Un dipendente pubblico partecipa a un concorso interno per posti da dirigente. La commissione omette di valutare un suo titolo, escludendolo dai vincitori. Dopo diverse battaglie giudiziarie, l'ente pubblico gli conferisce l'incarico con ritardo, fissando la decorrenza dal 2006 invece che dal 2000, data spettante agli altri vincitori. Il dipendente ottiene nei primi gradi di giudizio il riconoscimento della retrodatazione della nomina dirigenziale dal 1° aprile 2000 al 30 aprile 2006, oltre al risarcimento dei danni pari alle retribuzioni non percepite. L'ente pubblico ricorre in Cassazione con motivazioni generiche e sovrapposte. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando definitivamente i diritti del lavoratore e condannando l'ente al pagamento delle spese processuali.
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