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Restituzione In Termini

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92 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rito abbreviato negato: Cassazione riduce la pena
A seguito di una condanna della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per la violazione del diritto a un equo processo, la Corte di Cassazione è intervenuta su una sentenza definitiva. La violazione consisteva nell'aver negato all'imputato la possibilità di richiedere il rito abbreviato dopo essere stato restituito nei termini per appellare una condanna di primo grado di cui non aveva avuto conoscenza. Invece di ordinare un nuovo processo, la Cassazione, applicando il nuovo art. 628-bis c.p.p., ha annullato la sentenza d'appello limitatamente alla pena e l'ha ricalcolata direttamente, applicando la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato.
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Conoscenza del processo: appello inammissibile
Un imputato, pur essendo pienamente consapevole dello svolgimento del suo processo penale al punto da chiederne un rinvio per motivi di salute, ha tentato di impugnare la sentenza emessa in sua assenza oltre i termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che la piena e provata conoscenza del processo esclude la possibilità di accedere a rimedi straordinari come la restituzione nel termine, previsti solo per chi non ha avuto effettiva notizia del procedimento. La decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Restituzione in termini: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva la restituzione in termini per appellare una vecchia sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che la notifica dell'estratto contumaciale al fratello, dichiarato convivente, era valida. Inoltre, il termine per la richiesta decorreva non dalla recente presa visione degli atti, ma dal 2016, anno in cui la ricorrente aveva ricevuto un ordine di demolizione basato su quella sentenza, acquisendo così 'effettiva conoscenza' del provvedimento.
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Dovere di diligenza: quando l’imputato perde il diritto
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la violazione del diritto di difesa. Nonostante il suo avvocato di fiducia fosse stato sospeso, la Corte ha stabilito che il suo totale disinteresse per il processo integra una violazione del proprio dovere di diligenza, escludendo la restituzione in termini per impugnare la condanna.
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Restituzione in termini: chi decide sull’appello tardivo?
Un imputato, condannato in contumacia e difeso d'ufficio, dopo l'estradizione chiede la restituzione in termini per appellare la sentenza di primo grado. La Corte di Appello si dichiara incompetente, rimettendo gli atti alla Cassazione. La Suprema Corte, con l'ordinanza in esame, stabilisce che la competenza a decidere sull'istanza di restituzione in termini spetta alla Corte d'Appello, in quanto l'appello del difensore non consuma il diritto personale di impugnazione dell'imputato che non ha avuto conoscenza del processo. Di conseguenza, gli atti vengono ritrasmessi alla Corte d'Appello di Milano.
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Restituzione in termini: udienza non sempre necessaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la restituzione in termini per presentare appello. La sentenza chiarisce che tale istanza viene decisa "de plano", senza necessità di un'udienza in contraddittorio. Inoltre, dopo una condanna definitiva, la competenza a decidere sulle misure alternative alla detenzione spetta esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza, rendendo manifestamente infondata una richiesta in tal senso alla Corte d'Appello.
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Procura Speciale: Avvocato senza delega, ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro una condanna per reati fallimentari. L'istanza, volta a riaprire il processo, era stata presentata dal legale senza la necessaria procura speciale. La Corte ha stabilito che l'errore del difensore non costituisce caso fortuito e che il cliente ha un preciso onere di vigilanza sul suo operato, non scusabile dalla detenzione all'estero o dalla mancata conoscenza della lingua italiana.
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Ricorso tardivo: no alla probation se irreperibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso tardivo presentato contro il diniego dell'affidamento in prova. La dichiarazione di irreperibilità del condannato è stata ritenuta legittima, poiché le ricerche della polizia, pur non estese all'estero senza un recapito preciso, sono state considerate complete e praticabili.
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Rescissione del giudicato: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che aveva presentato tardivamente l'istanza di rescissione del giudicato. Il ricorrente sosteneva di aver avuto difficoltà a reperire i fascicoli processuali, ma la Corte ha ribadito che il termine di 30 giorni decorre dalla conoscenza effettiva della sentenza (in questo caso, la notifica dell'ordine di carcerazione) e che le presunte difficoltà devono essere concretamente documentate, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Ricorso per cassazione: la firma dell’avvocato è un must
Un imputato, sostenendo di non aver mai avuto conoscenza del processo a suo carico, ha presentato personalmente un'istanza per poter impugnare una sentenza di condanna ormai definitiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. La motivazione si fonda su una modifica legislativa del 2017 che impone, a pena di inammissibilità, che tali ricorsi siano sottoscritti esclusivamente da un avvocato iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Restituzione in termini: limiti e impugnazione errata
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, ottenuta la restituzione in termini per impugnare la sentenza di appello, aveva invece proposto appello contro la sentenza di primo grado. La Corte chiarisce che il provvedimento di restituzione è specifico e non può essere esteso ad altri atti. Inoltre, il principio di conservazione dell'impugnazione non si applica in caso di carenza di legittimazione dell'appellante, ma solo in caso di incompetenza del giudice adito.
