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Revocatoria Ordinaria

43 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Azione legale con cui un creditore può chiedere al giudice di dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione patrimoniale compiuti dal debitore che rechino pregiudizio alle sue ragioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revocatoria ordinaria: il trust non salva i beni del debitore
I Creditori vendono immobili al Debitore, il quale dilaziona il pagamento. Poco dopo, il Debitore istituisce un trust e vi trasferisce tutti i suoi beni immobili. I Creditori promuovono un'azione di revocatoria ordinaria per dichiarare inefficaci tali trasferimenti. Il Tribunale accoglie la domanda. Il Trustee propone appello, ma la Corte d'Appello lo dichiara inammissibile per genericità dei motivi. Il Trustee ricorre in Cassazione lamentando la violazione delle norme sulla specificità dell'appello. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso: l'atto di appello deve contestare in modo specifico e puntuale le motivazioni del primo giudice, non limitandosi a ripetere la propria versione dei fatti. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Revocatoria ordinaria: la banca perde la garanzia sul mutuo
Un istituto di credito ha concesso un mutuo fondiario a un'azienda in difficoltà finanziaria, utilizzandolo per estinguere un precedente debito non garantito. Questa operazione ha trasformato il credito della banca da chirografario a ipotecario. In seguito al fallimento dell'azienda, il curatore fallimentare ha richiesto l'inefficacia della garanzia ipotecaria tramite revocatoria ordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando l'esclusione della garanzia. La Corte ha stabilito che, per l'accoglimento della revocatoria ordinaria, è sufficiente che la banca fosse consapevole del pregiudizio arrecato agli altri creditori. Tale consapevolezza è presumibile data la qualifica professionale della banca e la situazione di indebitamento dell'azienda desumibile dai bilanci.
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Revocatoria ordinaria della garanzia ipotecaria: banca disarmata
Una banca ha concesso un mutuo fondiario a una società poi fallita, utilizzando la somma per estinguere vecchi debiti non garantiti della stessa società verso la banca. Questa operazione ha trasformato un credito semplice in un credito garantito da ipoteca. Il Fallimento ha promosso la revocatoria ordinaria della garanzia ipotecaria per annullare l'ipoteca. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale, rigettando il ricorso della banca. I giudici hanno stabilito che la banca, in quanto operatore professionale, poteva conoscere lo stato di dissesto della società analizzando i bilanci e la centrale rischi. Di conseguenza, l'ipoteca è stata annullata e il credito della banca è rimasto comune, senza alcuna priorità di pagamento.
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Revocatoria ordinaria: Ricorso ritirato, il caso si estingue
Il caso riguarda un'azione di revocatoria ordinaria giunta alla Corte di Cassazione. I Ricorrenti avevano presentato un ricorso contro una precedente sentenza della Corte d'Appello. Tuttavia, hanno scelto di rinunciare al loro ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il giudizio estinto per rinuncia, senza disporre sulle spese legali, poiché le parti Intimate non si sono costituite in giudizio. Questo significa che il caso si è chiuso senza una decisione nel merito, a causa della volontà dei Ricorrenti di non proseguire l'azione di revocatoria ordinaria.
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Vendita Immobile: Azione Revocatoria Confermato, Eccezione Tardiva
Un Condominio e diversi Condomini hanno avviato un'azione revocatoria contro la vendita di un appartamento e un box da parte di una società a un'acquirente, coniuge dell'amministratore. L'obiettivo era rendere inefficace la vendita, sostenendo che fosse finalizzata a sottrarre i beni ai creditori per vizi costruttivi e spese condominiali. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello l'aveva accolta. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che l'eccezione di adempimento di un debito scaduto è un'eccezione in senso stretto, soggetta a termini di decadenza. L'acquirente l'aveva proposta troppo tardi. La Corte ha quindi mantenuto l'inefficacia della vendita.
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Inammissibilità dell’azione revocatoria ordinaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società in liquidazione contro una sentenza che confermava l'azione revocatoria ordinaria su un trasferimento di ramo d'azienda. La Corte ha rilevato che il ricorso tentava di riesaminare i fatti, precluso in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia conforme di merito.
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Revocatoria ordinaria: vendita a figli e debiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un atto di compravendita immobiliare tra genitori e figlia tramite l'azione di revocatoria ordinaria. Il caso riguardava il trasferimento della nuda proprietà di un immobile a fronte dell'accollo, da parte della figlia, di un debito bancario di cui era già titolare e che i genitori avevano garantito. I giudici hanno qualificato l'operazione come atto a titolo gratuito, poiché non è derivato alcun vantaggio patrimoniale ai genitori né un sacrificio economico reale per la figlia. La sentenza ribadisce che per l'azione revocatoria è sufficiente che l'atto renda più difficile il soddisfacimento del credito, indipendentemente dalla presenza di altre garanzie come le ipoteche.
