzio non è prova
Due società creditrici hanno tentato di riscuotere un debito dai figli di un debitore defunto, sostenendo che la mancata impugnazione di una sentenza notificata collettivamente costituisse accettazione tacita eredità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'inerzia processuale e la ricezione di atti notificati impersonalmente non bastano a dimostrare la volontà di accettare l'eredità, specialmente se i chiamati hanno poi formalmente rinunciato alla stessa.
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Revocatoria fallimentare: rimesse e difese bancarie
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di un istituto di credito in merito a una procedura di revocatoria fallimentare riguardante diverse rimesse bancarie. Il punto centrale della decisione riguarda la tempestività dell'eccezione di partite bilanciate. La Suprema Corte ha stabilito che per eccepire la natura non solutoria di un versamento (perché immediatamente riutilizzato per un prelievo) non occorrono formule sacramentali, essendo sufficiente che la difesa emerga chiaramente dalla sostanza economica dei fatti esposti nel primo atto difensivo. Viene inoltre confermato che la conoscenza dello stato di insolvenza può essere desunta da elementi presuntivi come il saldo costantemente negativo del conto e la qualifica professionale della banca.
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Riconoscimento sentenze straniere: guida al conflitto
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso di conflitto tra giudicati riguardante la proprietà di un'autovettura di lusso. Il ricorrente sosteneva la validità di un acquisto basato su un provvedimento di assegnazione emesso da uno Stato estero, invocando il criterio della lex rei sitae. Tuttavia, la società controricorrente vantava un giudicato italiano definitivo che negava tale diritto. La Suprema Corte ha stabilito che il riconoscimento sentenze straniere è precluso quando la decisione estera contrasta con una sentenza italiana passata in giudicato o quando il processo estero è iniziato dopo quello nazionale, confermando la prevalenza della giurisdizione interna in presenza di tali incompatibilità.
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Rimesse bancarie: chi deve provare la durevolezza?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della revocatoria fallimentare applicata alle rimesse bancarie effettuate da una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. Il nucleo della controversia riguarda la ripartizione dell'onere probatorio circa il carattere 'consistente e durevole' della riduzione dell'esposizione debitoria. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta provata la natura solutoria della rimessa, spetta alla banca (e non al curatore) dimostrare che tale riduzione non sia stata consistente o durevole per beneficiare dell'esenzione dalla revocatoria. La decisione chiarisce che l'art. 67, comma 3, lett. b) della legge fallimentare non crea una nuova fattispecie autonoma, ma introduce un fatto impeditivo la cui prova grava sul convenuto.
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Eventus damni: prova rigorosa nella revocatoria
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una curatela fallimentare in merito a un'azione revocatoria ordinaria. Il punto centrale della controversia riguarda l'**eventus damni**, ovvero la prova che l'atto di cessione immobiliare tra coniugi avesse effettivamente pregiudicato la garanzia patrimoniale dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che il curatore ha l'onere di dimostrare che, al momento dell'atto, il patrimonio residuo del debitore non era sufficiente a coprire i debiti. Poiché la Corte d'Appello aveva accertato la mancanza di tale prova, valutando anche la presenza di altri cespiti come un'azienda farmaceutica, la Cassazione ha ritenuto insindacabile tale valutazione di merito.
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Revocatoria ordinaria: stop alle cessioni sospette
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una doppia cessione di ramo d'azienda operata tramite revocatoria ordinaria. Una società, successivamente fallita, aveva alienato un compendio aziendale a un primo acquirente, il quale lo aveva rivenduto dopo pochi mesi a una subacquirente. I giudici hanno ritenuto legittimo l'uso di presunzioni gravi e concordanti, come la vicinanza temporale degli atti e la coincidenza delle compagini societarie, per dimostrare la consapevolezza del danno ai creditori. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna per abuso del processo.
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Revocatoria ordinaria: effetto recuperatorio dei beni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una curatela fallimentare che ha esperito una revocatoria ordinaria contro un atto di transazione con cui una società, prima del fallimento, aveva ceduto beni mobili a un creditore per estinguere un debito. Mentre i giudici di merito avevano riconosciuto l'inefficacia dell'atto ma negato la restituzione dei beni, la Suprema Corte ha stabilito che, quando l'azione è promossa dal curatore fallimentare, essa produce un effetto recuperatorio diretto. I beni oggetto dell'atto revocato devono rientrare nella massa attiva per garantire il soddisfacimento di tutti i creditori, superando la visione che limitava l'azione alla sola inefficacia dell'atto.
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Simulazione assoluta: differenze con la revocatoria
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra Simulazione assoluta e azione revocatoria ordinaria. Il caso riguardava atti dispositivi compiuti da ex amministratori di una società fallita, tra cui donazioni e costituzioni di fondi patrimoniali. Mentre la Corte d'Appello aveva confermato la natura simulata di un fondo patrimoniale basandosi solo sull'intento di sottrarre beni ai creditori, la Cassazione ha cassato la sentenza. La Corte ha stabilito che la Simulazione assoluta richiede la prova che l'atto sia solo apparente e non voluto, mentre l'intento fraudolento è tipico della revocatoria. È stata inoltre esclusa la competenza del Tribunale delle Imprese per tali azioni in assenza di connessione qualificata.
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Scientia decoctionis: prova e revoca pagamenti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società di navigazione in amministrazione straordinaria contro un istituto bancario, focalizzandosi sulla prova della scientia decoctionis. La Corte d'Appello aveva erroneamente escluso la revocatoria di un pagamento di oltre 500.000 euro, ritenendo che un intervento legislativo di salvataggio potesse aver rassicurato la banca. Gli Ermellini hanno invece stabilito che la speranza soggettiva di un risanamento futuro non elimina la consapevolezza del dissesto attuale. Inoltre, la qualità di operatore qualificato della banca impone un dovere di diligenza superiore nell'analizzare segnali di crisi come bilanci negativi e segnalazioni alla Centrale Rischi.
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Revocatoria fallimentare: pagamenti professionali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un pagamento di oltre 50.000 euro effettuato da una società, poi fallita, a favore di un professionista. Il nucleo della controversia riguarda l'applicabilità dell'esenzione dalla **revocatoria fallimentare** per prestazioni professionali. La Corte ha stabilito che, in assenza di un accordo preventivo sul compenso, il credito non può considerarsi liquido. Di conseguenza, il pagamento eseguito in periodo sospetto non gode della protezione legale e deve essere restituito al fallimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente per responsabilità aggravata.
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Scientia decoctionis: il valore della stampa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una procedura di amministrazione straordinaria contro una società di imballaggi in merito a una revocatoria fallimentare. Il fulcro della controversia riguarda la prova della scientia decoctionis. La Suprema Corte ha stabilito che la rassegna stampa riguardante la crisi di un grande gruppo industriale costituisce un indizio idoneo a fondare una presunzione di conoscenza dell'insolvenza. Inoltre, ha censurato il giudice di merito per aver rigettato la domanda a causa dello smarrimento di documenti dal fascicolo, ricordando l'obbligo del giudice di ordinarne la ricerca o la ricostruzione prima di decidere.
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