L'Imputato, accusato di traffico di droga, contesta la sua dichiarazione di latitanza. L'uomo sostiene che la polizia non lo ha cercato adeguatamente all'estero e nega di essersi sottratto volontariamente all'arresto. I giudici rigettano la tesi difensiva. La polizia aveva cercato l'uomo nella sua residenza italiana, dove viveva con la sorella. Quest'ultima aveva fornito indicazioni vaghe su un viaggio del fratello all'estero. La Corte stabilisce che le ricerche internazionali non sono obbligatorie senza un indirizzo preciso. Inoltre, l'Imputato conosceva l'arresto del suo corriere e la sorella aveva assistito a una perquisizione in casa. Questi elementi provano la fuga volontaria. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. L'Imputato perde definitivamente la causa, deve pagare le spese processuali e versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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