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Responsabilità Precontrattuale

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141 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Obbligo contrattuale da scritture private: il caso
Un imprenditore ricorre in Cassazione contro una condanna per inadempimento di un obbligo contrattuale derivante da due scritture private. La Corte d'Appello aveva considerato tali accordi vincolanti, riformando la sentenza di primo grado. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'interpretazione del contratto è una valutazione di merito del giudice e che non si possono introdurre nuove questioni legali in sede di legittimità.
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Responsabilità società in house e affidamento
Un'impresa avvia un progetto basandosi sulle rassicurazioni di una società portuale, ente 'in house' del Comune. Quando il progetto si rivela irrealizzabile per vincoli urbanistici, la Corte di Cassazione interviene. Con l'ordinanza n. 13003/2025, stabilisce che la responsabilità della società in house è aggravata. Essendo 'longa manus' della P.A., non può scaricare sul privato l'onere di una diligenza che essa stessa non ha avuto, tutelando così l'affidamento del cittadino.
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Contratto per facta concludentia: la Cassazione decide
Una società di consulenza ha ricevuto un manuale digitale da un'altra azienda e lo ha trattenuto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento costituisce un'accettazione tacita, configurando un contratto per facta concludentia. La Corte ha respinto la tesi della ricorrente secondo cui l'invio del manuale rientrasse in un'obbligazione naturale, data la natura concorrenziale del rapporto tra le due imprese. Di conseguenza, la società che ha trattenuto il manuale è stata condannata al pagamento del corrispettivo pattuito.
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Responsabilità precontrattuale PA: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione nega il risarcimento a un'impresa per responsabilità precontrattuale PA. Sebbene un appalto pubblico fosse stato annullato per vizi procedurali, l'impresa era a conoscenza dei rischi a causa di un ricorso notificato da un concorrente. Avendo scelto di procedere con gli investimenti nonostante l'incertezza, è venuto a mancare l'affidamento incolpevole, requisito essenziale per ottenere il risarcimento del danno.
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Clausola compromissoria e responsabilità precontrattuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2145/2025, ha stabilito un importante principio in materia di clausola compromissoria. Il caso riguardava la vendita di un'azienda farmaceutica, in cui l'acquirente aveva successivamente scoperto che uno dei beni ceduti era oggetto di un procedimento amministrativo non dichiarato dalla venditrice. Dopo un primo lodo arbitrale che aveva ridotto il prezzo, l'acquirente agiva in tribunale per ottenere il risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale. La Suprema Corte ha chiarito che una clausola compromissoria generica, che devolve agli arbitri le controversie su interpretazione ed esecuzione del contratto, non si estende alle pretese di natura precontrattuale. Queste ultime, infatti, non trovano la loro fonte (causa petendi) nel contratto, ma nella violazione del dovere di buona fede durante le trattative, un obbligo imposto dalla legge. Pertanto, in assenza di un'esplicita volontà delle parti, la competenza per tali controversie rimane del giudice ordinario.
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Errore di fatto revocazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso per la revocazione di una sua precedente decisione. Il caso verteva su una complessa controversia legata alla cessione di un marchio. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse commesso un errore di fatto revocazione nel valutare la responsabilità precontrattuale e la concorrenza sleale. La Suprema Corte ha chiarito che le doglianze sollevate non configuravano un errore percettivo, bensì una richiesta di riesaminare il merito e l'apprezzamento delle prove, attività preclusa nel giudizio di revocazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Responsabilità intermediario: Cassazione su investimenti
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito per aver violato i propri obblighi informativi nella vendita di prodotti finanziari derivati a un cliente. La sentenza chiarisce che la responsabilità dell'intermediario finanziario è di natura contrattuale, con prescrizione decennale, e non precontrattuale. Viene sottolineato che una semplice avvertenza scritta sull'inadeguatezza dell'investimento non è sufficiente a esonerare la banca dalla sua responsabilità, che deve invece fornire informazioni specifiche e concrete per tutelare l'investitore. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Responsabilità precontrattuale: l’onere informativo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per responsabilità precontrattuale, stabilendo un principio chiave: se l'informazione omessa o falsa riguarda un fatto che il giudice di merito considera estraneo all'accordo contrattuale, la richiesta di risarcimento non può essere accolta. La Suprema Corte ribadisce l'impossibilità di rivalutare i fatti in sede di legittimità, specialmente quando la decisione impugnata si fonda su molteplici ragioni autonome e non tutte vengono efficacemente contestate.
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Obbligo di assunzione: no a promesse politiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano un obbligo di assunzione da parte di una Regione e delle sue società partecipate. La Corte ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che gli accordi e gli incontri richiamati dai lavoratori avevano una natura meramente politica e programmatica, insufficiente a creare un obbligo giuridicamente vincolante o un legittimo affidamento tutelabile.
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Responsabilità precontrattuale e rivalutazione
In un caso di compravendita immobiliare basata su un contratto nullo, la Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra l'azione di restituzione del prezzo (indebito oggettivo) e quella per responsabilità precontrattuale. Viene confermato il diritto alla restituzione della somma versata con interessi dalla data del pagamento, data la malafede del venditore, ma si esclude la rivalutazione monetaria automatica. Quest'ultima, infatti, non spetta per i debiti di valuta come l'indebito, a meno che non si provi un 'maggior danno', a differenza dei debiti di valore tipici del risarcimento da illecito.