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Revocatoria ordinaria: esenzioni e piani risanamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della revocatoria ordinaria esercitata dal curatore fallimentare in relazione a un mutuo ipotecario concesso in esecuzione di un piano di risanamento. Il Tribunale aveva inizialmente escluso l'applicabilità delle esenzioni previste dalla legge fallimentare alla revocatoria ordinaria, declassando il credito della banca da ipotecario a chirografario. La Suprema Corte ha invece stabilito che le esenzioni previste dall'art. 67, terzo comma, della legge fallimentare si applicano anche alla revocatoria ordinaria quando questa è promossa o proseguita dal curatore, a patto che sussistano le condizioni di idoneità del piano di risanamento valutate ex ante.
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Revocatoria ordinaria: quando sorge il credito bancario
La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti per l'esercizio della revocatoria ordinaria in ambito bancario. Il caso riguardava la cessione di usufrutto e nuda proprietà di un immobile da parte di una coppia alle proprie figlie, atto contestato da un istituto di credito. La Corte d'Appello aveva negato la revoca ritenendo che il credito non fosse ancora esigibile al momento dell'atto dispositivo. Gli Ermellini hanno invece stabilito che, ai fini dell'azione pauliana, rileva la nozione lata di credito. Per un'apertura di credito in conto corrente, il credito sorge al momento della messa a disposizione delle somme (accreditamento) e non alla chiusura del conto. Pertanto, la tutela della revocatoria ordinaria scatta anche per crediti eventuali, futuri o contestati, purché la ragione del credito sia anteriore all'atto che si intende revocare.
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Revocatoria ordinaria e piani di risanamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicabilità delle esenzioni previste per la revocatoria fallimentare anche alla revocatoria ordinaria esercitata dal curatore. Il caso riguarda un istituto bancario che aveva concesso un mutuo fondiario a una società poi fallita, nell'ambito di un piano di risanamento. Il Tribunale aveva ammesso il credito solo come chirografario, ritenendo che l'esenzione per i piani di risanamento non operasse contro la revocatoria ordinaria. La Suprema Corte ha invece stabilito che, per non vanificare le finalità di salvataggio aziendale, le esenzioni devono estendersi anche all'azione revocatoria ordinaria promossa o proseguita dalla curatela.
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Revocatoria ordinaria e piani di risanamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicabilità delle esenzioni fallimentari alla revocatoria ordinaria. Una banca aveva impugnato l'esclusione di un'ipoteca dallo stato passivo, poiché il Tribunale riteneva che l'esenzione per i piani di risanamento ex art. 67 L.F. non operasse contro l'azione revocatoria ordinaria. La Suprema Corte ha ribaltato tale orientamento, stabilendo che le tutele previste per gli atti compiuti in esecuzione di un piano di risanamento idoneo si estendono anche alla revocatoria ordinaria esercitata dal curatore, al fine di non vanificare gli sforzi di salvataggio aziendale.
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Revocatoria ordinaria: vendita tra coniugi e rischi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza che aveva accolto l'azione di revocatoria ordinaria relativa alla vendita di un immobile tra coniugi. Il creditore aveva dimostrato che l'alienazione del bene riduceva la garanzia patrimoniale del debitore. La Suprema Corte ha rilevato gravi difetti procedurali: la procura alle liti notificata via PEC era priva di firma autografa e non era stata prodotta l'asseverazione di conformità. Inoltre, i giudici hanno ribadito che la presenza di ipoteche precedenti sul bene non esclude il pregiudizio per il creditore, confermando la validità della revocatoria ordinaria in presenza di atti che rendono più difficile il recupero del credito.
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Revocatoria ordinaria: quando il debito è garantito
Un ex socio di una società immobiliare ha agito in **revocatoria ordinaria** per contestare la cessione di quote societarie effettuata dalla società stessa, ritenendola lesiva del proprio credito milionario derivante dal recesso. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che non sussiste il pregiudizio (eventus damni) se il patrimonio residuo del debitore è oggettivamente idoneo a soddisfare il creditore. La valutazione della capienza patrimoniale deve essere effettuata con riferimento al momento dell'atto dispositivo, includendo beni immobili e attività finanziarie risultanti dal bilancio.
