Un automobilista, per sfuggire a un posto di blocco, accelera deliberatamente contro un Carabiniere, che riesce a salvarsi gettandosi a terra. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato omicidio di pubblico ufficiale e resistenza. Secondo i giudici, dirigere un'auto a forte velocità contro una persona è un atto idoneo a uccidere, manifestando una chiara volontà omicida e non una semplice intenzione intimidatoria. La testimonianza dell'agente è stata ritenuta pienamente attendibile e sufficiente per l'affermazione di responsabilità, rendendo irrilevante l'assenza di impronte digitali sul volante. L'esito finale è la condanna definitiva dell'imputato a nove anni di reclusione.
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