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Responsabilità precontrattuale e contratto nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa affiliata che, dopo la dichiarazione di nullità del contratto di franchising orale, tentava di far valere la responsabilità precontrattuale del franchisor. La Corte ha stabilito che la domanda, incentrata in origine sulla risoluzione per inadempimento, non poteva essere reinterpretata in sede di legittimità come una richiesta di risarcimento per comportamento scorretto durante le trattative, trattandosi di una questione nuova.
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Responsabilità precontrattuale PA: risarcimento danni
Il Tribunale di Venezia ha condannato un Comune per responsabilità precontrattuale a causa della mancata finalizzazione di un appalto pubblico dopo l'aggiudicazione provvisoria. La Corte ha stabilito che l'ente pubblico, pur essendo a conoscenza di vincoli di bilancio, ha generato un legittimo affidamento nell'impresa, violando i doveri di buona fede. Di conseguenza, ha liquidato un risarcimento per le spese inutilmente sostenute (interesse negativo), escludendo però il mancato guadagno (interesse positivo).
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Contratto preliminare: il secondo accordo annulla il primo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un secondo accordo, che prevede la stipula di un futuro e più dettagliato contratto preliminare, può annullare e superare il vincolo del primo. In questo caso, una società immobiliare è stata condannata a restituire un deposito cauzionale perché, dopo una prima proposta di acquisto, le parti avevano firmato una scrittura successiva che subordinava l'accordo alla stesura di un nuovo preliminare, mai concluso. La Corte ha ritenuto che il vincolo contrattuale non si fosse mai perfezionato.
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Responsabilità precontrattuale: revoca e risarcimento
Una controversia immobiliare tra fratelli approda in Cassazione. La Corte chiarisce che, anche in assenza di un contratto scritto valido, la revoca ingiustificata di un'autorizzazione verbale che ha generato legittimo affidamento e spese, configura una responsabilità precontrattuale. Di conseguenza, la parte che ha subito la revoca ha diritto al risarcimento delle spese sostenute (interesse negativo), ma non dei vantaggi mancati dall'accordo non concluso.
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Aggiudicazione provvisoria: quando vincola il venditore
Una società immobiliare, vincitrice di un'asta per un immobile, si è vista negare il trasferimento della proprietà. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'aggiudicazione provvisoria non costituisce un obbligo a contrarre per l'ente venditore se il disciplinare di gara lo esclude esplicitamente. Pur rigettando la richiesta di trasferimento forzato del bene, la Corte ha confermato la condanna dell'ente al risarcimento del danno per responsabilità precontrattuale, per essersi ritirato dalle trattative senza una giustificazione valida.
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Revoca assegnazione appalto: no tutela cautelare
Un'impresa, dopo aver ottenuto l'assegnazione provvisoria di un appalto, si vede revocare l'incarico dalla committente per divergenze sul contratto collettivo da applicare. L'impresa ricorre in via d'urgenza chiedendo la riassegnazione, ma il Tribunale di Milano rigetta la richiesta. La decisione si fonda sulla mancanza dei presupposti per la tutela cautelare: l'assenza di un contratto perfezionato (manca il fumus boni iuris), la natura meramente patrimoniale e quindi risarcibile del danno (manca il periculum in mora) e il fatto che la misura richiesta non è strumentale a un futuro giudizio di merito. La controversia è stata inquadrata nell'ambito della responsabilità precontrattuale e non contrattuale, data la mancata stipula del contratto definitivo.
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Responsabilità precontrattuale: quando è risarcibile?
Una società immobiliare ha citato in giudizio un istituto di credito per risarcimento danni, a seguito del rigetto di una richiesta di mutuo dopo due anni di trattative. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la responsabilità precontrattuale sorge solo quando le trattative sono giunte a uno stadio tale da creare un ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto. Nel caso di specie, mancava un accordo sulle linee fondamentali, pertanto l'interruzione, seppur dopo un lungo periodo, non è stata considerata illecita.
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Conclusione del contratto: l’ordine non firmato
Un negozio di abbigliamento ha citato in giudizio un fornitore per mancata consegna della merce. La Corte d'Appello ha stabilito che la conclusione del contratto non è mai avvenuta, poiché il modulo d'ordine inviato dal negozio, non essendo stato firmato per accettazione dal fornitore, costituiva una semplice proposta. Clausole come "salvo approvazione della casa" confermano la necessità di un'accettazione formale, escludendo che il silenzio potesse perfezionare l'accordo.
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Responsabilità precontrattuale esclusa se c’è obbligo
Una società che gestisce RAEE ha citato in giudizio un consorzio centrale per responsabilità precontrattuale, sostenendo di non essere stata informata di modifiche regolamentari onerose prima della sua adesione. Il Tribunale ha respinto la domanda, sottolineando che, per una parte dell'attività, l'adesione era un obbligo di legge, il che limita la negoziazione. Di conseguenza, la nozione di responsabilità precontrattuale non è pienamente applicabile. La corte ha inoltre evidenziato la mancanza di diligenza dell'attrice nel verificare le regole, che erano soggette a modifiche secondo lo statuto del consorzio. Le pretese della società sono state respinte.
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Compenso mediazione lavori: non è dovuto senza SAL
Una società di consulenza ha citato in giudizio un gruppo edile per ottenere il pagamento del proprio compenso di mediazione lavori, pattuito al 4% del valore di alcuni appalti. Il contratto legava il pagamento all'emissione degli Stati di Avanzamento Lavori (SAL). Poiché i lavori non sono mai iniziati e nessun SAL è stato emesso, il Tribunale ha respinto la domanda, qualificando l'esecuzione dei lavori come una condizione sospensiva non avveratasi. La richiesta di risarcimento danni è stata parimenti rigettata per mancanza di prove.
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