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Resistenza A Pubblico Ufficiale

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1641 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fuga spericolata e resistenza a pubblico ufficiale: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e minaccia. I ricorrenti sostenevano che la loro condotta fosse una mera fuga non punibile. Tuttavia, i giudici hanno accertato che i soggetti avevano prima ingaggiato un inseguimento d'auto spericolato per seminare le forze dell'ordine e, successivamente, avevano minacciato di morte gli agenti che tentavano di bloccarli a piedi. La Suprema Corte ha confermato la condanna, escludendo la concessione delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali e della totale assenza di pentimento. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga tra i pedoni costa cara
Il caso riguarda un automobilista condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale dopo essere fuggito a forte velocità all'interno di una zona pedonale, mettendo in serio pericolo l'incolumità dei passanti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessiva severità della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che la pena base era già stata fissata al minimo edottale, con la concessione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Cassazione ha confermato la correttezza della decisione dei giudici di merito, i quali hanno adeguatamente valutato la gravità della condotta e il concreto pericolo creato per i pedoni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga stradale costa cara
Un automobilista, inseguito dalle forze dell'ordine per un controllo, è fuggito a forte velocità. La sua condotta ha messo in grave pericolo la sicurezza stradale, costringendo altri veicoli a fermarsi bruscamente per evitare incidenti. Accusato del reato di resistenza a pubblico ufficiale, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorrente non può chiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità, essendosi limitato a riproporre le stesse difese già respinte in appello. Di conseguenza, il conducente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condannati i due aggressori
Due imputati sono stati condannati per il reato di resistenza a pubblico ufficiale in concorso. I soggetti avevano usato violenza contro le forze dell'ordine per impedire l'arresto di un terzo uomo, sorpreso a spacciare droga nel quartiere Ballarò di Palermo. I ricorrenti hanno impugnato la condanna in Cassazione, sostenendo che i giudici d'appello avrebbero dovuto fornire una motivazione rafforzata, considerando che un altro presunto complice era stato assolto in un separato processo con rito abbreviato. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. L'assoluzione del complice in un altro processo, svoltosi senza l'esame delle testimonianze dei poliziotti aggrediti, non ha alcun valore in questo giudizio. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: speronare la polizia costa caro
Un automobilista alla guida di un veicolo rubato ha speronato una pattuglia dei Carabinieri per evitare un controllo, ferendo un militare dopo una breve colluttazione. Condannato nei primi gradi di giudizio, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la sua fosse solo una fuga e che le lesioni fossero accidentali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo speronamento e il divincolarsi con forza non costituiscono una semplice fuga o una resistenza passiva, ma integrano pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Inoltre, la richiesta di rinvio per lo sciopero dell'avvocato è stata respinta perché presentata in ritardo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Fuga e inseguimento: quando è resistenza a pubblico ufficiale
Un automobilista non si ferma all'alt dei Carabinieri e fugge a tutta velocità, compiendo sorpassi pericolosi a zig-zag e invadendo la corsia di emergenza sul raccordo anulare. Bloccato dalle forze dell'ordine, l'uomo sostiene che la sua condotta sia solo una violazione del codice della strada. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la fuga non è una semplice disobbedienza se accompagnata da manovre spericolate che mettono a rischio la sicurezza degli agenti e degli altri utenti della strada. Questo comportamento configura pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'automobilista perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Concorso di persone nel reato: tra spaccio e violenza in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'imputato sosteneva di essere un semplice convivente estraneo ai fatti (connivenza non punibile) e di aver opposto solo una resistenza passiva. I giudici hanno invece confermato la sua responsabilita per concorso di persone nel reato. La stabile convivenza, la presenza di strumenti di confezionamento in cucina, la vendita attiva a clienti e il tentativo violento di bloccare l'ingresso ai carabinieri (sbattendo la porta e colpendoli) dimostrano la sua partecipazione attiva. Esclusa anche la lieve entita per la quantita e la varieta della droga. L'uomo e stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fuga in moto o resistenza a pubblico ufficiale? La condanna
Il caso riguarda un motociclista condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il conducente era fuggito a bordo del proprio motociclo a velocità elevata, compiendo manovre pericolose che avevano messo a rischio l'incolumità propria, degli agenti di polizia e dei passanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente, confermando la condanna a sei mesi di reclusione con sospensione condizionale della pena. I giudici hanno ribadito che la fuga spericolata nel traffico, idonea a creare un pericolo concreto per le persone, configura pienamente il reato contestato, non limitandosi a una semplice disobbedienza passiva. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo era stato condannato in appello alla pena di dieci mesi di reclusione. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e basati su formule di stile ripetitive, senza contestare concretamente la decisione precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione nega ogni sconto