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Rescissione del giudicato: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la rescissione del giudicato di una sentenza di condanna. La decisione si fonda sulla prova che l'imputato aveva piena conoscenza del processo, avendo ricevuto notifiche personali e avendo persino richiesto un rinvio d'udienza tramite il suo difensore per motivi di salute. La Corte ha stabilito che la conoscenza effettiva del procedimento esclude la possibilità di accedere al rimedio della rescissione del giudicato.
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Restituzione in termini: a chi chiederla? Guida
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso con cui si chiedeva la restituzione in termini per presentare appello. La Corte chiarisce che tale istanza non va presentata al giudice di legittimità, ma al giudice competente per l'impugnazione, ovvero la Corte d'Appello. Il caso evidenzia come un errore procedurale sulla competenza possa invalidare un ricorso, a prescindere dalle ragioni di merito.
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Impugnazione inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro un'ordinanza che dichiarava l'impugnazione inammissibile. La Corte d'appello aveva rilevato la mancanza dei requisiti introdotti dalla Riforma Cartabia (art. 581 c.p.p.), ovvero lo specifico mandato a impugnare o l'elezione di domicilio. La Cassazione ha confermato che tali requisiti sono necessari per garantire la consapevolezza dell'imputato e ha ritenuto le norme non incostituzionali, poiché esistono altri rimedi per tutelare chi è incolpevolmente all'oscuro del processo.
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Notifica atto giudiziario: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che contestava la validità della notifica di un ordine di esecuzione. La sentenza stabilisce che la notifica di un atto giudiziario è valida anche se la relazione di avvenuta consegna non è apposta direttamente sull'atto, ma su un foglio separato, come un'annotazione della polizia giudiziaria, purché non vi siano dubbi sul suo riferimento. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di restituzione in termini per impugnare la sentenza di condanna, chiarendo che lo strumento corretto in caso di processo in assenza è la rescissione del giudicato.
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Restituzione in termini: conoscenza della sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta di restituzione in termini per appellare una sentenza di condanna per abusi edilizi. La ricorrente sosteneva di non aver avuto conoscenza della notifica della sentenza, ma la Corte ha rilevato che la stessa, anni prima, aveva presentato un'altra istanza (un incidente di esecuzione) citando esplicitamente gli estremi della condanna e la data della sua irrevocabilità. Questo comportamento è stato ritenuto prova inequivocabile della conoscenza della sentenza, rendendo infondata la successiva richiesta di restituzione in termini.
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Restituzione in termini: quando non è impugnabile
Il Procuratore Generale impugna un'ordinanza che concede la restituzione in termini a un condannato per presentare ricorso. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che, per legge, l'ordinanza che accoglie la richiesta di restituzione in termini non è autonomamente impugnabile, ma può essere contestata solo insieme alla sentenza finale.
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Restituzione in termini: quando il giudice non può decidere
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del GIP che aveva rigettato una richiesta di restituzione in termini senza celebrare un'udienza. L'imputato, condannato con decreto penale, sosteneva di non aver avuto conoscenza della notifica, ricevuta dalla moglie, poiché era ricoverato e soggetto a un divieto di avvicinamento. La Corte ha stabilito che, quando la richiesta di restituzione in termini è presentata nell'ambito di un incidente di esecuzione, è obbligatorio procedere con un'udienza in contraddittorio e non è possibile una decisione "de plano". Inoltre, ha chiarito che in questa fase l'imputato ha solo un onere di allegazione dei fatti, non di prova.
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Restituzione in termini: prova e notifica corretta
Un imputato, condannato in assenza, ha richiesto la restituzione in termini per proporre appello, sostenendo di non aver mai avuto conoscenza del processo. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione della Corte d'Appello riguardo al rimedio applicabile dopo la Riforma Cartabia, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la restituzione in termini è il rimedio corretto in caso di legittima dichiarazione di assenza, ma nel caso specifico, l'imputato non ha fornito la prova di non aver avuto effettiva conoscenza del procedimento, dato che la notifica della citazione a giudizio è stata ritenuta valida e correttamente eseguita presso il domicilio eletto.
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Restituzione in termini: no se l’avvocato è in ritardo
La Corte di Cassazione ha negato la restituzione in termini a un avvocato arrivato in ritardo a un'udienza preliminare a causa di un blocco stradale. La Corte ha stabilito che il traffico non costituisce 'caso fortuito', ma un evento prevedibile che rientra nella normale diligenza professionale dell'avvocato, il quale deve pianificare il viaggio tenendo conto di possibili imprevisti.
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