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Revocatoria ordinaria: prova del dolo e ipoteca
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ente pubblico che ha impugnato la costituzione di un'ipoteca su un immobile successivamente confiscato. Il fulcro della controversia riguarda la revocatoria ordinaria e la prova della dolosa preordinazione tra debitore e banca. La Suprema Corte ha stabilito che le dichiarazioni rese in sede penale, pur non costituendo piena prova ex art. 2700 c.c., possiedono un valore indiziario che il giudice civile deve valutare globalmente. Inoltre, è stata rilevata la possibile nullità dell'atto per violazione del divieto di patto commissorio, qualora l'ipoteca sia volta a trasferire la proprietà del bene al creditore in caso di inadempimento.
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Revocatoria ordinaria: cessione leasing e fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza che aveva accolto l'azione di revocatoria ordinaria relativa alla cessione di un contratto di leasing immobiliare. L'operazione, avvenuta poco prima del fallimento della società cedente, è stata ritenuta pregiudizievole per i creditori. I giudici hanno accertato la sussistenza dell'eventus damni e della consapevolezza del terzo acquirente circa lo stato di crisi, evidenziata dalla sproporzione del prezzo e dalla pendenza di istanze fallimentari. La decisione ribadisce che la revocatoria ordinaria prevale sulla necessità di esaminare quella fallimentare se i presupposti della prima sono già pienamente integrati.
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Revocatoria ordinaria e trasferimenti tra coniugi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due coniugi contro una sentenza che aveva dichiarato l'inefficacia di un trasferimento immobiliare avvenuto in sede di separazione. La banca creditrice aveva agito con la revocatoria ordinaria, sostenendo che l'atto fosse volto a sottrarre beni alla garanzia patrimoniale. La Suprema Corte ha rilevato che i giudici di merito hanno erroneamente applicato il principio di non contestazione, ignorando le difese dei coniugi che sostenevano la natura onerosa del trasferimento, in quanto finanziato con beni personali della moglie. La sentenza chiarisce che i trasferimenti in sede di separazione non sono presunti gratuiti ma possono avere una funzione solutoria dei rapporti economici tra i coniugi.
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Revocatoria ordinaria: limiti alla restituzione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una curatela fallimentare riguardante una Revocatoria ordinaria esercitata contro un contratto di accollo di debiti. La controversia nasceva dall'assunzione, da parte di una società poi fallita, dei debiti di un'altra azienda verso un istituto di factoring. Nonostante l'accollo fosse stato dichiarato inefficace, la Corte ha stabilito che la restituzione delle somme pagate non è automatica. Poiché i pagamenti eseguiti dopo la revoca dell'accollo si configurano come adempimenti del terzo, il fallimento avrebbe dovuto richiedere specificamente la revoca dei singoli pagamenti e non solo dell'accordo quadro di accollo.
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Revocatoria ordinaria: fondo patrimoniale e debiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'integrazione di un fondo patrimoniale tramite revocatoria ordinaria. Un ex amministratore bancario aveva conferito immobili nel fondo mentre era in corso un'azione di responsabilità nei suoi confronti. La Corte ha chiarito che il conflitto di interessi del difensore deve essere concreto e che l'azione revocatoria può essere esercitata anche per crediti litigiosi. La conoscenza del danno è stata desunta dalla posizione professionale del debitore e dalle segnalazioni di criticità finanziarie ricevute poco prima dell'atto.
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Revocatoria ordinaria: stop alle cessioni sospette
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una doppia cessione di ramo d'azienda operata tramite revocatoria ordinaria. Una società, successivamente fallita, aveva alienato un compendio aziendale a un primo acquirente, il quale lo aveva rivenduto dopo pochi mesi a una subacquirente. I giudici hanno ritenuto legittimo l'uso di presunzioni gravi e concordanti, come la vicinanza temporale degli atti e la coincidenza delle compagini societarie, per dimostrare la consapevolezza del danno ai creditori. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna per abuso del processo.
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Revocatoria ordinaria: effetto recuperatorio dei beni
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una curatela fallimentare che ha esperito una revocatoria ordinaria contro un atto di transazione con cui una società, prima del fallimento, aveva ceduto beni mobili a un creditore per estinguere un debito. Mentre i giudici di merito avevano riconosciuto l'inefficacia dell'atto ma negato la restituzione dei beni, la Suprema Corte ha stabilito che, quando l'azione è promossa dal curatore fallimentare, essa produce un effetto recuperatorio diretto. I beni oggetto dell'atto revocato devono rientrare nella massa attiva per garantire il soddisfacimento di tutti i creditori, superando la visione che limitava l'azione alla sola inefficacia dell'atto.
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