L'Imputato è stato condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio e danneggiamento aggravato. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'assenza degli elementi del reato di danneggiamento e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi. I giudici hanno confermato che la gravità della condotta, l'intensità del dolo e i numerosi precedenti penali dell'uomo impediscono l'applicazione di sconti di pena o della causa di non punibilità. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna da 3000€
L'Imputato è stato condannato per furto, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Egli ha proposto ricorso contestando l'attendibilità di un agente di polizia e chiedendo di riascoltare un testimone. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato la genericità e la manifesta infondatezza dei motivi di impugnazione, poiché l'appello non contrastava in modo specifico la dettagliata ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'Imputato perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Estinzione del reato per morte del reo: annullata la confisca
L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione contro la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e la confisca della propria autovettura. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'imputato è deceduto. La Corte di Cassazione ha preso atto del certificato di morte e ha dichiarato l'estinzione del reato per morte del reo. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata, facendo venir meno ogni effetto penale e la misura della confisca.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso generico e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per i reati di lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Gli imputati sostenevano che la loro condotta fosse di semplice opposizione passiva e contestavano il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici, limitandosi a riproporre le medesime questioni già affrontate e risolte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dei ricorrenti, obbligandoli anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: sbracciare per fuggire è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo arrestato in flagrante spaccio di stupefacenti. L'imputato, prima di essere bloccato, si era divincolato con violenza sbracciando contro le forze dell'ordine per evitare l'arresto. I giudici hanno confermato che tale comportamento costituisce una condotta intrinsecamente minatoria, integrando il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La Cassazione ha ribadito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già ampiamente analizzati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: spingere gli agenti è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva spinto fisicamente alcuni agenti di polizia, ostacolando il loro intervento e costringendoli a usare la forza per farlo salire sull'auto di servizio. I giudici hanno chiarito che la condotta violenta supera il limite della semplice protesta verbale, configurando un reale ostacolo all'attività dei pubblici ufficiali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condannato l’aggressore ferito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato, sorpreso in flagranza di reato, aveva aggredito gli agenti di polizia che cercavano di identificarlo e di soccorrerlo con un'ambulanza, essendo rimasto ferito. I giudici hanno confermato la condanna, ritenendo corretta l'esclusione delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, visti i numerosi precedenti penali dell'uomo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'Imputato contro la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'Imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la dosimetria della pena decisa nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e manifestamente infondati, in quanto la sentenza d'appello era già ampiamente e logicamente motivata. Inoltre, la richiesta di ricalcolare la pena costituisce una valutazione di merito non consentita nel giudizio di Cassazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Speronamento e droga: c’è resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione di cocaina a fini di spaccio, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. I due, intimati all'alt dai Carabinieri, avevano proseguito la marcia tentando di gettare la droga dal finestrino e speronando l'auto di servizio, ferendo un militare. La Suprema Corte ha confermato che la quantità di stupefacente (oltre 186 dosi) esclude l'uso personale. Inoltre, la condotta violenta integra perfettamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la Cassazione nega le attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per i reati di evasione e resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo aveva aggredito e minacciato due fratelli e, all'arrivo delle forze dell'ordine, aveva spintonato e minacciato ripetutamente i militari per impedire il loro intervento. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche prevalenti sulla recidiva. La Suprema Corte ha evidenziato la gravità della condotta, i precedenti penali specifici del ricorrente e la sua elevata pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
Tre imputati sono stati condannati dalla Corte di Appello per reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Uno di essi rispondeva anche di rapina e coltivazione di cannabis. Gli imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando una carenza di motivazione sulla colpevolezza e sulla pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e privi di specifiche censure contro la sentenza impugnata. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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